Rachel Slade

Rachel Slade – Inediti (traduzioni di Michele Bordoni)

Ultimo aggiornamento:

Rachel Slade è nata in Connecticut, Stati Uniti, e dal 2002 vive in Italia. Artista visiva e scrittrice, i suoi versi sono stati pubblicati in vari siti letterari tra cui: Atelier, Laboratori poesia, Interno poesia, Poesia del nostro tempo e Do You Need A Sign. Nel 2016, con la casa editrice Samuele Editore, ha pubblicato La casa apocrifa (The Aprocryphal House), una plaquette di poesia e disegni in tiratura limitata, e nel 2018 ha vinto il ‘Premio Ossi di seppia’ per la poesia. È stata inclusa nella pubblicazione NeMLA (Northeast Modern Language Association) “Journal of Italian Studies” per l’edizione speciale “Writing in a Different Language: Transnational Italian Poetry” (2019), a cura di Simona Wright e Alessandro Canzian. Ha partecipato a vari eventi, festival di poesia e mostre d’arte, incluse le sue personali più recenti, “Devota come un ramo” (2018) presso Maniago (PN) e l’installazione “In camera caritatis” (2019) presso la chiesetta di Santa Cecilia a Spilimbergo (PN).

 

*

 

The Pasture

The waterdrop thins

in the turn of leaden leaves,

of pushed-out shells, calcium-dense,

inveterate comedy of the clear eye.

 

Earthbound, what drew you in

was the air and the tree

bent to the nocturnal window.

 

Day strung itself from pole to pole,

from animal to angel,

and dying upon itself in leaden waves

it did not know to fight

except in word and image.

 

The form that unmade itself

at the sound of your footsteps,

that turned its eye from your grim grace

immersed itself in the seasons

and all twelve hours of your joy.

 

Il Pascolo

La goccia d’acqua si estingue

nel vortice di foglie esangui,

di gusci espulsi, concrezioni calcaree,

commedia imperterrita ad occhi aperti.

 

Terrestre, ad attirarti

è stata l’aria e l’albero

piegato verso la finestra notturna.

 

Il giorno si è teso da polo a polo,

da animale ad angelo,

e nel suo morire in onde plumbee

non ha saputo lottare

se non con parole e immagini.

 

La forma che si è disfatta

al suono dei tuoi passi,

che ha voltato lo sguardo dalla tua cupa grazia

ha radicato se stessa nelle stagioni

e tutte le dodici ore della tua gioia.

 

*

 

The Rind

The origin and law of perfect return

blackened the names with a thick pen,

revoked the gated pastures.

 

Record of animal grazing,

bellows of known things,

words of unlived consonance.

The soft animal sorrow

that groped beyond the threshold.

 

The lime and the lemon harden

in the years that pass, but do not turn.

The rind is the hide of an animal

come to reconcile all childhood oaths.

 

La Buccia

L’origine e la legge del perfetto ritorno

hanno cancellato i nomi con una penna spessa,

hanno proibito i pascoli recintati.

 

Traccia del passaggio dell’animale,

respiro delle cose conosciute,

parole di una concordia non vissuta.

Il delicato dolore della bestia

che è arrivata a tentoni oltre la soglia.

 

Il lime ed il limone si induriscono

negli anni che passano, ma non mutano.

La buccia è la pelle dell’animale

venuto a riconciliare tutti i giuramenti dell’infanzia.

 

*

 

The Preparation

The waterdrop of day passes through

the night’s circumference,

the width and breadth of the body.

 

What the door closed upon

crosses the threshold regardless,

while what couldn’t leave

makes a home of these belongings.

Day casts its garments of light in the fire.

 

But this isn’t what burns,

as the flatland erects metallic spires

and the foot trembles in its square.

 

Lit rooms in a land of stacked shadows.

Where the edge of the field often gave off sparks.

Where lips part in eternal preparation.

 

My one, listen, I parted the dark fur of the heart

and found foreign matter, impassable vegetation, the forest.

 

La Preparazione

Il giorno avanza goccia a goccia lungo

la circonferenza della notte,

la misura e l’estensione del corpo.

 

Quello che la porta ha chiuso fuori

attraversa comunque la soglia

mentre quello che non può andarsene

fa dimora di queste appartenenze.

Il giorno si sveste nel fuoco dei suoi abiti di luce.

 

Ma questo non è quel che brucia,

mentre nella pianura si alzano spire di metallo

e il piede trema sulla sua piazza.

 

Stanze illuminate in una terra di ombre accatastate.

Dove il confine del campo produce scintille.

Dove labbra si aprono in un’eterna disposizione.

 

Amore, ascolta, ho separato la scura pelliccia del cuore

e trovato una materia sconosciuta, vegetazione impenetrabile, la foresta.

 

(traduzioni di Michele Bordoni)

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