Dennis Nurkse – Inediti (trad. di Carla Buranello)

Ultimo aggiornamento:

Dennis Nurkse è un poeta americano nato nel New Jersey nel 1949, vive a Brooklyn, dove è stato Poeta Laureato dal 1996 al 2001.

Il padre era un eminente economista, originario dell’Estonia e lavorava a Vienna per la Lega delle Nazioni quando il paese fu invaso dai nazisti. Socialista, dovette fuggire all’estero. La madre era un’artista. Si incontrarono nel 1940 mentre si stavano imbarcando entrambi su una delle ultime navi in partenza dal Portogallo per l’America. Lì si sposarono e nacque il loro unico figlio.

La famiglia ritornò in Europa per alcuni anni finché decisero di stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti. Laureatosi alla Harvard University di Boston, ha insegnato, anche nella istituzione penitenziaria di Rikers Island, è stato attivista in varie associazioni per i diritti umani e membro del direttivo di Amnesty International. Ha scritto su tali tematiche usando il suo nome completo, Dennis Nurkse. Ha iniziato molto giovane a scrivere poesia, incoraggiato anche dalla famiglia. Sinora ha pubblicato undici raccolte, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Non è mai stato pubblicato in Italia.

Nella sua scrittura ha saputo operare una sintesi affascinante delle sue molteplici esperienze di vita e di formazione. Il misticismo ebraico, la coralità della narrativa russa, l’essere figlio di espatriati e il conseguente senso di esilio e sradicamento, le crisi americane di cui fu testimone, il Maccartismo, la Guerra Fredda, il Vietnam, sollecitarono in lui una sensibilità attenta alle esperienze di vita umili e difficili, alla marginalità intrisa di una sorta di lucida malinconia, ma anche affinarono il valore e il ruolo della memoria, della sopravvivenza del passato contadino del ramo paterno con la sua eredità di attenzione al lavoro, ai particolari concreti, di fatalismo atemporale.

Usa un linguaggio semplice, immediato, scevro da espressioni gergali, e ama raccontare piccole storie cui conferisce un nitore metafisico che lo avvicina alla atmosfere stregate di Hopper, alle inquietudini iperrealiste.

*

Carla Buranello è nata e vive a Venezia, dove si è laureata presso l’Università Ca’ Foscari in Lingue e Letterature Straniere, facoltà di Anglo-Americano. Ha lavorato presso un’azienda commerciale internazionale, inizialmente come corrispondente in lingue estere, poi con ruolo dirigenziale. Ha tradotto una raccolta di poesie della poetessa anglo-americana Anne Stevenson, pubblicata nel 2018 dall’editore  Interno Poesia, con il titolo Le vie delle parole, curandone anche la scelta dei testi, la prefazione, le note e l’apparato bio-bibliografico.

Sue traduzioni sono apparse sulla rivista POESIA di Crocetti Editore, sul periodico TESTO A FRONTE, ed. Marcos y Marcos, e su siti online quali rainews.it, atelierpoesia.it, nuoviargomenti.net, italian-poetry.org, irisnews.net, internopoesia.com, poesia.eu, margutte.com, altroveappuntidipoesia.com.

*

Dog to Pain

In the slow-swift years, pain would lock me
long days in a narrow room with a fly and a water bowl,
re-emerge in a jangle of keys, and walk me down those dim blocks
where small dead things in the gutter smell so fascinating —
free from pain. My leash was short, my collar tight,
but they could have been shorter and tighter. In the brief moment
before dark, pain ruffled my hair. Then we slept. Or I slept.
Pain does not exist, except in the mind, but who does?
The cat stared at the wall, the goldfish swam in circles.
On weekends, pain took me to the park and tossed a red ball
and I retrieved it, with what joy I found it, gummed it,
brought it back in many lunges and side-scampers.
I would fetch it now if I were not healed.

From The Times Literary Supplement, , November 1, 2012.

