Poesia italiana

Giuseppe Grattacaso - uscita editoriale de "Il mondo che farà", Elliot edizioni 2019

GRATTACASO FOTOGiuseppe Grattacaso è nato a Salerno nel 1957 e vive a Pistoia. Ha pubblicato i libri di poesia Devozioni (1982), con una nota introduttiva di Renzo Paris, Se fosse pronto un cielo (1991), introduzione di Alessandro Parronchi, Confidenze da un luogo familiare (2010), La vita dei bicchieri e delle stelle (2013, Premio Pontedilegno Poesia). Il suo primo libro di racconti è Parlavano di me (2015), diventato in seguito anche testo teatrale. È autore di un blog di poesia contenuto nel sito www.giuseppegrattacaso.it. Collabora al web magazine Succedeoggi.

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Giuseppe Grattacaso 
Uscita editoriale

Testi tratti da Il mondo che farà (Elliot edizioni, 2019)




*



Un certo giorno uno camminando
per una strada che non riconosce
o nell’attesa di un treno alla stazione
in leggero ritardo o all’improvviso
rimasto frastornato senza mira
davanti a una vetrina e non sa
che cosa stia a guardare, percepisce
senza cura il destino, che la vita
più non funziona che per struggimento,
per insolvenza. Gli altri vanno dritti
e lui scantona ed abbandona il gruppo,
elimina le chat, senza parole
rimangono le immagini, lui aspetta
che il mondo che farà venga a soccorso,
ma non è detto arrivi puntuale,
perché in aiuto può venire il mondo
solo con frasi esatte, prima e dopo
rimessi in fila con conteggio certo,
gli orari in evidenza in calendario,
il caso che è convinto in correttezza,
non più la confusione degli istanti,
ma un’ora dopo l’altra in successione.
Lui aspetta un nuovo tempo non più pioggia,
i temporali, acciacchi, altri malanni,
ma vento che rischiari il paesaggio.




*



Se il giallo si confonde e non conclude
la sua testimonianza, allora invecchia
il corpo spento, avverte che l’attesa
è una fermata in bilico sul nulla.
Quando poi la marcia è consentita
e il verde si profonde in cerimonie
e partiamo all’assalto, consumato
è il terreno, vediamo il precipizio
ad ogni passo, speriamo in una sosta
più duratura al prossimo passaggio,
che il giallo ci conservi nell’indugio,
l’incertezza ci liberi dal viaggio.




*


Che il mondo pur avendo accumulato
anni su anni, non sia mai esistito
è teoria nemmeno tanto insana
di pensatori in cerca dell’idea
risolutiva, o in vena di minacce,
o chissà forse di consolatorie
erudizioni: siamo tutto e nulla,
o meglio da un bel po’ noi non viviamo,
da quando siamo nati, e non sappiamo
che non siamo esistiti. Il mondo è niente,
nemmeno le macerie, non c’è aria,
manca di tutto, sarebbe già qualcosa
la polvere, allora me ne vado,
ma in quale luogo, se non c’è esistenza
non c’è nessun approdo, resto fermo,
e immobile mi sento quasi eterno,
se non esisto sono anch’io nel niente,
però per sempre io non sono vero,
eterno e falso, un costante zero.


Fotografia di proprietà dell'autore. 


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