Atelier 101: “La poesia è un mazzo di rose rosse” – Indice e anteprima

SOMMARIO

Editoriale

5          La poesia è un mazzo di rose rosse

Giuliano Ladolfi

14        In questo numero

Giulio Greco

Interventi

15        Arte contemporanea, poesia contemporanea e mass media

Davide Morelli

21        La poesia è morta! Viva la poesia

Angelo Cipollina

Saggi

24        Cesare Viviani: Oltre la “svolta”

Giuliano Ladolfi

37        Nel nome dell’Altro. Prove di lettura di Archivio del padre di Giancarlo Sissa

Daniela Bisagno

45        Un lento cammino tra alienazione e soggettivazione. Sulla poesia di Guido Mazzoni

Marco Nicastro

54        La bellezza variegata di due riviste: «Prato Pagano» e «Braci»

Paolo Lagazzi

57        La parola ai morti: poesia e necrocrazia. Appunti di ricerca

Mattia Tarantino

Voci

63        Claudia Di Palma – Dire l’umano

presentazione di Eleonora Rimolo

64        Testi

69        Alfredo Panetta – Ponti sdarrupatu (Il crollo del ponte)

presentazione di Giulio Greco

71        Testi

89        Matteo Galluzzo – Il gioco di Adamo

presentazione di Mario Famularo

91        Testi

95        Gli autori


In questo numero

I vasti consensi suscitati dal n. 100 di «Atelier» hanno confermato la solidità dei rapporti amichevoli che la rivista ha saputo intrecciare nei primi 25 anni di esistenza. Ma dinanzi si presenta ancora un campo da arare e da seminare e riguarda i principi costitutivi della poesia. L’Editoriale di Giuliano Ladolfi ritorna sulla questione soffermandosi in modo particolare sull’aspetto della critica la quale deve aprirsi a orizzonti di senso nella lettura e nella valutazione delle opere letterarie e artistiche.

La sezione Interventi è dedicata a un problema già dibattuto in diverse occasioni sulla rivista: perché la poesia si trova in posizione appartata nel settore delle arti. Davide Morelli affronta il nodo critico sotto diverse prospettive: sociali, artistiche e psicologiche, mettendone in luce la complessità. Angelo Cipollina lucidamente individua referenti e ipotesi di soluzione

Suggestivi sono i Saggi pubblicati. Il primo di Giuliano Ladolfi, dedicato all’ultima raccolta di poesie di Cesare Viviani, Ora tocca all’imperfetto…, individua nella condizione della vecchiaia l’emblema stesso della condizione esistenziale umana. Daniela Bisagno si immerge con una sensibilità tutta femminile nel magma incandescente del testo Archivio del padre di Giancarlo Sissa, portando alla luce la molteplicità di significati di un rapporto coinvolgente e complesso. Marco Nicastro affronta l’intero percorso poetico e umano di Guido Mazzoni nei suoi “nodi esistenziali e filosofici” tra continuità e innovazione. Paolo Lagazzi rievoca la funzione di due riviste letterarie romane: «Prato pagano» e «Braci», le quali negli Anni Ottanta del secolo scorso contro il turbinio stilistico delle Neoavanguardie hanno proposta come ideale la “semplicità”, la più difficile delle conquiste, raggiungibile solo attraverso vie segrete, complesse, sfaccettate, plurali. Dotto e approfondito appare lo studio di Mattia Tarantino dal titolo La parola ai morti: poesia e necrocrazia;?l’autore mediante un approccio pluridisciplinare ricerca l’essenza dell’atto poetico nel concetto di termine, di definizione, di morte e di espropriazione, per giungere alla conclusione che “interminabile” è la parola poetica.

La sezione Voci presenta tre poeti dalla robusta connotazione stilistica. Secondo Eleonora Rimolo, i versi di Claudia Di Palma, sono impregnati di una profondità umana e religiosa che ci fa pensare a Saba e a Loi: con delicatezza la scrittrice si piega sugli umili e sui diseredati. Secondo Giulio Greco, la tragedia della caduta del ponte Morandi di Genova viene rivissuta da Alfredo Panetta in modo antiretorico come sintomo di caduta di speranza nel genere umano: 43 vite stroncate dalla malvagità di chi pone il guadagno al sopra di ogni altro valore. Nei versi di Matteo Galluzzo Mario Famularo coglie il rapporto inscindibile tra la nominazione e la transitorietà delle cose, il quale mette in discussione la stessa solidità della realtà, quando filtrata attraverso il capzioso medium del linguaggio.

Giulio Greco


La poesia è un mazzo di rose rosse

[…]

  1. La poesia è un mazzo di rose rosse

La riflessione a questo punto dal poiein si allarga al momento dello studio, della critica, dell’interpretazione e soprattutto della semplice lettura.

Come si riesce a distruggere il messaggio umano della poesia? Molti sono i modi per riuscirvi. Mi sembra che un paragone sia più eloquente di ogni ragionamento.

«Ho regalato alla mia donna un mazzo di rose rosse per il suo compleanno».

Quali risposte potrei ricevere secondo una serie di posizioni critiche?

  1. a) risposta strutturalista: Il mazzo ricevuto è composta da rose; numero cinque; colore rosso porpora con venature più chiare; lunghezza trenta cm; numero di foglie per ciascuno stelo: quattro; numero di petali: da otto a dodici; forma: fiore aperto con petali ricurvi verso l’alto; numero di spine per stelo: circa dodici; ecc.
  2. b) risposta positivista: appartiene a una delle 150 specie originarie dell’Europa; i fiori sono stati coltivati nella serra per x numero di giorni; tipo di trasporto…; costo…; le varietà…
  3. c) risposta comparatista: il termine “rosa” deriva dal latino con origine non indoeuropea, ma presente nel greco antico, nell’iranico, nell’armenico, nel celtico, nel germanico ecc; osserviamo inoltre l’uso della rosa nelle varie civiltà; ecc.
  4. d) risposta personalista: «Grazie, con il dono delle rose vuoi dirmi che mi ami».

Non voglio assolutamente negare l’importanza delle altre risposte, ma esse sono di pertinenza di ambiti specialistici o anche strumenti filologici (cfr. l’articolo Filologia, critica e antropologia letteraria, pubblicato sul n. 5 di «Atelier», marzo 1997) che permettono di aprirsi come maggiore consapevolezza all’ultima risposta, quella autentica. Non si può, però, ridurre la poesia all’analisi della struttura e delle figure retoriche, alla pura ricerca di stile (analisi importante, sia chiaro), ai generi letterari ecc.

Soltanto in un ulteriore livello possiamo giudicare il valore di un’opera e valutare se è capace di aprire orizzonti di comprensione della realtà dell’uomo, come è o come è stata interpretata nelle varie epoche storiche.

La scuola, università compresa, ha formato un’intera generazione di docenti incapaci di superare la barriera delle figure retoriche, della struttura e della comparazione, spesso impedendo di assaporare in profondità la grandezza della scrittura in versi.

[…]

Giuliano Ladolfi