*

Il cane del dolore

Negli anni lenti-veloci, il dolore mi rinchiudeva
per lunghi giorni in una stretta stanza con una mosca e una ciotola di acqua,
ricompariva poi con tintinnio di chiavi, per portami a spasso lungo edifici bui
dove piccole cose morte negli scoli mandavano odori attraenti –
libero dal dolore. Il guinzaglio era corto, il collare stretto,
ma avrebbero potuto essere più corto e più stretto. In quell’attimo breve
che precede il buio, il dolore mi arruffava il pelo. Poi dormivamo. Ovvero, io dormivo.
Il dolore non esiste, se non nella mente, ma chi può dire di esistere?
Il gatto guardava il muro, il pesce rosso nuotava in cerchi.
Nei fine settimana, il dolore mi portava al parco e mi tirava una palla rossa,
io la recuperavo, con che gioia la trovavo, la azzannavo,
la riportavo con scarti e balzi.
La riporterei anche adesso, non fossi guarito.

*

Excelsior Fashion Products, Easter

They pay us time and a half
and don’t dare catch us
drinking: we don’t insist,
don’t pass a bottle, but each sips
a private pint, all sitting
in the narrow room with our backs
to the center, each facing
his work—router, stain tray,
buffing wheel, drill press—
and with that sweet taste echoing
in our bones, we watch our hands
make what they always made
—rosewood handles—but now
we smile in delighted surprise
and Marchesi brings envelopes
that record a full day’s work
though it’s still noon,
processions still fill the streets,
choirs, loudspeakers bellowing
Hallelujah: and we change
into our finest clothes in the locker room,
admiring each other’s hat brims, passing bottles
freely until all are empty, and at last
we separate in the brilliant street, each
in the direction of a different tolling bell.

From The Rules of Paradise, Four Way Books, New York, 2001

*
?
Excelsior Fashion Products, giorno di Pasqua

Ci pagano lo straordinario
e non si arrischiano a sorprenderci
a bere: noi non ne approfittiamo,
non passiamo la bottiglia, ciascuno sorseggia
la propria pinta, tutti insieme seduti
nella stanza stretta, le schiene rivolte
verso il centro, ciascuno davanti
al suo lavoro – la fresa, il mordente
il lucido, il trapano a colonna –
e mentre quel gusto dolce ci penetra
le ossa, osserviamo le nostre mani
fare quello che hanno sempre fatto
– maniglie di legno di palissandro- ma adesso
sorridiamo piacevolmente sorpresi
e Marchesi ci porta le buste
che registrano un’intera giornata di lavoro
benché sia appena mezzogiorno,
e le processioni ancora riempiano le strade,
e i cori, gli altoparlanti ululanti
Hallelujah : e ci cambiamo nello spogliatoio,
indossiamo i nostri abiti migliori, scambiandoci
parole ammirate per le tese dei cappelli, passando
liberamente le bottiglie finché son vuote, separandoci
infine nella strada luminosa, ciascuno diretto
verso un diverso rintocco di campana.

*

First Grade Homework

The child’s assignment:
“What is a city?”
All dusk she sucks her pencil
while cars swish by
like ghosts, neighbors’ radios
forecast rain, high clouds,
diminishing winds: at last
she writes: “The city is everyone.”
Now it’s time
for math, borrowing and exchanging,
the long discipleship
to zero, the stranger,
the force that makes us
what we study: father and child,
writing in separate books,
infinite and alone.

From The Rules of Paradise (Four Way Books, New York, 2001)

*

Compiti di prima elementare

Il compito della bambina:
“Cos’è una città?”
Nel buio che avanza succhia la matita
mentre le auto sfrecciano
come spettri, le radio dei vicini
prevedono pioggia, nuvole alte,
venti in diminuzione: alla fine
scrive: “La città è tutti quanti”.
Adesso tocca
aritmetica, prendere a prestito e scambiare,
il lungo discepolato
verso lo zero, lo straniero,
la forza che ci fa diventare
ciò che studiamo: un padre e una figlia,
che scrivono ciascuno sul proprio libro,
infiniti e soli.

Zeen is a next generation WordPress theme. It’s powerful, beautifully designed and comes with everything you need to engage your visitors and increase conversions.

Altre storie
Susanna Rallo – un inedito