Poesia italiana

Simone Burratti - Un inedito

WhatsApp Image 2018 10 22 at 16.02.52Simone Burratti (1990) studia e vive a Padova. È stato fondatore del sito formavera. Suoi testi, interventi e traduzioni dall’inglese sono usciti su vari blog e riviste, tra cuiLe parole e le cose, L'Ulisse e Atelier. Ha inoltre partecipato all'edizione 2017 di RicercaBO. Con Progetto per S. (NEM, 2017), ha vinto il Premio Castello di Villalta Giovani, il Premio Camaiore Proposta ed è risultato finalista al Premio MauroMaconi (sez. B.) e al Premio Cetonaverde Giovani.

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Simone Burratti
Un inedito

ASPARAGI

Piumone, 4:00 di primavera. Mi considero un uomo intelligente, ma ci sono molte cose basilari che non capisco. Per esempio il lavoro, gli effetti a lungo termine dell'alcol, che cosa sono gli asparagi.

Gli asparagi sono i germogli della pianta omonima, si usano per fare la frittata con gli asparagi e il risotto con gli asparagi. Si mangiano anche crudi, rendendoli in mano e strappandoli coi denti.

L'ho scoperto su Wikipedia, mentre mi rifiutavo di capire altre cose più importanti. Per esempio che la mia relazione è ormai un contratto a tempo determinato. Questo mi tranquillizza, però non sono sicuro. Mi sento triste in un modo che fa chiudere le finestre.

La lampada illumina l'epoca in cui sono rimasto per l'ennesima volta. Se la spengo, sogno due colonne con una faccia umana scolpita sulla cima. Arriva un nano, prova a buttarle giù, la colonna con la faccia di Grisù si inclina e va a baciare sulle labbra la faccia dell'altra.

Il sogno significa che la mia relazione è finita, che ho fatto in modo che finisse; significa anche che Grisù ne ha cominciata un'altra tutta sua.

Ho sempre voluto essere l'artefice degli avvenimenti, ma senza alcun interesse per gli avvenimenti in sé. Un deus ex-machina, un giudizio, un astrologo della domenica. Adesso, invece, vorrei soltanto dormire la vita, stare a guardare gli altri mentre la realizzano.

Le persone migliori sono quelle che spariscono. Sotto il piumone, alle 5:00 di primavera, respirando l'odore dei calzini. Mi piacciono gli odori che tengo solo per me.

Il nano sbuca fuori dal letto all'improvviso, scintilla i denti gialli masticando gli asparagi. Ride, sputa, dice te l'avevo detto. Quando mi giro sul fianco mi abbraccia, mi lascia dormire.


Fotografia di proprietà di Donatella D'Angelo.

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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