Sujata Bhatt – inediti (traduzione acura del laboratorio Monteverdelegge 2016)

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bhattSujata Bhatt. La poetessa anglo-indiana Sujata Bhatt, ha pubblicato otto raccolte di poesia, si occupa anche di traduzione (ha tradotto in inglese un’antologia di poetesse contemporanee indiane) e di progetti educativi innovativi.Nata nel 1956 ad Ahmedabad, antica capitale del Gujarat e cresciuta nella città di Pune, sull’altipiano del Deccan, si è trasferita nel 1968 a New Orleans con la famiglia. Da molti anni vive in Germania, a Brema, insieme al marito, lo scrittore Michael Augustin e alla loro figlia.I testi sono tratti dalla sua ultima raccolta poetica: Poppies in Translation, Carcanet, 2015. Ricorrono nel libro i riferimenti alla natura e all’arte e la difficoltà di conciliare le diverse stratificazioni della propria esperienza. Le varie opzioni linguistiche: l’indiano Gujarati, l’inglese (nella variante statunitense di New Orleans, poi ricondizionata in inglese britannico dalle suore della scuola frequentata) e il tedesco assediano la poetica di Bhatt, che in un’intervista dichiara di considerarsi “un’indiana che vive fuori dall’India”. Benché l’inglese sia la lingua scelta per la scrittura e abbia dunque prevalso sulla lingua materna, questa rispunta nel sogno, a marcare un rapporto profondo e incancellabile. Nel 2000 Sujata Bhatt è stata ospite di Romapoesia. Nel 2005 è uscito per Donzelli Il colore della solitudine, a cura di Paola Splendore, con una scelta di testi dalle prime cinque raccolte.

Sujata Bhatt
da Poppies in Translation, Carcanet Press, 2015
traduzione dall’inglese a A cura del laboratorio di traduzione Monteverdelegge 2015/16 (M.A.Basile, Marta Izzi, Giselda Mantegazza, Fiorenza Mormile, A.M. Rava, A.M. Robustelli, Paola Splendore, Jane Wilkinson.)


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Ars Poetica with Poppies and Birds

 

You might think
      that’s how translation works:
you start with poppies
and end up with birds.
Or you start with birds
and end up with poppies.

            *

You might feel
that night after night
your book dreams itself into being.

           *

One day, the book says
              it wants to be painted —
not written.

The next day, the book claims
                 to be a garden.
If you disagree
             it will sulk.

Soon it will make new demands on you:
‘Bring me some golden poppies
                   from California,’ it says.

And then: ‘I want to see
those rare white poppies from the Alps —
some might even be pale yellow.
I’ve heard they’re as rare as a white tiger.
Go, have a look,’ it says.

Just when you think you have what it needs
the book will say, ‘Now I want you to find
             the rarest of the rare,
        the most difficult to grow —
a blue poppy from the Himalayas.
Go on,’ it will urge you.

By now you might have guessed:
the book simply wants you to go away
so it can become a garden for birds.

Ars poetica con papaveri e uccelli

Potresti pensare
       che la traduzione funziona così:
cominci con i papaveri

e finisci con gli uccelli.
O cominci con gli uccelli
e finisci con i papaveri.

            *

Potresti sentire
che notte dopo notte
il tuo libro sogna il suo farsi.

            *

Un giorno il libro dice
                che vuole essere dipinto —
non scritto.

Il giorno dopo il libro pretende
               di essere un giardino.
Se non sei d’accordo
              ti mette il broncio

Presto ti farà nuove richieste:
‘Portami dei papaveri dorati
                      dalla California’, dice.

E poi: ‘Voglio vedere
quei rari papaveri bianchi delle Alpi —
qualcuno potrebbe anche essere giallo pallido.
Ho sentito che sono rari come la tigre bianca.
Va’ a vedere’, dice.

E proprio quando pensi di avere quello che gli serve
il libro dice, ‘Ora voglio che trovi
                il più raro dei rari,
            il più difficile da far crescere —
un papavero blu dell’Himalaya.
Su vai’, ti incalza.

Ormai avrai capito:
il libro vuole soltanto che tu vada via
così può diventare un giardino per gli uccelli.

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Florence

He sent her a postcard from Florence —
a view of the city, his own photograph, actually —
chosen with care. He couldn’t help it,
the words just came to his lips,
and he said them aloud as he wrote
for my love, noli me tangere —

That’s when she decided to end it.
After all, who did he think he was?
And what did he mean
by for my love? I love you, but
let me go my way — and you, go yours.

