FLASHES E DEDICHE – 1.13 – CONCRETO CONCERTO DI INIZIO SECOLO

Concerto per l’inizio del secolo di Roberto Minardi (Arcipelago Itaca Ed.2020) è un libro denso e complesso. Un valore aggiunto al testo è dato sicuramente dall’introduzione/prefazione (in realtà un saggio ben definito) di uno dei nostri migliori studiosi, Davide Castiglione. Dopo aver letto il  saggio introduttivo, pur non essendo d’accordo in toto ma il discorso esula da qui,  è difficile aggiungere parole in più sul lavoro di Minardi, senza apparire banali. Castiglione con la sua profondità e passione lo dettaglia perfattamente. Qui voglio sottolineare alcune peculiarità di questa raccolta  dall’ ampio respiro, in primis, concordando con l’analisi fatta da Roberto R.Corsi, trovo che l’ironia è ben presente nell’opera. Esempio pratico è la poesia “Il magazziniere cristiano”che metto qua sotto. Le tematiche sono molteplici, il taglio stilistico vario sempre di alto livello, senza cedimenti, una scrittura più che matura. Nella “musica” di Minardi si viaggia dalla metapoesia per passare alla centralità del quotidiano umano, con uno sguardo doloroso, mai spento però,  o peggio rinunciatario. E’ un Concerto Grosso, i temi si sviluppano, si rincorrono, si incrociano e si sfaldano l’uno nell’altro, perpetuandosi. Un lavoro, ripeto, complesso a cui è necessario porre attenzione e riletture. Nei versi si nascondono altri versi, varianti, contrappunti e un orchestrante sapiente che impedisce che un accordo si concluda.

 

 

 

IL MAGAZZINIERE CRISTIANO

 

L’orda lo osserva di traverso
succhiare la prugna al tavolo.
Nessuno vuole udire
i suoi insegnamenti.
La cuoca scorge il volto ossuto,
gli occhi intristiti,
il nocciolo sputato nel piattino:
non lo capisce.

Fu così che egli si alza,
va a prendere l’ispirazione
fuori dal capannone,
in faccia a un cielo bianco.

Le linee del monte dimostrano
nient’altro che la verità
e ricomincia a parlare.
Per la passione,
zampilla qualche schizzo di saliva.

Volevano appassire,
non ascoltare che esiste quel moto
che ingravida i sentimenti.

Stacca un pezzo di pagnotta,
lo innalza contro la luce, dice
che vi è fatica
nella fabbricazione.

Poi offerse dell’uva –
tanto dolce quant’è amarognolo
quell’acino che inciderete – dice.

Quelli non lo capirono.
Di lì passò un camioncino
e sollevava polvere da terra,
confondeva l’orizzonte;
due capi di bestiame sul rimorchio,
vacche emaciate.
I bramatori di manzo
non ci pensarono.
L’aria non se ne stava ferma.

 

 

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