Sciamano. La poesia terrestre e astrale di Donatella Bisutti Riflessioni di Annamaria Ferramosca

Ultimo aggiornamento:

Sciamano
Donatella Bisutti & Delta 3 Edizioni, 2021, collana Aeclanum

Sciamano. La poesia terrestre e astrale di Donatella Bisutti
Riflessioni di Annamaria Ferramosca

In un tempo di disorientamento e perdita di ogni centratura etica-estetica-sociale, mentre brancolo come tanti, tra derive caotiche, materialismo, scientismo, tecnologia, virtuale, ecco mi capita tra le mani, inaspettato, Sciamano, un libro che misteriosamente mi riporta nei territori calmi e luminosi dell’intuizione, del cammino analogico, del mito. Mi sembra una direzione preziosa da verificare.
Nota per il suo intramontabile libro La poesia salva la vita, e con alle spalle un lavoro costante di scrittura, divulgazione e traduzione di poesia, oggi Donatella Bisutti approda alla nuova casa editrice Delta3 con un volume prezioso che contiene gli inediti degli ultimi anni e una selezione di testi da alcune delle sue precedenti opere, come incisive tracce del suo percorso poetico.
La poetessa fa precedere i testi da un’analisi puntuale della propria poetica, che trovo esemplare lascito per chi voglia conoscere i meccanismi dell’insorgere di una passione per la poesia, di come si coltiva e si alimenta un destino.
Bisutti qui si fa magistra magica, affabulando di come la poesia si crei dall’Ascolto e dal Silenzio, dimensioni oggi quanto mai rare e sfuggenti, quasi del tutto annullate, ma indispensabili perchè si inneschi l’atto contemplativo come medium limpido di conoscenza universale.
E si comprende come le convinzioni dell’autrice siano state elaborate da personali esperienze e nutrite da poderosi studi, soprattutto delle filosofie orientali e dalla lettura, tra i tanti autori, di Jung, Hilmann, del poeta-filosofo Edmomd Jabès (pure da lei tradotto). Da questo assiduo e intenso lavoro lei ha potuto trarre la conferma che: Poesia non è che una Domanda che non attende risposta , dove la risposta è dunque imprendibile, o sempre larvata, eppure resta un Assoluto, da costeggiare solo attraverso l’intuizione, mai con la pura razionalità o per spinta volontaria.
E i suoi testi, del passato e recenti, sono la dimostrazione luminosa di questo processo di silenzio -ascolto – trascrizione, così raro oggi, soprattutto per noi occidentali, immersi in questa temperie del primato di ratio-scienza-economia- tecnologia.
Nei testi che mi piace riportare di seguito si percepisce come il poeta possa oltrepassare i limiti dell’io, sentirsi connesso in vibrazione armonica con terra e cosmo, come da sempre fanno gli iniziati, i mistici, gli sciamani. Poichè, come l’autrice afferma in una recente illuminante intervista dello studioso Michele Bordoni per il blog Insula Europea, è proprio attraverso la poesia, creatasi con queste modalità intuitive-contemplative, che si può comprendere come la verità segreta del mondo sia una verità analogica, che tende a unire, a ricomporre, mai basata su antinomie divisive. Una verità che assimila la totalità degli esseri al Divino. Si tratta però di un Divino che non ha alcun valore confessionale, ma che è apertura ad una dimensione totalizzante del Sacro, identificato nella connessione universale tra esseri e cosmo ( l’Anima Mundi di Yeats!), percepibile da tutti, dunque di chiara valenza antropologica, come impronta genetica della psiche umana.

Scorriamo dunque in tremore questa scrittura terrestre e insieme dal misterioso sapore astrale. Ma non si pensi che nelle pagine sia assente la realtà, anche cruda. Perchè anch’essa è parte della terra, del moto umano imperscrutabile e pure miserabile. Nella sezione Rappresentazioni si aprono squarci sul quotidiano, appaiono emaginati, mendicanti, poeti amici scomparsi, un femminicidio, e i temi sono tracce per intuire connessioni, limiti, aperture. Un filo di grande coerenza lega queste poesie ai Testi 1985-1999, molti di tono aforismatico, a Penetrali, dove soffermarsi a lungo su ogni verso per trarne scene sempre aperte al risvegliarsi della nostra sintonia, a Inganno Ottico, denso di prosa evocativa- speculativa, dove si stagliano le figure enigmatiche dell’amore, le sagome-metafora degli animali, a indicare i limiti e le umili glorie dell’umano. Dove splende, centrale, la definizione: Poesia è coraggio di non interrompere il silenzio.

Dalla sezione Sciamano – Inediti 2005-2020

da Cosmica

Egli viene

Qualcuno mi abita
che non sono io.
Qualcuno più grande
che non conosco
a cui devo far posto.
L’ho sempre respinto finora
perché non invadesse la mia vita.
Si è seduto per anni davanti alla porta
in quieta attesa.
Viene adesso che la morte è vicina.
Egli sa dov’è il cammino
e mi lascia da parte
come la foglia secca che rotola sull’asfalto
come la pelle abbandonata dal serpente
l’involucro della larva
la coda staccata della lucertola.
Io devo farmi da parte
raccogliere gli stracci delle mie paure
le gioie inconsapevoli
e i piaceri gelosi golosi sottratti al tempo
tutte le notti trascorse
con gli occhi affissi nel delirio
di un cielo scintillante di troppe stelle.
Egli viene ora
e dietro alle sue spalle
c’è l’angelo con le ali di tempesta.