Afterwards, he could never explain it.
He told her it was the scent of oranges
that had confused him —
and he had been distracted by the sparrows.
How he had watched a male sparrow feed
his fledglings, those fluffy, quivering feathery beings,
fat and floppy, not at all ready to fly.
They were so helpless in the courtyard
where he sat writing — but he felt more helpless
that day, and he felt one particular fledgling’s open beak
was his own soul wanting more, something more —
Then, he told her it was the sky
at night, the stars — constellations he wanted to follow
and so he hardly closed his eyes.
It was the moon, he said, that kept him awake
and confused —And then mornings, the sun
always too bright — all day —

He started to miss clouds, he said, softer shadows —
Afterwards, he told her it was a mistake —
he meant to say: marry me, please

Silent all this time, she merely smiled —
such quietness and clarity in her face.
There was a strange sweetness in the air —
bruised pears — lilies gaping by the window —
and they could hear the neighbour’s son
struggling with his cello —
What was she thinking?
As always, he didn’t know.

Then, she gave him back his words
            noli me tangere —
spoken so softly
as if she meant the opposite —
and then she left.

Firenze

Le inviò una cartolina da Firenze —
una veduta della città, una sua foto, in realtà —
scelta con cura. Non riuscì a evitarlo,
le parole gli vennero alle labbra,
e le disse ad alta voce mentre scriveva
per il mio amore, noli me tangere —

Fu allora che lei decise di chiudere.
Dopo tutto, chi si credeva di essere?
E che voleva dire
con per il mio amore? Ti amo ma
lasciami andare per la mia strada — e tu, va’ per la tua.

Dopo, lui non riuscì mai a spiegarlo.
Le disse che era stato il profumo degli aranci
a confonderlo —
e che era stato distratto dai passeri.
Come era rimasto a guardare un maschio nutrire
i suoi piccoli, quei soffici, frementi esserini piumosi,
grassi e flosci, non ancora pronti a volare.
Erano così indifesi nel cortile
dove era seduto a scrivere — ma si sentiva più indifeso lui
quel giorno, e sentiva che il becco aperto di uno di loro
era la sua anima che voleva di più, qualcosa di più —
Poi, le disse che era stato il cielo
di notte, le stelle — costellazioni che voleva seguire
e quindi non aveva quasi chiuso occhio.
Era stata la luna, disse, a tenerlo sveglio
e confuso — E poi le mattine, il sole
sempre troppo forte — tutto il giorno —

Cominciava a sentire la mancanza delle nuvole, disse, di ombre più morbide —
Dopo, le disse che era stato un errore —
voleva dire: sposami, ti prego—

Muta tutto il tempo, lei si limitava a sorridere —
calma e serena in viso.
C’era una strana dolcezza nell’aria —
pere ammaccate¬¬ – gigli spalancati alla finestra —
e sentivano il figlio del vicino
alle prese con il violoncello —
Cosa stava pensando lei?
Come sempre, lui non lo sapeva.

Allora, lei gli restituì le sue parole
      noli me tangere —
in tono così dolce
come a voler dire il contrario —
e poi se ne andò.

i testi sono riprodotti su gentile concessione dell’autrice. 

Sujata Bhatt. La poetessa anglo-indiana Sujata Bhatt, ha pubblicato otto raccolte di poesia, si occupa anche di traduzione (ha tradotto in inglese un’antologia di poetesse contemporanee indiane) e di progetti educativi innovativi.Nata nel 1956 ad Ahmedabad, antica capitale del Gujarat e cresciuta nella città di Pune, sull’altipiano del Deccan, si è trasferita nel 1968 a New Orleans con la famiglia. Da molti anni vive in Germania, a Brema, insieme al marito, lo scrittore Michael Augustin e alla loro figlia.I testi sono tratti dalla sua ultima raccolta poetica: Poppies in Translation, Carcanet, 2015. Ricorrono nel libro i riferimenti alla natura e all’arte e la difficoltà di conciliare le diverse stratificazioni della propria esperienza. Le varie opzioni linguistiche: l’indiano Gujarati, l’inglese (nella variante statunitense di New Orleans, poi ricondizionata in inglese britannico dalle suore della scuola frequentata) e il tedesco assediano la poetica di Bhatt, che in un’intervista dichiara di considerarsi “un’indiana che vive fuori dall’India”. Benché l’inglese sia la lingua scelta per la scrittura e abbia dunque prevalso sulla lingua materna, questa rispunta nel sogno, a marcare un rapporto profondo e incancellabile. Nel 2000 Sujata Bhatt è stata ospite di Romapoesia. Nel 2005 è uscito per Donzelli Il colore della solitudine, a cura di Paola Splendore, con una scelta di testi dalle prime cinque raccolte.

