stefano visigalli

Stefano Visigalli – tre poesie inedite

stefano visigalli Stefano Visigalli nasce nel 1992 a Milano. E’ iscritto al Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Bicocca di Milano.

Stefano Visigalli
(inediti)

 

Il nome del ritorno

Così, come un’eco lontana ritorna il nome a farsi dolore
del tempo; nessuno più sperava nel ritorno, dopo quei lunghi
campi (troppi) senza fiori. Ha tremato la fiamma dell’ultima candela
accesa al limite della strada. Così il tuo nome ritorna
come un acquazzone, ma segretamente, con silenzio.
L’antica bestia ti colpiva con corna d’avorio, mentre sognavi una lontana Asia
pacifica e crudele, addentrandoti nell’oltraggio della morte.
Le bandiere (sei anche tu bandiera) si agitano a un improvviso crollare
di rumori nelle stanze; la grammatica ti ha esiliata da ogni forma o compiutezza:
devi attendere il peccato, questa
immensa lucidità del corpo.

Quasi una lettera

A Silvia

Le ho seguite tutte le immagini, anche dove inclinano
ad una tenerezza più bambina. Adesso che la vita tradisce
pure se stessa, ma non pare arrendersi in qualche oasi
o finta purezza, sulla strada che porta verso l’alta
marina, con lo sciame d’ombre che i giorni non negano semmai
l’avvincono a meno sicura morte, persino la salvezza è un dato certo.
Ognuno sente il suo palpito, il piede che s’inarca per colpire l’aria
una verità di sabbia, giochi conosciuti nelle sere, quando s’agita
l’orma salina delle minigonne alla riviera; tu allora scendi da quel tempio
con un bisogno di lacrime duro come la terra, neve bruciante negli occhi.
E’ così, che si mischiano i paesaggi, e allora trovi il sale fuori posto
la mensola piegata da troppi giorni di sforzi, come tutto, come niente, il nulla
che noi siamo, e non si dice. Per questo niente allora, raccogli ogni mano
congiunta alle tue mani, al segreto ritorno delle cose; immagina
se può veramente farsi ombra l’estate, tornare il freddo. Sì, tutto vero, tutto
secondo regole e necessità. Ma niente nega di picchiare
gli zoccoli, di menarli sul selciato, sulla frutta caduta, sbucciata dalla calura
sulla distesa di sabbia senza onore, che non ci guarda, come i cavalli di Costantinos,
in una Grecia di speranza.
Se s’alza una tenera nenia di commiato, nella prossima alba fatta spina,
un rigetto comanda che tu risponda: l’unica risposta è la tua voce
che ribatte nella nenia l’oscura presenza della parola.

Verso una pienezza

Si accendono le luci sulla carne, l’ultimo sangue ha baciato il letto bianco
l’altezza dei desideri; questa prossima partenza sfianca
sulla costa che si profila come un’esile corpo di adolescente:
la lingua è la parte mobile e insieme
ci adopera e ci asservisce ad un destino di sparita:
ora come tutto sei salita all’oro, in un rimbombo di ginnasio
l’ultima declinazione che ti ha smarrita, l’algebra dei popoli, dei nervi.
Estate, brilla l’estate nei cavi del tuo corpo,le tue ciglia
le benedette ciglia senza sguardo, il muto rimprovero del tempo
è una rondine che ti fa il nido sotto le braccia.

Dimentica l’abbraccio, il fumo, fermo sull’altura delle mani,
quel grande nome che erano le dita, quel segreto sangue che era il sangue
quando il tenero seme si spaccava di carne; battuta come un tamburo si riposava la bocca
nei pochi momenti di silenzio. Sulla paura degli istinti
hai ringraziato il temporale: adesso scendi dal tuo regno
in questa morte chiusa nel costato.


 
Stefano Visigalli nasce nel 1992 a Milano. E’ iscritto al Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione all’Università Bicocca di Milano.

Fotografia di proprietà dell’autore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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