*

Sciamano
a Bernard Guillot

Il tuo cranio, camita,
le tue brache da viandante, sformate,
i talloni terrosi, le tue grosse dita…
graffiato in ogni parte dagli arbusti
nelle pozze occhiute del torrente
nei dirupi arsi
alla ricerca della fonte prima
di ogni fonte
quella
che sta di là delle montagne, sempre al di là,
nascosta,
mai trovata, eppure
che c’è dicono, esiste
e tu a rischiare la tua vita
nell’intrico arrogante dei rami
nelle chiuse forre dei boschi
fra i massi
scagliati da foschi giganti
in battaglia sui monti,
per cercare da uomo la fonte
della tua divinità ferina.
I fauni ti porteranno a spalla quando
non potrai più avanzare
abbandonato a terra giacerai
davanti al dio:
– che sia salvo –
consentendo col capo.
Allora ti ridesterai
ferito?, chiederanno i molti all’intorno
saliti in tuo soccorso con piccozze e corde
e tu: – sono tornato – dirai –
ho conosciuto la montagna
non ho trovato la fonte,
ma c’è, sono sicuro –
e di nuovo ti avvincerà profondo il sonno
degli antichissimi tempi dei boschi.

*

Il Passo
(Ascoltando una composizione di
Helmut Lachenmann per pianoforte)

Il passo percuote il terreno
Il silenzio
si dilata nel passo.
Dal suolo
il nulla
si ripercuote
fino al cielo.
Il passo come
la risacca
sulla battigia
come i grilli
nell’infinito dei campi.
Passo atono
che dilata il silenzio
e si coniuga al nulla
ossessivamente
ripetutamente
lo spezza
e poi si smorza
si allontana
svanisce.
L’infinito finisce.

*

Cosmica

Questo cosmo infinito suggellato nel silenzio
che non può esprimere sentimenti se non
con scoppi, eruzioni, smottamenti, tempeste,
[calure,
inondazioni, tremori, ondeggiamenti,
questo cosmo costretto a
tenersi dentro
tutto il suo dolore e la sua gioia
aspettava la nostra voce per cantare
il nostro pianto per soffrire
la musica dei nostri strumenti per
dire la tenerezza e la solitudine
di ciascuna dei suoi miliardi di stelle
destinate a scomparire.

*

da Rappresentazioni

Mendicante

Lui – un mendicante qualsiasi
un ingombro che avanza con la sua sporcizia
otturando lo spazio libero sul marciapiede
un ingombro sulla via
uno in più – dei tanti
non bastano? già?
Le zecche il contagio
il lezzo il corpo invaso
dal sentore dell’indicibile indigenza
Come potrò evitarlo mentre mi viene
incontro, lì, sullo stesso marciapiede
e già mi fronteggia nella sua infinita miseria
cui sono del tutto inadeguata?
Lui, eccolo, l’attimo della rivelazione ultima,
l’apparizione che toglie il fiato e fa tremare
[le gambe,
ti fa scricchiolare le ossa
Resti stupefatta e trattieni
nella tua mano uncinata
la moneta
L’unica moneta che ancora possedevi
Tutto si è illuminato d’un tratto
sulla strada di Gerusalemme
le cui porte – ora lo sai – ti saranno
per sempre precluse.

*

Estetista (Un caso di cronaca)

Dopo l’ufficio lei andò dall’estetista
per prendersi cura del suo corpo.
Vi rimase più di due ore
Si fece tingere i capelli
massaggiare il viso e il collo
depilare le sopracciglia
applicare le ciglia finte
verniciare di smalto azzurro le unghie
delle mani e dei piedi,
depilare la gambe e le ascelle.
Era perfetta.
Poi lui venne a prenderla
la fece salire sull’auto
una Porsche nuova
Andarono per una strada fra i campi
ormai era sera e si stava facendo buio.
Lui la strinse forte
poi fece a pezzi il suo corpo
meticolosamente.

Da Testi 1985-1999 – Violenza

Un uomo solo ne può uccidere migliaia.

Migliaia di uomini per uccidere un uomo solo.

*

La vittima

Muore per aver perso
fino all’ultima goccia di sangue.
Bianco come l’alba.
Innocente come il nuovo giorno.

*

Da Inganno Ottico

In coperta (da un quadro di Hopper)

Due uomini in coperta, uno avvolto in un plaid
– l’altro chino in avanti, col cannocchiale. Il
mare: rigide increspature che si allontanano.
L’uomo col cannocchiale potrà scoprire solo un
punto di fuga più remoto: non c’è quindi differenza
fra lui e l’altro che sdraiato si abbandona
a questa sottrazione operata sul mondo circostante.
Cosi la realtà e il tempo si allontanano
da noi in una corsa senza fine: il loro espandersi
è un sottrarsi, mentre la nostra imbarcazione
si avvicina alla meta.

 

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