Legión etérea #5 – Nancy Cunard, «Sublunary» e altre poesie

traduzioni a cura di Sarah Talita Silvestri

Nancy Clare Cunard (1896 – 1965) è stata una scrittrice, poetessa e anarchica britannica. Nacque in Inghilterra da una famiglia benestante ma quasi subito rinnegò i valori della famiglia dedicando gran parte della sua vita alla lotta contro il razzismo e il fascismo. Divenne la musa ispiratrice di diversi grandi artisti del XX secolo fra cui Wyndham Lewis, Aldous Huxley, Tristan Tzara, Ezra Pound e Louis Aragon che furono suoi amanti, Ernest Hemingway, James Joyce, Constantin Brâncuși, Langston Hughes, Man Ray e William Carlos Williams. Negli ultimi anni della sua vita soffrì di malattie mentali e fisiche e la sua salute peggiorò di giorno in giorno fino alla sua morte all’età di 69 anni. Le sue opere principali: Owtlaws (1921); Sublunary (1923); Parallax (1925); Poems (1930); Black Man and White Ladyship (1931); Negro: An Antology (1934); Authors Take Sides (1937); Los Poetas del mundo defienden al pueblo espanol (1937); The White Man’s Duty: An Analysis of the colonial question in the light of the Atlantic Charter (1942); Poems for France (1944); Grand Man: Memories of Norman Douglas (1954); GM: Memories of George Moore (1956); These Were the Hours: Memories of My Hours Press, Rèanville and Paris, 1928-1931 (1969).


Praise

(da Outlaws, Elkin Mathews, London, 1921)

I love the gesture of your open hands
Expounding things: the blinding streak of fire
That lights the voice of your imagination. I love
your laugh and all its cadences, The tempests of
your speech, the flaming words Of wisdom, all
the agile nimble thoughts That seethe and
simmer in your smiling brain; The oratory of
truths you have declaimed, The conquest of the
difficult and dark Obstructions laid by life
along your way. You have not fallen, failed nor
faltered once, Nor looked behind in doubt, but
undismayed Have faced the sun. In your dark
eyes I see The promises of miracles, the lure
Of brilliant new horizons, hopes found good,
And dreams to make the gods rejoice and sing
You are an army flushed with conquered
wines, Feasting on luxury and new delight –
You are the king of joy, the world is tamed
And spread before you in magnificence; The
subtle and the sensuous are your slaves, And
all the seven wonders now made clear
Delivered you as prize. I will stand by And
look into a corner of your heart To see if you
are happy, if your crown Be not of gold too
heavy, whether pain Shall be excluded from
this great new rule, And all the sorrows and
incertitudes Put to the torture they have
merited.
I think that you will now make free our days,
And conquer time; you shall not know
defeat.
For you are priest of Possibility,
Hero of new-discovered continents,
Pure as the endless sea, spirit of love
Created from the essences of stars
And the pulsating powers of elements; There
are no bounds nor limits to your speed, No
mountain huge enough to crush your heart,
Nothing to kill the genius of your soul.

Lode

Amo il gesto delle tue mani aperte
Narrano cose: il segno abbacinante del fuoco
Che accende la voce della tua immaginazione. Amo
il tuo sorriso ed ogni sua sfumatura. La bufera
del tuo dire, le parole fiammate della tua conoscenza, ogni
subitaneo pensiero che freme fulmineo e
ribolle nella tua mente lucente. L’eloquenza
della verità che proclami, la conquista
di ostacoli penosi e oscuri che l’esistere dispiega
lungo il tuo cammino. Non sei caduto, non hai fallito
né vacillato una volta né dubitando ti sei guardato indietro, ma
ostinato hai sfidato il sole. Nel mistero
dei tuoi occhi vedo le promesse di miracoli, l’incanto
di nuovi orizzonti luminosi, speranze riaccese
e sogni che rallegrano e fanno cantare gli dei.
Sei un’armata sommessa di vini
espugnati, che celebra fasti e nuovi piaceri
Tu, sovrano di letizia, davanti a cui il mondo domato
si dilata con potenza. Il sottile
e il sensuale a te sono aggiogati, e tuo bottino
sono le sette meraviglie adesso fatte pure.
Ti starò accanto e sentirò
dentro l’atrio del tuo cuore se
sei felice, se il tuo diadema d’oro non sia troppo
gravoso, se il nuovo ordine grandioso abbia
respinto il dolore. I patimenti
e ogni incertezza meriteranno il supplizio.
So che ora riscatterai i nostri giorni,
e vincerai il tempo; non vedrai
la sconfitta.
Perché tu sei ministro sacro della Possibilità,
ecista di nuovi continenti scoperti,
Puro come il mare sterminato, spirito d’amore
intessuto dell’essenza di stelle
e della forza pulsante degli elementi; la tua urgenza
non ha confini né catene, e neppure
le vette più alte potrebbero schiacciare il tuo cuore,
Niente potrà fermare il genio della tua anima.

