Antonio Colinas – Tre inediti (traduzione di Isabella Tomassetti)

DSC 8196 2Antonio Colinas (La Bañeza, 1946) è poeta, romanziere, saggista e traduttore. Le sue prime raccolte poetiche risalgono al 1969 (Poemas de la tierra y de la sangre e Preludios a una noche total) e proprio nel 2019, a cinquanta anni dal suo debutto come poeta, è stato insignito di due prestigiosi premi concessi da istituzioni italiane: il “Premio Lerici Pea alla carriera” e il “Premio Dante Alighieri”. La sua dedizione alla poesia è stata costante nel tempo e gli è valsa altri importanti riconoscimenti come il “Premio Nacional de Literatura” (1982) e il “Premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana” (2016).

Isabella Tomassetti insegna Letteratura spagnola presso l’Università di Roma “La Sapienza”. È specialista in poesia spagnola dei secoli XV e XVI ma si è dedicata anche alla letteratura contemporanea con saggi e traduzioni su Unamuno e María Zambrano. Attualmente prepara la traduzione di un’antologia di poesie di Antonio Colinas.

Antonio Colinas
Tre inediti
Traduzione di Isabella Tomassetti

MADRIGAL PARA SUPLICAR TU VOZ

Está tensa la noche sobre los pinos cálidos
y más calenturienta está la tierra, amor.
También a otoño saben tus labios en la sombra.
Háblame a media voz, dime qué hay por el cauce
sonoro de tus venas. Si es el pozo más hondo
de tu hermosura virgen en él me perderé.
Es un espejo el cielo, es una suave cúpula.
Aquí, sobre tu piel, también supura el pino,
deja su denso aroma, su plenitud, su llama.
Por el recuesto, amor, pasa lenta la noche
su mano de penumbra. Y el aire, solitario,
gime entre las acículas, las conmueve, las mima.
¡Desconsolado viento, cómo roza tu pecho
con su perfume, cómo lo llena y lo sofoca!
Pero ¿qué importa el viento, su sollozo en las hojas?
¿qué importa el astro puro, el sueño de la noche?
Si llegara el invierno enjaezado de oro
no serviría, amor, para calmar mis ansias.
Sólo tu voz podrá remansarme la sangre.
Tu voz: el más sutil de los vientos, el fruto
más maduro y gustoso de este otoño encendido.

(Preludios a una noche total, 1969)

MADRIGALE PER INVOCARE LA TUA VOCE

È agitata la notte sopra i pini infiammati
e ancora più febbrile è la terra, amore.
Le tue labbra nell’ombra sanno anch’esse di autunno.
Parlami a voce bassa, dimmi che c’è nell’alveo
sonoro delle tue vene. Se è il pozzo più profondo
della tua bellezza pura mi perderò laggiù.
È uno specchio il cielo, è una soave cupola.
Qui, sopra la tua pelle, anche il pino stilla,
sparge il suo denso aroma, la pienezza, la fiamma.
Sul pendio, amore, passa lenta la notte
la sua mano in penombra. E l’aria, solitaria,
geme fra le acicule, le scuote, le accarezza.
Sconsolato vento, come sfiora il tuo petto
con il suo profumo, come lo colma e lo opprime!
Ma che importa il vento, il suo pianto fra le foglie?
Che importa l’astro puro, il sogno della notte?
Se giungesse l’inverno pieno di nastri d’oro
non basterebbe, amore, a calmare la mia ansia.
Solo la tua voce potrà placarmi il sangue.
La tua voce: il più sottile dei venti, il frutto
più maturo e gustoso di questo autunno ardente.

*

NOCTURNO IV

Duermes como la noche duerme:
con silencio y estrellas.
y con sombras también.
Como los montes sienten el peso de la noche,
así hoy sientes tú esos pesares
que el tiempo nos depara:
suavemente y en paz.

