Vanni Schiavoni, Quaderno croato

Vanni Schiavoni

Quaderno croato – 12 poesie

Fallone Editore, 2020

pp. 48, euro 10,00

Credito ph Dino Ignani

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Dodici poesie avvolgenti e istruttive che raccontano un viaggio in Croazia che non si può dimenticare. Il Quaderno si apre coi Laghi di Plitvice, che scorrono in altre acque e piovono così/ eterni/ perfettamente indenni e si chiude a Dobrovnik, dove L’ultimo giorno in questa parte di Croazia/ lo dimentichiamo rovesciato in mezzo/ allo spiazzo spoglio dell’Annunciazione:/ è il punto focale, è raccogliere tutto; dentro incontriamo tracce e ricordi di una guerra prossima nella memoria ma quasi impronunciabile, combattuta in nome di falsi patriottismi. Il poeta si immedesima in chi l’ha subita – So cosa pensi e quanto mi somigli nei turbamenti/ perché per sempre saremo bambini/ sotto i bombardamenti di Baghdad/ siamo ancora ragazzini tra le granate di Mostar – poi a Ragusa Già tutto svanisce/ nel tuo tacere ogni attorno diventa chiacchiere/ che si riversano in ciuffi tremolanti e tutto/ abbiamo messo nelle ossa come fossero tasche. Una poesia caparbia, che cerca testimonianze, somiglianze sismiche e di costumi, finanche l’origine del cognome, nonostante quei poeti alla deriva nominati in una similitudine, nonostante l’indicibilità della guerra. Vincono i luoghi, alla fine, vincono la natura e la speranza.

Antonio Fiori

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IV

KORNATI

Ti metti a pretesto con l’aria dimessa dell’isola
roccia a picco senza umanità
e pochi cespugli che non vorrebbero essere lì.
Il vento calmo fa poco rumore:
è in silenzio che allunghiamo il braccio
posiamo le mani oltre il blu colato sull’acqua
che ci pesca distratti a pascolare il tempo che resta.

I morti non sono tra noi
non in quest’ora del giorno
quando appaiono lo fanno ai bambini
come amici immaginari con la loro altezza esatta.
Noi ripensiamo alla nostra infanzia senza massacri
senza alluvioni o sismi, un gioco o una scommessa era tutto
quello che mocciosi avevamo da perdere.

Eppure questi attorno cresciuti dopo il peggio
sono ciò che l’occhio disconosce
ma la memoria della specie conferma.

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VIII

TROGIR

A ripensarci ancora è nulla
come fossi il doppio della sua elica, il continuo
riconoscermi dell’ombra nella viva indifferenza del quartiere
l’accecarsi a Trogir e gli angeli ammazzadraghi
ricorrenti nel cielo assertivo di un viola immacolato
antenne all’erta che scorrono a perdersi senza carisma, il racconto
reso vero dal gusto nuovo della sigaretta comprata oltreconfine.

La donna col foulard vende ai passanti
la sentenza esatta
della sua bilancia che non sbaglia un colpo
dai tempi jugoslavi e pesa in once
o in grammi le nazionalità tutte indifferenti
tutte sempre oltre un qualche confine
ammasso di corpi e fango a immaginare
come si possa sopravvivere ai cedimenti
a una disgregazione impercettibile
che chiamano
guerra patriottica.

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X

SPLIT

Non spiega molto dei nodi marinari
l’avvicendarsi dei tramonti al largo di Split
quando il sole si piega all’orizzonte tendendosi per le dita
senza dare punti di decisione.

Tutto si specchia come in un contagio
a cominciare dal mio cognome
per finire col tuo profilo, nonostante sia spaesante
la sbilanciata conoscenza dei fatti.

Non c’è la violenza che speravo
o qualcosa che chiamiamo per abitudine straniero.

Eppure felici
ecco come ci crediamo: felici di netto
in questo plagio impreciso e continuo degli sguardi
capaci da qui di provare a richiamare l’umanità intera
all’issarsi di reti e della tradizione
che mi indichi di tanto e ogni volta è niente.

L’aria sul muro di cinta rifrange
i flutti di vita sul lato dei pianti.

 

 

Vanni Schiavoni è nato a Manduria nel 1977, vive a Bologna. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Nocte (L’Autore Libri, 1996); Il balcone sospeso (Lisi, 1998); Di umido e di giorni (LietoColle, 2004); Salentitudine (LietoColle, 2006); Guscio di noce (LietoColle, 2012). Ha curato l’antologia poetica Rosso, tra erotismo e santità (LietoColle, 2010). Ha inoltre pubblicato i romanzi: Come gli elefanti in Indonesia (LiberArs, 2001) e Mavi (Emersioni, 2019).

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