***
An Exile
(da Sublunary, Hodder and Stoughton, London, 1923)

Nor fear nor hope had he, only the sigh of patience
Masking emotion; yea the very soul
Was hidden eternally, and backwards crept
The daily longings, the kindled flames of desire
That inward went, to be locked in the ardent cell.
Love moved there warily as a prisoner,
So often baffled in conflict, chill with doubting,
And martyred, fading on his dolorous cross.
He never raised hands to seize and clasp adventure;
But in the silence he would wait for life
To come with beckoning gesture, freeing him
From imposition of memory’s stealthy voices.
The wild, the hasty, and the more prodigal,
Even those that judged this nature to be deep,
Paused for a moment pondering, then with shake
Of head went saying: a sombre exile this –
So was there solitude around this man.

Esilio

Né paura né speranza, solo il sibilo della pazienza
a mascherare commozione; solo l’anima
eternamente occulta e le brame quotidiane
che strisciavano indietro, le fiamme del desiderio accese
che scendevano nel profondo per suggellarsi nella cella rovente
come prigioniero sospettoso Amore lì si muoveva
sovente confuso per il conflitto, gelido nel dubbio
e martire, sbiadito sulla sua penosa croce
non aveva mai sollevato le mani per carpire e abbracciare la sorte;
in silenzio avrebbe atteso la vita
arrivare con un cenno invitante e l’avrebbe affrancata
dal cappio delle voci furtive della memoria.
L’indomito, l’avventato, il più prodigo
e anche coloro che ritenevano assoluta tale natura
si fermarono per un attimo a riflettere, poi, scuotendo
il capo, dissero: questo è un esilio atroce –
Così vasta era la solitudine che cingeva l’uomo.

***

You
To Steve
(da Previously unpublished or uncollected poems, in Selected Poems, Sandeep
Parmar, 2016)

‘I am that mystery that men call: the brain;
And I am tall and real, a heady truth;
My inspiration is nor age nor youth
But splicing of the hand and mind. Again,
I am the slant shaft angling for response,
The laugh in the honey seen against the sun;
Yet more, the full of shade when day is done –
Dawn am I not (love’s enemy). And once
The tide of China shocked with Afric’s blood
In me. I am the majesty of this,
The skull, the form, the all that holds the kiss
For you, against the time of fullest flood.
I am the rage, the temper of the hour,
The sapient waiting soil that is man’s floor.’

Tu

‘Sono quel mistero che gli uomini chiamano: il genio;
e sono alta e reale, vera estatica;
l’ispirazione non sta nell’eterno e non è giovinezza
ma intreccio di mano e mente. Ancora di più
sono il raggio inclinato, inarcato in cerca di un responso
il sorriso del nettare intravisto contro il sole;
e ancora l’ombra sazia quando si compie il giorno –
non sono l’aurora (avversa all’amore). Un tempo
in me la marea della Cina fu scossa dal sangue
dell’Africa. Questa maestà,
il cranio, il formulario, ogni cosa che racchiude il bacio
per te, contro il tempo del diluvio più fitto.
Sono il furore, lo sdegno dell’ora,
la terra sapiente che attende, il fondo dell’umano.’

Traduzioni a cura di Sarah Talita Silvestri