Te han llovido las sombras,
pero aquí estás, abrazando en la almohada
(en negra noche),
toda la luz del mundo.
Yo pienso que la noche, como la vida, oculta
miserias y terrores,
mas tú duermes a salvo,
pues en el pecho llevas una hoguera de oro:
la del amor que enciende más amor.

Gracias a él aún crecerá en el mundo
el bosque de lo manso
y seguirán girando los planetas
despacio, muy despacio, encima de tus ojos,
produciendo esa música
que en tu rostro disuelve la idea del dolor,
cada dolor del mundo.

Reposas en lo blanco
como en lo blanco cae en paz la nieve.
Duermes como la noche duerme
en el rostro sereno de esa niña
que todavía ignora
aquel dolor que habrá de recibir
cuando sea mujer.

Otra noche
la nieve de tu piel y de tu vida
reposan milagrosamente al lado
de un resplandor de llamas,
del amor que se enciende en más amor.
El que te salvará.
El que nos salvará.

(Libro de la mansedumbre, 1997)

NOTTURNO IV

Dormi come la notte dorme:
fra il silenzio e le stelle
e fra le ombre, anche.
Come i monti sentono il peso della notte,
così oggi senti tu quei dolori
che il tempo ci riserva:
dolcemente e in pace.

Sono piovute le ombre,
ma sei qui e abbracci con il cuscino
(nella nera notte)
tutta la luce del mondo.
Io penso che la notte, come la vita, cela
miserie e terrore,
ma tu dormi sicura,
perché porti nel petto un rogo tutto d’oro:
quello dell’amore che accende l’amore.

Grazie a lui crescerà ancora nel mondo
il bosco della quiete,
continueranno a girare i pianeti
lentamente, molto lenti, sopra i tuoi occhi,
producendo quella musica
che sul tuo volto dissolve l’idea del dolore,
ogni dolore del mondo.

Riposi sul bianco
come sul bianco cade in pace la neve.
Dormi come la notte dorme
nel volto sereno della bambina
che ancora non conosce
quel dolore che dovrà ricevere
quando sarà una donna.

Una notte ancora
la neve della tua pelle e della tua vita
riposano mirabilmente accanto
a un bagliore di fiamme,
all’amore incendiato dall’amore.
Quello che ti salverà.
Quello che ci salverà.

*

FUENTE

Regrésame a ti.
Si es de día,
para que sienta esa dulce fiebre
que se desprende de tu tierra-sangre.
Y, si fuese de noche,
mantén sobre mis párpados
posadas tus estrellas,
la llama azul de Venus
y que sienta
cómo la eternidad
se detiene en mi cuerpo
un poco más,
un poco más aún.

¡He estado extraviado tantas veces
desde que me arrancaron
de mi infancia en ti!
¡Si pudiese elevar como entonces
mi mano al firmamento,
como cuando encendía mis bengalas
en el pueblo sin luces!
(El tibio resplandor de las bengalas
en los rostros de aquellos niños
sentados en un círculo en el suelo,
era la única luz
en la medianoche del estío.)

Regrésame a ti, dame la paz
de la encina,
la quietud de tus montes,
plenitud absoluta.

(Canciones para una música silente, 2014)

FONTE

Portami da te.
Se è giorno,
per sentire quella dolce febbre
che nasce dalla tua terra di sangue.
E, se fosse notte,
mantieni le tue stelle
posate sulle mie palpebre,
la fiamma blu di Venere
e fammi sentire
come l’eternità
indugia sul mio corpo
ancora un po’
un poco ancora.

Mi sono smarrito tante volte
da quando mi hanno strappato
dalla mia infanzia con te!
Se potessi alzare come allora
la mano verso il firmamento,
come quando accendevo i miei bengala
nel paese senza luci!
(Il tiepido fulgore dei bengala
sui volti di quei bambini
seduti in circolo per terra,
era l’unica luce
nella notte fonda dell’estate).

Portami da te, dammi la pace
della quercia
la quiete dei tuoi monti,
pienezza assoluta.


Fotografia di proprietà dell’autore.