32. Fantasmi

Fantasmi

Dum loquimur, fugerit invida

aetas.

 

Orazio, Carmina, I, 11, 7-8

 

Time present and time past

Are both perhaps present in time future,

And time future contained in time past,

If all time is eternally present

All time is unredeemable.

 

T. S. Eliot, Burnt Norton, 1-5, from Four Quartets1

 

Se dentro il l buco nero in cui si acquatta

tutto il nostro passato è ancora tempo,

allora tutto il tempo è un’illusione.

L’attimo del contatto in cui si strinse

una cellula all’altra, se fu inizio

prevedeva una fine. Tra l’inizio

e la fine il cammino con un passo

via via cancella l’orma sulla sabbia

del tempo, e se il ricordo ricompatta

le tracce che dal vento con un soffio

non furono rimosse, gli sperduti

fossili vita chiedono di estinti,

nel deserto galleggiano di un mare

prosciugato: colmarlo acqua nessuna

potrebbe più di lacrime, le troppe

che invano riversammo nel bacino

solo accolgono noi sopravvissuti.

 

Non conto più le nascite, la morte

sogghigna tra i viventi, prima ancora

che se ne oda il vagito. Tutto è fermo.

Se oscuro fu l’inizio, nell’oscuro

ci tufferà la fine. Immaginare un dopo

come potremmo, un prima se nemmeno

possiamo figurarcelo e serbarne

lo spettro di un ricordo? Non per tutti,

né sempre, la speranza ultima fugge

i sepolcri. Ma per chi confiscava

un seguito alla vita, quale gioia

augurarsi che spenta non spaventi?

Più che la morte, fuggono i viventi

la paura che sia fissato il turno.

Nell’agonia che non fa scelte, sembra

vita il respiro che appanna lo specchio.

 

Attinopodi2 dello spazio vuoto

tra le parole, naviganti spersi

tra le onde del mondo, quando vivi

dal buco delle cose riusciremo

a estorcere un significato, un volto,

da questo inconoscibile garbuglio

che accerchia il nido delle nostre voci,

quando una voce udremo che ci ascolti?

Questi ciottoli d’alga hanno più senso,

permangono più a lungo, attraversate

le ere dal Giurassico al Miocene,

d’intere biblioteche: perché il muco

della muffa, gli anobi, i lasiodermi3

avranno divorato le fatiche

di millenni, e la specie insuperbita

d’insipienti che sfregiano la terra

sarà scomparsa, o da sé stessa estinta,

o annientata dal furore d’astri,

di pianeti, ch’esplodono nel cielo;

queste minime sfere, questa vita

che silenziosa guarda spopolate

lande, sarà per sempre la restante

vita dell’universo. E noi avremo

dalle miserie liberato il mondo.

 

Sogno di un’ombra l’uomo ci cantava

un antico poeta greco. Sogno

d’altri sogni ci vede il solitario

saggio del Tao. Zhuang-zi racconta in fondo,

come Pindaro, il sogno che ha sognato

da sempre l’ombra che si crede il centro

dell’universo. Ma nulla del nulla

è l’uomo, come dice l’Ecclesiaste.

E bene a noi moderni l’ha cantato

il poeta che senza raggelarsi

allo sterminator Vesevo voce

di monito concede lo sterminio

di poche e inconsapevoli formiche.

 

Tu ne quaesieris, hoc scire nefas.

E scrivo versi che nessuno, forse,

non già tra mille anni, ma soltanto

dopodomani, sentirà la smania

di sbirciarli. Se tutto è nulla, nulla

anche i versi, sprecata la fatica

di scriverli. Ma se vorrai, qua dentro,

in questo buco nero del ricordo,

dove ora brucio il mio passato, dove

spengo il mio fuoco, e non una candela

illumina la strada dei miei giorni,

se tu vorrai, lettore, tu, qua dentro

ti riconoscerai, tu, mio fratello,

ipocrita nasconderai la rabbia

di essere chi sei, maledirai

chi te lo fa vedere, e piangerai,

nascosto, solo, questa tua paura,

fratello mio, compagno di sventura.

 

1Il tempo presente e il tempo passato / sono entrambi forse presenti nel tempo futuro, / e il tempo futuro contenuto nel tempo passato, / se tutto il tempo è eternamente presente / tutto il tempo è irredimibile. T. S. Eliot, Burnt Norton, 1-5, da Quattro Quartetti.

2Protozoi di forma sferica.

3Piccoli coleotteri di colore marrone scuro, conosciuti anche con il nome di tarli del tabacco.