«Atelier» numero 100 – Indice ed Editoriale

Siamo arrivati al numero 100! Non mi sembra vero. Sono passati venticinque anni dall’aprile 1996, quando iniziammo la pubblicazione di «Atelier». Alla mente mi si affollano frotte di ricordi, a cominciare dall’incontro al liceo con un alunno di terza scientifico, Marco Merlin, e poi le riunioni mensili dell’Accademia “Amici della poesia”, il convegno sulla “Poesia e il sacro alla fine del Secondo Millennio” nel giugno del 1995 e la visita dello stesso Marco nell’autunno successivo: «È giunto il momento per realizzare il progetto della rivista». Era una proposta che non ammetteva repliche ed esitazioni. Ne avevamo parlato sui banchi di scuola, ne avevamo discusso per qualche anno, perché eravamo profondamente disgustati dall’andazzo neoavanguardistico, neosperimentalistico e da una critica unicamente strutturalista, che allora imperversava. Noi auspicavamo una poesia “a misura d’uomo”. Già, quando nel 1988 avevo trovato il coraggio di pubblicare il poemetto Paura di volare. I ragazzi dell’Ottantacinque, i cui protagonisti erano gli studenti, avevo posto come esergo un verso dantesco: «Ma qui la morta poesi’ resurga». E questo divenne il nostro progetto.

   Ma dove mai potevano pensare di giungere un docente di liceo assolutamente sconosciuto e uno studente universitario, estranei a qualsiasi giro editoriale, giornalistico, massmediatico? Come organizzare una pubblicazione così impegnativa sotto il profilo aziendale, commerciale, pubblicistico e strutturale? Marco vi aveva riflettuto a lungo durante la permanenza a Milano, aveva studiato il mondo delle riviste; avevamo allargato il cerchio delle conoscenze, ma il lavoro che si presentava era immenso: organizzare un trimestrale di poesia, letteratura e critica.

   Andrea, talentuoso grafico, mio ex alunno, ci aiutò a predisporre la copertina che dopo tre numeri assunse la struttura stabile della presentazione di un Capriccio di Goya, che poi, una volta esauriti, fu sostituito dai dipinti di Sophie Cauvin. Mi era capitato proprio qualche anno prima l’incarico di predisporre uno studio sulle ottanta tavole del pittore spagnolo. Altri amici ci aiutarono a trovare la migliore soluzione per la miriade di problemi e da una cameretta del settimo piano di corso Roma, 168, a Borgomanero (No), iniziammo un’avventura meravigliosa e incredibile.

Iniziammo con un entusiasmo indescrivibile: Marco Merlin, Paolo Bignoli, Riccardo Sappa, tutti giovanissimi, e il sottoscritto con il doppio dei loro anni, circondati da profonda stima e da grande aspettativa.

   «Atelier» nacque da un sogno comune e da un profondo sentimento di amicizia… sì, di amicizia. Tutti e tre in circostanze diverse erano stati miei alunni, tutti e tre avevano condiviso l’amore per la poesia, tutti e tre avevano partecipato alle riunioni dell’Accademia “Amici della poesia”, attiva dal 1990, e alle altre iniziative; il nostro legame era ed è rimasto inossidabile. Non si trattava e non si tratta unicamente di una visione del modo di scrivere in versi, per noi coinvolgeva e coinvolge la vita. L’ideale di una poesia profondamente “incosata” nella realtà non è stata e non è soltanto un programma letterario, l’abbiamo vissuta e continuiamo a viverla ancora oggi. Questo è stato e questo è «Atelier».

   Queste riflessioni mi sono affiorate nei mesi scorsi quando ho proposto ai collaboratori più stretti, che negli anni si sono alternati, di offrire un personale contributo alla stesura di questo numero. Ho interpellato poeti di diverse generazioni: dai “diversamente giovani” ai giovani, ai giovanissimi. Ho ricevuto risposte così entusiaste e così affettuose che mi hanno commosso. Persone, che non sentivo da più di dieci anni, hanno scritto parole di amicizia così coinvolgenti che mi hanno rafforzato nella convinzione che «Atelier» è stata un’esperienza fantastica non solo per i fondatori, ma anche per coloro che hanno collaborato e che continuano a collaborare. Mi sono reso conto che anche con loro si è stabilito un legame altrettanto solido. E questa è stata per me la testimonianza che lo spirito iniziale ha prodotto e sta producendo copiosi frutti.

