FLASHES E DEDICHE – 1.4 – IL VUOTO DELLA AMADORI

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Vuoto frontale di Sabrina Amadori  (Capire edizioni collana Cartacanta) è un libro molto delicato, che si offre in punta di piedi senza far troppo rumore. Devo dire che, la Amadori utilizza una scrittura piana, “onesta” e lineare. Lo schianto verso il vuoto è una ferita in cui il dolore sembra leggero, un’offerta votiva fatta ai lettori con discrezione, non per “pietire” o per captatio, ma simbolicamente pura.
Il vuoto è davanti, il silenzio, l’inverno e i corpi lo avvolgono, lo aggirano, lo concupiscono per violarlo, nel tentativo, poetico, di riempire attraverso crepe, quel niente che ci accomuna. Lavorando ancora per l’eliminazione di certi stereotipi, pur se affrontati qui in maniera efficace, la Amadori potrà riservare nel futuro molte sorprese di altissimo livello.

 

 

Tutto occupa una posizione

anche la sera che si ricompone

nel silenzio degli oggetti.

Torniamo in tutte quelle cose

obbligate a prendere un posto,

l’ombra della casa

come misura del passo

che lascia aperta la strada

confine del corpo

che si abitua a perdere.

 

 

Gli occhi sono pareti
vetri, fiumi spezzati
si resta appesi a un urlo
il cuore luce e tempesta
dall’altra parte è tutta foresta.

 

 

 

Quando scenderemo

in silenzio

la nostra corsa

resteremo negli occhi

il corpo è una stanza vuota.

 

 

 

Quando mi fiorivi dentro

e il tempo lasciava spazio

all’incanto del sonno

ritornavamo respiro caldo

nel patto delle vertebre distendersi

sul profilo bianco delle lenzuola,

nell’abbraccio calmo che copre

gli strappi della voce

il fondo nero del cuore che apre.

 

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