JONATHAN MORLEY – tre inediti

MORLEYJonathan Morley (1979) è Programme Director presso il Writers’ Centre di Norwich. Ha ottenuto il PhD all’Università di Warwick con uno studio sull’influenza di T.S. Eliot sulla letteratura caraibica. Nel 2002 ha fondato e diretto la casa editrice Heaventree Press. Ha insegnato letteratura e scrittura creativa presso le università di Coventry e Warwick. Suoi saggi sono inclusi in “The Oxford Companion to Black British History” e ha curato la pubblicazione di opere di numerosi scrittori caraibici. La sua opera poetica, premiata nel 2006 con il Eric Gregory Award e dalla Ink Sweat & Tears Commission, è inclusa, tra gli altri, nei volumi “The Allotment” (Stride) e “Voice Recognition” (Bloodaxe). Ha diretto e prodotto spettacoli teatrali, concerti e rassegne artistiche per il The Drum Arts Centre di Birmingham e ha partecipato a festival di poesia in tutto il mondo, come performer solista e come componente del trio jazz Morley Hayden Haines. 

 

Jonathan Morley

(inediti)

traduzione dall’inglese di Cristina Babino

 

 

Spon

At dusk a fog steamrollered down on us,
concentrating the stink of the city
on itself. Carve into the sour ribcage:
lamplight swings into triangles and cones,
trees knuckle at churches, grass glares white,
and like earth huddled in a cold amnion
a water-skin films privet, hornbeam, herb
and our hair. Everything manmade is wet.
Puddles gape like fish-eyes that are bled.
I wonder how you’d photograph this scene:
hangars in blackout, a street’s missing tooth
where straggly buddleia squats; the sad silver
lament for the workshop’s hammer and fumes;
bulked in dark winter coats, the Gormley men.

 

 

Spon

Al tramonto una nebbia ci comprime nel vapore,
concentra in sé la puzza della città.
Incidi nel torace inacidito:
luce di lampada oscilla in triangoli e coni,
alberi bussano alle chiese, l’erba abbaglia bianca,
e come terra raccolta in un freddo amnio
una pellicola d’acqua ricopre ligustro, carpino bianco, piante
e i nostri capelli. Tutto l’artificiale è bagnato.
Pozzanghere guardano spalancate come occhi di pesce che sanguinano.
Mi domando come fotograferesti questa scena:
capannoni al buio, il dente mancante di una strada
dove la buddleia incolta si accovaccia; il triste argentato
lamento del martello e i fumi dell’officina;
imbottiti in scuri cappotti invernali, gli uomini di Gormley.

 

 

On first looking into Cecily Jones’s Engendering Whiteness

Beneath your skin, my dear, lurks a black haint
with horny breasts, prouder nipples than yours.

She probes a tongue into my ear, initiates
sudden lovemaking, always at night,
whispers rebellion in the huts of slaves

and sometimes, when you quietly draw my attention
to some injustice of the overseer,
murmur in your sleep, or close your eyes and gasp

it is her voice, my ear,
her scent of musk, your shadow-sister.
Sometimes I know not which of you I love.

But the vestries are deluged with needy redlegs,
their women freely marrying with heathens
and a great drumming and dancing in the quarters

and we have a plantation to run, daughters to protect
delicate, sweet, pale as the beach’s sand
and always suspicion, always this python heat.

 

 

Studiando per la prima volta Engendering Whiteness di Cecily Jones

Sotto la tua pelle, cara, si nasconde un fantasma nero
con seni appuntiti, capezzoli più fieri dei tuoi.

Sonda il mio orecchio con la lingua, inizia
a fare sesso all’improvviso, sempre di notte,
bisbiglia ribellione nelle capanne degli schiavi

e a volte, quando sommessamente attiri la mia attenzione
su qualche ingiustizia del supervisore,
mormori nel sonno, o chiudi gli occhi e ansimi

è la sua voce, il mio orecchio,
il suo odore di muschio, la tua ombra-sorella.
A volte non so chi delle due amo.

Ma le sacrestie sono sommerse di schiavi bianchi afflitti
le loro mogli libere di sposarsi coi selvaggi
e un gran ballare e suonare il tamburo negli alloggi

e abbiamo una piantagione a mandare avanti, figlie da proteggere
delicate, dolci, pallide come sabbia d’arenile
e sempre il sospetto, sempre questa vampa di calore.