Fotografia dell’autrice tratta da 

Il Laboratorio di traduzione Monteverdelegge è un’associazione romana al suo quinto anno di attività che opera presso la bibliolibreria Plautilla, ospite del CSM Cantiere 24, ASL Roma D association in Rome, hosted by Plautilla, c/o CSM Cantiere 24, ASL Roma D. Il numero dei partecipanti è cresciuto nel tempo. Nel 2016 sono usciti due libri: Tutto ricomincia, di Eleanor Wilner, Gattomerlino, a cura di F.Mormile, traduzione di A. M. Basile, F. Mormile, A. M. Rava, A. M. Robustelli, P. Splendore J.Wilkinson; ed Erranti senza ali, di Philip Schultz, Donzelli, a cura di P. Splendore, traduzione di A. M. Basile, F. Mormile, A. M. Rava, A. M. Robustelli, P. Splendore . Il primo è risultato finalista, il secondo vincitore del “Premio di Traduzione Morlupo Città della Poesia 2016 ”. Hanno lavorato ai testi di Sujata Bhatt (2016):

Maria Adelaide Basile ha insegnato letteratura italiana presso la Rutgers University, presso il College di Charleston, la John Cabot University e attualmente all’Università Arvalia di Roma. Ha tradotto Alain Bosquet, Poeta in Francia (Milano, Scheiwiller, 1990) e Ann Carson (Un estratto da The Glass Essay su “Gradiva”, 41-42, Spring/Fall 2012), ambedue con introduzione critica. Nel 2014 è uscito il suo primo libro di poesie, Viaggi, per Campanotto Editore.

Marta Izzi lavora come bibliotecaria presso l’Università degli Studi Roma Tre. È socia fondatrice dell’Associazione “Donna e Poesia”. Scrive poesie e racconti, che sono stati pubblicati su alcune raccolte antologiche legate a Premi letterari: Haiku a gonfie vele verso l’Elba ( “Festival Internazionale Le voci della poesia 2008”, Pagine, 2009), Verrà il mattino e avrà un tuo verso. Vol.XI (Aletti, 2014), Otto e Mevoj, ( “Concorso di poesia inedita Tapirulan”, ed. Tapirulan, 2014 e 2015), Il Giardino di Babuk. Proust en Italie, ebook n.177 del “Premio La Recherche 2015” (http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=180).

Giselda Mantegazza ha lavorato per il Dipartimento Estero di una grande compagnia di riassicurazione italiana curando i rapporti con paesi di lingua inglese e francese. Per alcuni anni ha collaborato con la Video Recording, agenzia di traduzioni e doppiaggio, traducendo documentari della BBC e film per Telemontecarlo, ora LA7.

Fiorenza Mormile ha pubblicato Le calibrate spine (Fermenti Editore,?1999), Variazioni sul Lausberg (DARS, 2003) e nel 2015 la silloge Percorsi di rarefazione in Cajorata 3, profili scoscesi, Buckfast Edizioni. Coordina il Laboratorio di traduzione di Monteverdelegge. Ha curato (con L. Magazzeni, B. Porster e A. M. Robustelli) le antologie Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, Le Voci della Luna 2009 e La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, La Vita Felice, 2015.

Anna Maria Rava ha insegnato italiano e latino nei licei romani ed è stata lettrice di italiano alla Justus-Liebig-Universität di Gießen (Germania). È membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Alzheimer Uniti Onlus, della cui rivista trimestrale è caporedattore e coordinatore editoriale.

Anna Maria Robustelli, poeta e traduttrice, ha insegnato inglese nei Licei. È presidente dell’Associazione Donna e Poesia; suoi saggi e traduzioni appaiono in svariate riviste e siti di poesia. Ha curato, (con L. Magazzeni, F. Mormile e B. Porster ) le antologie con testo a fronte Corporea, il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, Le Voci della Luna, 2009) e La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, La Vita Felice, 2015.

Paola Splendore ha insegnato letteratura inglese all’Università di Roma Tre. Ha curato varie antologie poetiche: Passaggi a ovest. Poesia femminile anglofona della migrazione (Palomar 2008); Isole galleggianti. Poesia femminile sudafricana 1948-2008 (con Jane Wilkinson, Le Lettere 2011). Per la collana Poesia dell’editore Donzelli ha curato le antologie: Sujata Bhatt, Il colore della solitudine (2005), Ingrid de Kok, Mappe del corpo (2008), Karen Press, Pietre per le mie tasche (2012), e Moniza Alvi, Un ?mondo diviso, 2014. Nel 2015 ha tradotto per Donzelli il memoir di Philip Schultz La mia dislessia, e per Del Vecchio la raccolta poetica: Jo Shapcott, Della mutabilità. Appena uscito, a sua cura, Choman Hardi, La crudeltà ci colse di sorpresa. Poesie dal Kurdistan, edizioni dell’asino, 2017.

Jane Wilkinson ha insegnato letteratura inglese all’Università di Napoli “L’Orientale”. Tra i numeri curati per la rivista “Anglistica”, che ha diretto fino al 2012: Texts in Transit, dedicato alla traduzione (2001), e con Simon Gikandi Re-imagining Africa: Creative Crossings (2011). Autrice per Bulzoni dei volumi The Cripples at the Gate. Orson Welles’s ‘Voodoo’ Macbeth (2004), Remembering ‘The Tempest’ (1999) e Orpheus in Africa (1990), e per Heinemann di Talking with African Writers (1992). Con Paola Splendore ha curato Isole galleggianti. Poesia femminile sudafricana 1948-2008 (Le Lettere 2011).