Federica Gullotta – Inediti

Federica Gullotta è nata a Faenza, dove vive. È laureata in Sociologia. Ha pubblicato il suo libro d’esordio “La bestia viziata” (LietoColle, 2016) nella Collanina Apolide curata da Mary B. Tolusso, e la sua seconda silloge “Gli angeli bianchi escono dai frigoriferi” presso EdB nella collana Poesia di Ricerca curata da Alberto Pellegatta, insieme al poeta portoghese Manuel De Freitas. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati su blog online e sulle riviste cartacee Il Segnale e Gradiva. Ha partecipato alle antologie Planetaria (Taut Editori) e Abitare la parola (Ladolfi).

Federica Gullotta – Inediti

La caccia è aperta
tutti gli animali sono liberi
ascolta come ti devi vestire, al pari degli animali
assenti i boschi, assenti le città
assenti gli ambienti antropizzati
e non antropizzati
mettiti dove non sei rappresentato
gli animali hanno paura e non corrono
chi sa trema
non esiste una solitudine più densa
di essere salvati
e si torna di nuovo apposta nel pericolo
per vedere dove si può andare a parare
quando ti preparano di’ alcune frasi per sembrare
parte del gruppo
accetta che la tua immagine non sia considerata
veritiera
perché in effetti non lo è
quando danno da mangiare agli animali
preparati a mangiare più o meno il loro stesso pasto
preparati a stare in silenzio quando essi useranno la
loro voce
a sproposito
e non farti prendere dalla voglia di esplodere in
pezzetti rossi
che confondano le acque
faranno diversi tentativi molto maldestri
molto stupidi
ti accerchieranno per mille motivi
non sapendo che non ci sei
ma restano i migliori
chiunque si confonde se ti rigiri piatto
nel letto del fiume
o nel letto del cemento
sono professionisti nel loro campo
nemmeno tu potendo avresti pietà di te stesso,
ammettilo
tu saresti già arrivato in fondo
molto prima
che si spaccasse il rosa
e prima che arrivassero ovunque
le tracce della sparizione

*

Ho guardato una puntata intera di
Little Fires Everywhere e ora ne
guarderò un’altra a metà o forse
una metà di The man
in the High Castle
ho preparato il latte matcha che
ora mi bevo, e ho mangiato
un grappolino d’uva anche se
ho lo stomaco chiuso
ho messo su l’orzo finendo quello
del vecchio sacchetto, ora devo
aspettare che bolla e poi tenerlo
sul fuoco per 40 minuti
so che volendo avresti per me azioni
diverse in una diversa serie o
combinazione
non si sa mai chi si potrebbe
diventare
un giorno ti danno una capacità
e senti che una vita insorge
e che se fossi tranquilla faresti
cose degne di nota
chiamando arte una ridicola imposizione
quando invece
abbiamo smaltito i rottami qui vicino
in uno spiazzo vuoto
abbiamo vomitato all’aria aperta
sotto un albero, allegramente
ho preparato un bagno con 500
grammi di sali di epsom
per via dello sport
quando devo cenare spengo la
luce principale
e mi allontano
per noi non è facile capire
l’arte,
insomma,
qualcosa in noi è sconfitto
dall’arte

*

Sono almeno cinquanta, cento,
duecento anni
che non viene pulito questo cervello
o che queste ossa girano a vuoto
su rotelle che vogliono semplicemente
stare sole,
ma al mondo in questi anni
compare sempre qualcosa di
nuovo
e guarda caso io lo devo vedere
anche se non mi interessa
lo stupore è vecchio
sono vecchi i nasi che si arricciano
parlando
i luoghi di lavoro sono vecchissimi
la parola è interessante
sì e no
ma non è tanto vecchia
eppure
è piombo vecchio quello
che piaga le colline
che a stento sopravvivono
e sotto potrebbe esserci
qualsiasi cosa
che invecchia e non perisce
a un certo punto, in questi
anni, la bocca che non avrebbe
dovuto urlare, ha urlato
il colpo che non doveva cadere
è caduto
depredando il futuro, quindi
Non c’è niente
oltre questo velo

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