 

 

Precious

On Nigeria’s fiftieth birthday you email me first
spelling out your delicious many-syllabled name
transporting me back ten years  to when online was new
and a hanged journalist’s statement written in jail
fed flames of justice in the heart of a young student;
fifty years, to when that dead man’s tribe of weavers, fishermen
who had not changed except time changed around them
were cast as extras in the national story, judged
on the length of a nose or the relative palette of skin;
then four hundred years, huddled in the stinking holds
as our world ended in the mineral grasp of the sea,
shit, screaming, deaf gods, the courage it took to raise
warm hands to a face, trace an alphabet in another’s scars?
the horror seems nothing when set against your story
of foster-parents, cracked skin, those torpid Oxfordshire villages
on this day of bright sunshine and trembling yellow leaves.
Precious, I cannot comprehend, can only imagine
shapes your eyes and smile might make, shining in darkness
like rhombi of moonlight playing on a river’s night-skin
and watch you draw the breathless world into your dance.

 

 

Gioia

Nel cinquantenario della Nigeria mi scrivi una mail cominci
scandendo il tuo delizioso nome multisillabico
trasportandomi indietro di dieci anni quando internet era una novità
e il messaggio scritto in prigione di un giornalista impiccato
accendeva fiamme di giustizia nel cuore di un giovane studente;
di cinquant’anni, quando la tribù di quell’uomo morto, tessitori, pescatori
che non erano cambiati se non per il tempo cambiato intorno a loro,
furono presi come comparse nella storia nazionale, giudicati
dalla lunghezza di un naso o dalla relativa gradazione della pelle;
poi di quattrocento anni, raccolti nelle stive puzzolenti
quando il nostro mondo finiva nella stretta minerale del mare,
merda, urla, déi sordi, il coraggio che serviva per alzare
mani calde su una faccia, tracciare un alfabeto nelle cicatrici di un altro –
l’orrore sembra niente se paragonato alla tua storia
di genitori adottivi, pelle spaccata, quei pigri villaggi dell’Oxfordshire
in questo giorno di sole splendente e foglie gialle che tremano.
Gioia, io non capisco, posso solo immaginare
le forme che i tuoi occhi e il tuo sorriso potrebbero creare, brillando al buio
come rombi chiari di luna che giocano sulla pelle notturna di un fiume
e guardarti trascinare il mondo senza fiato nella tua danza.

 

Nota: “Spon” e “On first looking into Cecily Jones’s Engendering Whiteness” sono pubblicate in J. Morley, Backra Man (Heaventree Press: Coventry, 2008). “Precious” è un inedito di prossima pubblicazione nella raccolta Euclid’s Harmonics.

 


Jonathan Morley (1979) è Programme Director presso il Writers’ Centre di Norwich. Ha ottenuto il PhD all’Università di Warwick con uno studio sull’influenza di T.S. Eliot sulla letteratura caraibica. Nel 2002 ha fondato e diretto la casa editrice Heaventree Press. Ha insegnato letteratura e scrittura creativa presso le università di Coventry e Warwick. Suoi saggi sono inclusi in “The Oxford Companion to Black British History” e ha curato la pubblicazione di opere di numerosi scrittori caraibici. La sua opera poetica, premiata nel 2006 con il Eric Gregory Award e dalla Ink Sweat & Tears Commission, è inclusa, tra gli altri, nei volumi “The Allotment” (Stride) e “Voice Recognition” (Bloodaxe). Ha diretto e prodotto spettacoli teatrali, concerti e rassegne artistiche per il The Drum Arts Centre di Birmingham e ha partecipato a festival di poesia in tutto il mondo, come performer solista e come componente del trio jazz Morley Hayden Haines. 

Fotografia di proprietà dell’autore

Cristina Babino è nata ad Ancona nel 1976. Tra le sue pubblicazioni: “La donna d’oro” (Ancona, peQuod, 2008), la monografia critica “La Ferita. Opere di Walter Angelici 1994 – 2009? (La Via Lattea, 2010) e la cura e traduzione del volume “Pastorali”, del poeta americano John Taggart (Vydia, 2013, premio Achille Marazza 2014 per la traduzione poetica).
Ha curato il volume collettaneo “Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche” (Vydia, 2014). Ha collaborato con testi critici e recensioni a diverse riviste letterarie cartacee e online. Suoi testi poetici sono inclusi in numerose antologie e periodici letterari italiani e stranieri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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