Poesia italiana

Andrea Donaera - Due inediti

DONAERAAndrea Donaera (Maglie, 1989) vive a Bologna. È laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università del Salento, dove è fondatore e segretario del Centro di ricerca “PENS: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture”. Suoi testi e interventi sono apparsi su «Nuovi Argomenti», «Minima&Moralia», «Nazione Indiana», «Argo» e «Atelier». È prevista per il 2019 la pubblicazione della silloge Una Madonna che mai appare, all’interno del XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea, con prefazione di Maurizio Cucchi (Marcos y Marcos, Milano). Ha pubblicato le raccolte Il latte versato (Sigismundus, 2012, postfazione di Elio Pecora), Certe cose, certe volte (Marco Saya, 2013, introduzione di Nicola Vacca), Occhi rossi (‘Round Midnight, 2015, prefazione di Davide Rondoni) e il saggio Su una tovaglia lisa. Nell’Inventario privato di Elio Pagliarani (L’Erudita, 2017). Nel 2018 è finalista al premio “Elio Pagliarani” e ha vinto i premi “Bologna in Lettere”, “Urbanità tentacolare”, “De Finibus Terrae” e “Ossi di seppia”. Dal 2016 dirige la collana di poesia Billie della casa editrice ‘Round Midnight. È il direttore artistico del festival letterario “Poié” e del festival della poesia dialettale “Oju lampante”.

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Andrea Donaera
Inediti

 





*



Ci te scozzechene le tiscete scaurtandu
e scazzafittandu ‘a facce t’a terra
sta’ mmunti nu iou forte, pare, ‘n’
iu ca nu’ ttocca llu secuti.
Nu iou more e ‘n’ addhu nasce, pare, nu
iou, quiddhu mortu a te te serve, te serve
ccu llu leggi, comu libri,
comu ddhi libri ca
laggìene te le ‘ntrame,
ttocca se ‘nnichene, moi, ‘e ‘ntrame.



Se ti si screpolano le dita scavando | e scrostando la faccia della terra | stai costruendo un io forte, pare, un | io di cui non ti dovrai mai fidare. | Un io muore e un altro nasce, pare, un | io, quello morto a te serve, ti serve | leggerlo, come libri, | come quei libri che | leggevamo di pancia, | bisogna straziarla, adesso, la pancia.




*

Quandu scurisce ‘na cosa se face: se
trèmula tantu se trèmula ca l’anni e li
morti se sprìculene e scindene, a
undate, te pijene a’n coddhu.



Quando è notte una cosa si fa: si | trema tanto si trema che gli anni e i | morti si sgretolano e scendono, a | valanghe, ti prendono alle spalle.





Fotografia di proprietà dell'autore. 


 

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