Claudia di Palma, tre poesie da “Atti di nascita”(Anteprima editoriale, Minerva 2021 )

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Claudia Di Palma, nata a Maglie nel 1985, vive e lavora a Lecce. Tra le sue esperienze più importanti si annovera la passione per il teatro. Ha collaborato con “Astragali Teatro” (2005) e “Asfalto Teatro” (2006/2012) e attualmente collabora con la compagnia teatrale “Suddarte”. Nel 2016 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, Altissima miseria (Musicaos Editore), ricevendo diversi premi e riconoscimenti (Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia “Luciana Notari” nella sezione “Opera prima”, Finalista Premio Gradiva-New York, Finalista Premio Internazionale di Letteratura “Città di Como”, Attestato di Merito al Premio Internazionale di Letteratura Alda Merini – Brunate, Vincitrice del Premio speciale del Presidente della Giuria del Concorso “Interferenze” indetto da “Bologna in Lettere”, “Medaglia d’onore” al Premio  Internazionale di poesia “Don Luigi  Di Liegro”). Nel 2020 la sua silloge Altrove, immondo è risultata vincitrice del Premio Poesia Onesta e la poesia Il documento è stato redatto bene ha vinto il Premio Internazionale di poesia “Don Luigi Di Liegro”. È presente nell’antologia poetica Il corpo, l’eros (Giuliano Ladolfi Editore 2018), nell’Almanacco di poesia italiana Secolo Donna 2019 (Macabor Editore), in Maternità marina (Terra d’ulivi edizioni 2020) e in diverse riviste, tra cui Atelier, Gradiva, Le Voci della Luna. Le sue poesie sono state tradotte in inglese e in spagnolo. Fa parte della piattaforma europea di poesia “Versopolis” e della redazione del lit-blog “Poeti Oggi”.

 

***

L’acciarino di una carezza, la pelle affilata,
la fatica di sezionarci le ombre,
il sudore, lo stremo delle forze.
Corpo a corpo facciamo il rituale
e non ci conosciamo mai
e non c’è niente da conoscere.
È il rituale dello straniamento, l’amore.

*

Se io ora dormissi, almeno per un po’,
mi separerei dal mondo, taglierei da me
la tua figura, resterei da sola nel buio.
Non posso.
Sono ciò che vedo, il volto dove mi incastro.
Devo tenere gli occhi aperti per essere, devo
guardarti incessantemente.
Poi tu chiudi le imposte, sciogli le lenzuola,
e io ci provo a calare il sipario,
e respirare profondamente
– si chiama respirazione diaframmatica
questa cosa che io provo a fare,
questa marea – sul tuo guanciale.

 

*

Il documento è stato redatto bene,
con bella calligrafia.
Il camino attende paziente la consegna
come un impiegato del catasto.
Anch’io, come tutti, sono stata scritta per il fuoco.
Ogni cosa è stata pensata per lui.
I tuoi occhi, incisi nel mio ventre,
sono un buon combustibile,
ma il tuo sguardo resta a lungo, come la fuliggine.
Io, te, ogni altro essere vivente,
siamo i progenitori della cenere,
siamo friabili come carta.
A volte ci amiamo per prepararci all’addio
davanti al camino che attende, paziente.

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