Rosaria Ragni Licinio – Inediti

Rosaria Ragni Licinio, pittrice e giornalista. Ha fondato il litblog Poesiaealtreparole e lavora in ambito editoriale. Alcune sue poesie sono presenti in antologie e riviste sia nazionali che internazionali, come ad esempio: Amori Liquidi (Edit@ Casa Editrice& Libraria, 2017), Metafory Współczesności, (Polonia, 2018), Advaitam Speaks Literary Vol.3-Issue 2 (India, 2019), Frequenze Poetiche (2021), I cieli della preistoria. Antologia della nuovissima poesia pugliese, A. a. V. v. (Marco Saya, 2022), A. a. V.v. Tra parole e immagini (Edizioni Frequenze Poetiche, 2022). Si è classificata seconda al Premio Nazione di Poesia Marco Di Meola 2021; Interno rosso Marte (Gattomerlino/Superstripes, novembre 2021) è la sua opera prima.

 

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Ho visto la folla
niente di nuovo, l’incastro
di corpi distratti

nei vicoli
risuonano voci

l’ultima residenza della
parola – riposa –
sotto tende oscuranti.

Un suono di corse infantili
chiede un ricordo

mi preparo alla gente che passa,
indago una specie di vuoto,
– bussa – un’altra scossa.

 

*

 

Poiché sono venuta al mondo
mi cercano tra i tumuli di cemento:

la proporzione è un pregiudizio necessario,
non posso modellarmi davanti al Signore.

Indulgenza della memoria – i racconti del padre,
l’educazione animale si erge dai fondali.

La voce della creazione non cerca una scusa,
canta la lingua dei bambini per mezzo dell’acqua.

 

*

 

Ti ho dato in pasto la bocca
per cominciare la cura del respiro,
abbecedario del mio essere

come un giunco ai piedi della palude
– il ristagno che non ha pace –
assorbe lo sforzo di esistere
oltre le ragioni del pudore,

ma se trabocca una goccia di sangue
tu toccami le guance. Sbanda
sui contorni del mio profilo.

 

*

 

Finirà questo vagare
oltre il cerchio delle necessità,
delle cose precarie
come il seme che esplode
nella terra a venire, in alto,
sotto le piante dei piedi

bellezza delle trame coraggiose che
nel sole di aprile si destano
per il nulla delle nostre giornate
parole scampate,

pietre da offrire
per essere carne e poi segno,
sillabando fra i volti
il prezzo della memoria
che rovescia ogni rapporto
e configura l’ordine della solitudine.

 

*

La mano affonda nel foglio la parola
affinché sia dolente fare poesia
sgretola il pensiero e l’inchiostro
ripara – colla in trasmutazione –
questo metallo che mi arde nel petto,
dove un silenzio cavo non conduce fuori – di sé.

Aspettare una voce per restare presente,
mischiare visioni sul viso
la luce che ferisce dove fa più male
nel grembo di femmina:
sento il mondo rinascere.
Sono vicina alla grazia.