William Vastarella, tre inediti

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William Vastarella (Napoli 1974) Ha conseguito il Dottorato in Teoria del linguaggio e scienze dei segni a Bari. Ha curato l’antologia Adriatica – poesie dalle due sponde di levante – Stilo, Bari 2019. Ha contribuito alle seguenti antologie poetiche 100 voci per Amatrice e… Wip edizioni, Bari; BangladesHelp, Wip edizioni, Bari 2014; Chiedici la parola a cura di M. Sciancalepore, Stilo Editrice, Bari 2013. Tra i suoi saggi: Errare è umano in Ocula Vol. 13, marzo 2012 Alibi. Verso una semiotica del viaggio (a cura di) Giampaolo Proni e Davide Gasperi, edito da Associazione Ocula; Rumore bianco. In Comprensione e malinteso. Tra Babele e Pentecoste. Giuseppe Laterza Editore, Bari; La guerra come gioco. In Comunicazione interpretazione traduzione. Mimesis Edizioni, Milano; Glossario di guerra 2 su Athanor – Semiotica, Filosofia, Arte, Letteratura –nuova serie, anno XVI, n. 9, Meltemi, Roma. Ha collaborato con Pianeta Cultura, Rivista bimestrale del sapere – Edizioni del Poggio, 2011 – Attualità di Arancia meccanica; Ascesa e declino del t9. È docente di materie letterarie nella scuola secondaria insegnante e operatore culturale in provincia di Bari dove svolge attività di divulgazione letteraria e attivismo sociale.
Collabora con riviste letterarie e sue poesie sono presenti in diverse antologie.

Ora che hai scoperto il segreto

Ora che hai scoperto il segreto
che il mare mi vela,
che mi sa e mi conserva,
mi ricorda e mi sala
con l’odore che dona,
ora che sai che mi sgretola e scava,
non ti ritrarre come risacca,
onda donna, non andare,
non ti far fermare
dalla costa della roccia
che si stacca talvolta.
Non temere una grotta nascosta
sotto la torre arcigna che s’arrocca
nella lotta infinita tra terra e mare.
Non stringere la bocca amara
come una corda serra una sacca,
stringi bene le braccia
e prendimi come acqua.
Un altro Ulisse fu sbarcato dal maestrale,
tra la macchia salí salato e nudo,
imprevisto,
seppe parlar come un dio a una regina
che lo vestí come il padre
innalzandolo all’acropoli del regno
di un’altra isola.
Se non si fosse specchiato sul piatto
nel canto, nel Fato fatto,
non avrebbe pianto le Ilio distrutte,
l’inganno
celato per tornare a casa.
Fu ancora il mare che rigò a salare
il volto
a far saltare il solco del rimorso
e farlo osare a vivere

*

Obolo

Noia dell’abitudine agli sguardi,
col rumore intorno che troppo
alza il prezzo dell’attenzione
all’anima tua schiacciata
da una maschera miniata d’oro.
Rispondo a parole usate
ma ancora buone e come nuove,
quasi spettro dell’Ade, che non vola e non cade,
che vuole tornare reale.
Un obolo di parole da tributare
a rinfrescare sere d’ombroso piacere,
piccola moneta mandàla,
cocktail mescolato non scosso
distrattamente va versato.
Gioia brillante di cristallo distante,
gioco senza frontiere,
stella cadente,
colpa ne ho se l’ho colta?,
l’Aleph ch’è balenato per errore
sfuggito dal riso,
inseguendo per il vicolo
mi vedresti urlare
“fermati sei bellissima”
o
triturare verdi versi di mojito profumati
esotici accenti pestati traballanti ubriachi
in rissa d’emozioni trascinati…
mi piacerebbe invece esser più nostrano
essere più uno strano
primitivo
lasciare scorrere un rigo di sangue
sulle labbra come un morso.

*

Furono la neve e l’inverno

Furono la neve e l’inverno
a mostrarmi il mio vecchio volto
in uno specchio
solo specchio di ghiaccio,
che mi volse all’interno l’orecchio,
come Pluto,
meglio che l’occhio,
a sorprendersi da sé.
Calato il secchio
nel pozzo dell’anima
gocciolante trasse.
E gli altri infiniti che mi fecero
si smarrirono in un puntino,
cani atterriti da un boato,
esplosi distanti dallo sbranare
carni, dissolti in un latrato
lontano.
La terra fu aperta dall’aratro
del ricordo e,
amaro come un lambascione,
tirando un fiore lilla,
mi sovvenne l’errore
per cui ero arrivato,
che m’ha attratto,
sempre dichiarato dall’inizio,
come una coppia vestita
rimossa dal giocatore inesperto,
tra strati distanti e disattenti
di tempi indifferenti.
Amai l’errore allora
e l’ho chiamato,
soltanto adesso,
animale addomesticato:
caso.
Un dado col naso,
in nesso con nulla,
tratto e ritratto.
Errore,
nome sbagliato
d’un caso giudicato e pregiudicato;
il caso senza senso invece
trova da sè il suo nesso nel puzzle
del mondo, spregiudicato.
Si dà e si pone da sé,
Prometeo scatenato,
non vuole e perciò può.
E può darsi il caso
che, rotolando liberato,
vinca l’oceano infinito della gioia.

 

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