   Ripercorro con la mente alcuni momenti meravigliosi, come l’incontro con i poeti dell’Opera comune, i convegni a Borgomanero, a Firenze, a Stresa-Orta, la serata in birreria con John F. Deane e con Ernesto Cardenal, le riunioni di redazione in ufficio con successive conviviali in pizzeria, la condivisione di preoccupazioni e di problemi personali, la gioia per un matrimonio e per la nascita di un figlio, il successo di una pubblicazione o di una posizione di lavoro… Poi la vita ci ha condotti, come è naturale, su strade diverse. Le redazioni si sono alternate, ma lo spirito di «Atelier» non si è mai esaurito.

   Quante vite! Quanti progetti! Quante sofferenze anche… come per Simone!

   Non posso dimenticare il blog che Marco aprì alle soglie del Millennio e gli interventi della “badante rumena” di Mario Luzi. Ogni indagine fu vana e ancora oggi siamo all’oscuro di chi abbia promosso quelle riflessioni tanto acute quanto ironiche che meriterebbero una pubblicazione!

   E poi gli incontri in tutte le parti d’Italia e all’estero, la collaborazione dei più qualificati autori e critici, l’apertura di «Atelier online» e di «Atelier International», che ci permette di diffondere il nostro progetto culturale in tutto il mondo! Quante persone straordinarie ho conosciuto grazie alla rivista! Senza accorgermene mi hanno accompagnato per mano in questo lungo arco della vita.

   «Atelier» fu ed è più di un’opera comune, è un sogno, un orizzonte condiviso di esistenza e di valori, che comprende chi ne è stato e ne è protagonista. L’avvicendamento dei redattori – ringrazio in modo particolare i direttori editoriali Guido Mattia Gallerani, Matteo Fantuzzi e Giovanna Rosadini – si è sempre verificato su una linea di rinnovamento nella continuità del progetto iniziale: sono mutate soltanto le modalità di attuazione, non i princìpi fondamentali.

Il presente numero, pertanto, che presenta testimonianza di poeti nati in un arco di tempo che va dagli Anni Quaranta a poeti nati alle soglie del Duemila, intende non solo rivolgere un ringraziamento per la collaborazione a chi ha lavorato nella nostra “bottega artigianale” – compresi coloro che non scrivono versi –, ma soprattutto rinsaldare lo spirito di condivisione di ideali che, superando la sfera della poesia, si situano all’interno delle relazioni umane sostanziate di gentilezza, di amicizia, di affetto, di condivisione, di orizzonti esistenziali, di aiuto reciproco.

   Questo rappresenta il più importante risultato del lungo lavoro della nostra rivista.

  Grazie, cari amici, grazie!

  E un abbraccio riconoscente

Giuliano


INDICE

Editoriale

5 La forza di «Atelier»
Giuliano Ladolfi

Il dono degli autori di «Atelier»

7 Giuliano Ladolfi
9 Franco Acquaviva
11 Fabiano Alborghetti
13 Luca Ariano
15 Chiara Bernini
17 Diego Bertelli
19 Paolo Bignoli
21 Marco Bini
23 Maria Borio
25 Davide Brullo
27 Giuseppe Carracchia
29 Simone Cattaneo
31 Clery Celeste
33 Tiziana Cera Rosco
35 Roberto Cescon
37 Noemi De Lisi
39 Michele De Virgilio
41 Tommaso Di Dio
43 Mario Famularo
45 Umberto Fiori
47 Tiziano Fratus
49 Guido Mattia Gallerani
51 Carmen Gallo
53 Massimo Gezzi

55 Giulio Greco
57 Giovanni Ibello
59 Ricciardo Ielmini
61 Federico Italiano
63 Paola Mancinelli
65 Gerardo Masuccio
67 Antonio Merola
69 Stefano Modeo
71 Daniele Piccini
73 Eleonora Rimolo
75 Alessandro Rivali
77 Giovanna Rosadini
79 Giulia Rusconi
81 Flavio Santi
83 Riccardo Sappa
85 Luigi Severi
87 Andrea Temporelli
89 Isacco Turina
91 Giovanni Tuzet
93 Matteo Veronesi
95 Cesare Viviani