Rosario Castellanos – Inediti (Traduzione di Furio Lippi)

CASTELLANOSROSARIORosario Castellanos nasce a Città del Messico nel 1925 e muore nel 1974 a Tel Aviv, dove svolgeva un incarico diplomatico. Narratrice, saggista, poetessa e drammaturga, vincitrice di importanti premi letterari. Ha dedicato buona parte della sua opera alla rappresentazione dei conflitti, vuoi di “razza” (il padre era latifondista e Rosario cresce in Chiapas, nell’hacienda di famiglia, è quindi testimone della discriminazione imperante, spesso mascherata da paternalismo) vuoi, soprattutto, di genere, tant’è che è considerata uno dei simboli del femminismo latinoamericano: a lei è dedicata la biblioteca del Centro de investigaciones y estudios de género della UNAM, la maggiore università d’America latina.

Ha pubblicato una decina di libri di poesia, l’ultimo (Poesía no eres tú, uscito nel 1972) è un ampio compendio dei precedenti.

Rosario Castellanos
Inediti

Traduzione di Furio Lippi 

*

EL RESPLANDOR DEL SER

Sólo el silencio es sabio.
Pero yo estoy labrando, como con cien abejas,
un pequeño panal con mis palabras.

Todo el día el zumbido
del trabajo feliz va esparciendo en el aire
el polvo de oro de un jardín lejano.

En mí crece un rumor lento como en el árbol
cuando madura un fruto.
Todo lo que era tierra – oscuridad y peso –,
lo que era turbulencia de savia, ruido de hoja,
va haciéndose sabor y redondez.
¡inminencia feliz de la palabra!

Porque una palabra no es el pájaro
que vuela y huye lejos.
Porque no es el árbol bien plantado.

Porque una palabra es el sabor
que nuestra lengua tiene de lo eterno,
por eso hablo.

[…]

LO SFOLGORIO DELL’ESSERE

Solo il silenzio è saggio.
Ma una piccola arnia, come con cento api,
sto modellando con le mie parole.

Tutto il giorno il ronzio
del lavoro felice nell’intorno diffonde
lo stame d’oro di un prato lontano.

In me cresce un bisbiglio lento come nell’albero
quando matura un frutto.
Tutto quel che era terra – oscurità e peso –,
quel che era turbolenza di linfa, brusio di foglia,
si fa sapore e rotondità.
Che imminenza felice è la parola!

Perché una parola non è l’uccello
che vola e fugge via.
Perché non è l’albero ben piantato

Perché una parola è il sapore
che dell’eterno ha la nostra lingua,
per questo parlo.

[…]

*

ELEGÍA

Nunca, como a tu lado, fui de piedra.

Y yo que me soñaba nube, agua,
aire sobre la hoja,
fuego de mil cambiantes llamaradas,
sólo supe yacer,
pesar, que es lo que sabe hacer la piedra
alrededor del cuello del ahogado.

ELEGIA

Mai, come accanto a te, son stata pietra.

Ed io che mi sognavo nube, acqua,
vento sopra le foglie,
fuoco di mille mutevoli fiamme,
solo seppi giacere,
pesare: quello che sa far la pietra
ben attaccata al collo di chi annega.

*

AJEDREZ

Porque éramos amigos y, a ratos, nos amábamos;
quizá para añadir otro interés
a los muchos que ya nos obligaban
decidimos jugar juegos de inteligencia.

Pusimos un tablero enfrente de nosotros:
equitativo en piezas, en valores,
en posibilidad de movimientos.
Aprendimos las reglas, les juramos respeto
y empezó la partida.

Henos aquí hace un siglo, sentados, meditando
encarnizadamente
cómo dar el zarpazo último que aniquile
de modo inapelable y, para siempre, al otro.

SCACCHI

Poiché eravamo amici e, a tratti, ci amavamo,
magari per aggiungere ancora un interesse
ai parecchi che già ci vincolavano
ci dedicammo ai giochi d’intelletto.

Mettemmo una scacchiera tra di noi:
equivalenti in pezzi ed in valori,
in possibilità di movimenti.
Imparammo le regole, ne giurammo il rispetto
e iniziò la partita.

E siamo qui, da un secolo, seduti, meditando
accanitamente
come dar la zampata finale che annienti
in modo certo, e conclusivo, l’altro.


Furio Lippi (1953). Laureato in Lingue e letterature straniere all’Università di Pisa ha lavorato nel campo dell’editoria. A tempo perso si dedica a tradurre poesia.

Fotografia di proprietà dell’autrice.