32. Dialogo

Parole mie che per lo mondo siete …

 

Dante, Rime, LXXXIV

 

Anima mia, se un’anima respira

tra le vertebre stanche del mio petto,

e che dirai se lascio questa vita

senza nemmeno un cenno di saluto?

Accomiatarsi senza fare chiasso

è gentilezza, ma il dolore sperso,

anzi dilapidato in ore lunghe

di ricordo, per quali nuove strade

di oblio troverà collocazione?

Torno alla consuetudine di udire

domande che rifiutano risposte.

Le lunghe notti senza sonno, il giorno

che sperpera tornando altre parole.

 

Aspetto l’alba: per guardare il verde

del giardino, per inseguire il volo

delle gazze, il piccolo serpente

che sfugge al morso dei miei gatti, sento

l’allodola tra i rami degli olivi,

sento ricominciare per la prima

volta il mondo, inventato per la prima

volta il tempo: lo soffia fosco il fiato

di Jahvè. Anche questo senza suono?

O il suo suono è quello delle cose

che non hanno parole? Il mondo è muto.

Siamo noi a permettergli un linguaggio.

 

E chiedo: ma da quanto tempo intorno

a queste foglie, nel recinto vasto

di questi monti, orecchio d’uomo un suono

ascolta che sospetta sia di vita?

Senza vita, le pietre, e mute, immote?

Da quando il mondo di chi sta si scinde

dallo spazio di chi si muove, il mondo

dell’immoto dagli aliti volanti

degli uccelli, lo spazio dei silenti

dai chiassosi ululati, dal rabbioso

ringhio dei lupi, e sempre separata

la saldezza del sasso dal frullio

delle farfalle, dal ronzio costante

delle api? Chi muove ma sta fermo,

e chi è mosso ma non trova quiete?

 

Prima di me, lamenti di agguantati,

e strepiti di razziatori, l’urlo

della paura e il giubilo di gioia,

trascorsero inuditi, inavvertite

passarono le vane contorsioni

di chi vive sospeso alla sua fine,

imprevisto per tutti un dopo, arriva

imprecisato il privilegio raro

di una sopravvivenza. In altre notti,

dopo di me, si chiederà qualcuno,

sospeso al dopo, interrompendo l’ora

del suo respiro, e riguardando il cielo,

se ha senso domandare a sorde bocche

una risposta: a quell’interrogante,

dall’ampia volta buia, senza stelle,

se un dio risponderà, sarà il silenzio.