Piero Toto – Inediti

Piero Toto è un poeta bilingue residente a Londra. Lavora come traduttore dall’inglese all’italiano e come senior lecturer in traduzione presso la London Metropolitan University, dove svolge attività di ricerca in ambito LGBTQ+ e sulla didattica della traduzione. Le sue poesie in lingua inglese sono apparse su riviste e blog letterari britannici e internazionali, nonché nell’ambito della rassegna di poesia internazionale Bologna in Lettere 2022. Ha co-curato la collettanea Gender Approaches in the Translation Classroom (Palgrave MacMillan, 2019) e pubblicato articoli su temi quali la mascolinità, il linguaggio gay e, nell’ambito della didattica della traduzione, le “flipped classrooms” (la didattica capovolta). In Italia ha pubblicato tempo 4/4 (Transeuropa Edizioni, 2021), silloge segnalata al Premio Internazionale Mario Luzi 2021, ed è stato ospitato su «la Repubblica» (a cura di Vittorino Curci). Per «Atelier» ha tradotto una selezione di poesie dall’inglese di Andrew McMillan.
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Dalla sezione poetiche del corpo, della raccolta inedita total eclipse.

 

                                       Tra l’idea e la realtà, tra la motivazione e l’atto, cade l’ombra.
                                       — T. S. Eliot

come un folle tra la calca
palpeggio ancora l’aria della sera
nella stanza solo un fiore
e gli astri in attesa di giudizio
dei morti si dimentica l’incompetenza
ne restano le lacrime e il vapore
che addensa e tace nella cenere
lentissime dal corpo litanie
mappano l’assenza nel tuo moto

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sull’utilità della poesia come atto dissonante

 

                                       Che peccato questa solitudine, questo
                                       scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza…

                                       —Dario Bellezza

la vita degli altri è in rime sversate
fra crepe ed anfratti sui volti dei nudi
l’avverto lo spasmo con l’attesa
delle voci che sgozzo

e quando cedo a questa rovina
si sfalda la trincea e mi adatto
a figlio amante amico
a me senza mai approdare

anch’io come te
credevo ai ritorni
anch’io come te
un’eco dei corpi

*

arcani maggiori

 

chi leggerà di noi
spalmando il futuro
le voci di noi
rappresi in un bosco di cera
per sciogliere il groppo del giorno

tuona che troverò
la pace dei gigli
nell’aria infusa di grigio
ma poi provando a parlarti
c’è solo il tuo corpo disteso
tra carro ed amanti
e l’onta e lo sguardo
di chi ha messo a processo
le stelle

non so se vorrai
reincarnarti in me
— ovunque noi siamo
porosi d’affetto
saremo sopravvissuti
alla nemesi del tempo