Viviana Viviani, Se mi ami sopravvalutami

Ultimo aggiornamento:

Viviana Viviani
Se mi ami sopravvalutami
Controluna, 2019, pp.71, Euro 10,90.
Prefazione di Franz Krauspenhaar
Postfazione di Giuseppe Cerbino



Un bell’esordio in poesia quello di Viviana Viviani, raccolto nel duplice abbraccio di Franz Krauspenhaar (prefatore) e Giuseppe Cerbino (postfatore). Uno sguardo poetico curioso e spigliato, sui grandi sentimenti e le piccole miserie della vita umana: ironico e autoironico, più spesso sarcastico e divertito. La raccolta è divisa in due parti – ‘Amore’ e ‘Sopravvivenza’ – che paiono conseguenziali: un amore, alla prova dei fatti, quasi sempre deludente e la necessità, allora, di sopravvivergli, con le minori sofferenze possibili. “Il percorso scelto – dice Krauspenhaar nella prefazione – è a zig zag, passando da una prosodia di passo veloce, quasi fulmineo, a brevi pseudofilastrocche arcimoderne” mentre Cerbino, nella postfazione, parla di “andamento complessivamente prosastico senza però disdegnare strizzate d’occhio alla metrica…e all’uso degli strumenti tradizionali della scrittura poetica come allitterazioni assonanze, rime e anafore.” Brevi analisi, le loro, che dopo la lettura ci trovano pienamente concordi anche se almeno un nome deve spendersi per questa poesia, quello di Vivian Lamarque, che qui sembra aleggiare non solo nelle ‘pseudofilastrocche’ ma quasi in ognuna delle variazioni di tono e trattamento degli oggetti poetici, si tratti d’amore o di meschinità. Qualche esempio, prima di leggerezza: Ho sfinito le amiche/ e mia madre ti odia/ non c’è più nessuno/ per parlare di te./ Crederanno gli ingenui/ che ti abbia scordato/ mentre io tutti i giorni/ entro in tutte le stanze/ digitando il tuo nome (da ‘Il tuo nome è la mia password’); quindi di tenerezza: Se potessi un’ultima volta/ rannicchiarmi nelle tue rughe/ da satiro e da padre/ ti direi che non sei mai/ stato vecchio, ma grande/ abbastanza per contenermi/ e chiamarmi per sempre ragazza (‘Differenza d’età’). Di nuovo l’ironia, questa volta un po’ amara (da ‘Azzardo’): Ogni giorno metto in banca/ un po’ di questo amore/ tu la notte me lo rubi/ te lo giochi alla roulette.//In silenzio torni a casa/ e le mani sono vuote/ mi ripeti che va bene/ che l’amore è questo qui.//Non è fatto di fiducia/ del mio impegno e devozione/ ma di azzardo e di fortuna/ e che un giorno vincerai. Ci sono poi testi particolari da segnalare al lettore, per esempio ‘Da piccola volevo essere povera’, tutta tenerezze e umiltà, che nell’ultimo verso spiazza il lettore: “M’ero sopravvalutata”; la bella filastrocca ‘La giovane stampante e il vecchio calamaio’, citata anche in postfazione da Giuseppe Cerbino; la spiritosa ‘Donde’, con l’avverbio scambiato da bambina per un sostantivo e dal cui equivoco viene fatto discendere addirittura l’ateismo dell’autrice, o le delicate poesie che guardano la vecchiaia – ‘Le vecchie signore’ e ‘Nelle case di riposo’ – dove, eccezionalmente, non si cede all’ironia. Una poesia dunque cangiante, per temi e per stili, che gratifica anche il lettore dal palato più fine, una poesia nella quale si nota ogni tanto, per certe acute osservazioni e attenzioni ai dettagli, oltre l’eco della Lamarque quello della Szymborska.

Antonio Fiori






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