Mario Famularo – Tre testi da “Favete linguis” (Anteprima editoriale)

IMG 20190526 WA0043Mario Famularo è nato nel 1983 a Napoli. Esercita la professione di avvocato a Trieste. Ha realizzato il portale dedicato alla poesia e alla critica letteraria Kerberos Bookstore. Ha curato la pubblicazione e la diffusione del “Breviario di metrica di base per pigri” (2014), organizzato le selezioni per le antologie di poesia “Arenae Florilegium”, Volumi I (2014) e II (2015), e seguito l’iniziativa “Kerberos Gymnasium”. Collabora con il sito “Laboratori Poesia” e con la rivista trimestrale Atelier. Ha pubblicato: “L’incoscienza del letargo” (Oèdipus, 2018). A giugno uscirà il suo nuovo libro, Favete linguis, per Ladolfi editore.

 

 

 

Mario Famularo 
Tre testi da “Favete linguis” – Anteprima editoriale (Ladolfi, 2019)

ogni giorno qualcosa di noi muore

non sei quella di ieri se l’epidermide
rinnova a centinaia le sue cellule
e ancora a centinaia ne ingeriamo
e ne perdiamo

la pelle che accarezzo non è
quella di allora né l’aria che separa
queste labbra dal passato

ogni momento in noi qualcosa è morto

non dirmi la ragione
per cui la dissolvenza
coltiva quest’ansia sotterranea
che stringe solo quando è più evidente

se non abbiamo pianto
questa perdita ogni giorno
non lo faremo oggi

nell’intreccio impersonale
splendore dei frantumi
uniti un’altra volta
nella vertiginosa rotta della
dispersione

il vivere si esalta
nell’abbraccio più
ablativo

*
l’estate è occasione
del tremendo

la luce troppo forte
la resina dei fichi
all’apice della maturazione

un solo istante e già
si sparge guasta sul terreno
l’oscenità della
fermentazione

nessuna fantasia
bisogna solamente avere
fame (e fare presto)

detesto essere nato
proprio qui
ed ogni volta avverto in questi giorni

l’aculeo più feroce della
mia malinconia

sono i giorni peggiori
per chi non ha appetito

per chi nell’affollarsi
si perde nel contrasto
tra quel cielo troppo chiaro
e ciò che è deperito

l’affanno del crepuscolo
che sfiora indifferente

e quella sensazione
per cui ogni sospiro involontario
ci trascina

al vertice della
disperazione

*

silenzio, finalmente

scriverlo è
menzogna

fine del
conforto
sezionato dalle attese

le lettere troncate
col senso
dell’inchiostro

il foglio si smarrisce
tra il pulviscolo del
tempo

mi osservi con lo
sguardo che interroga
ed implora

prima di svanire
teniamoci al disegno

abbiamo osato il gesto
nel progetto
frantumato

l’estrema negazione
non è così
letale

annega la parola
sotto il peso della mano

e nel suo soffocare
riconosci
l’essenziale


Fotografia di proprietà dell’autore.