Poesia italiana

Carlo di Legge - Due inediti

21544004 10212192216435131 1716611739145619224 oCarlo Di Legge (Salerno, 1948), dopo il contributo al volume La polifonia estetica (Milano, 1996) ha pubblicato i saggi filosofici Il signore delle due vie (Salerno, 1999), Eros e paradosso (Napoli, 2007; 2014); e Ontologia. Elenchi della terra e una specie di oceano (Napoli, 2014).
In poesia, i lavori più importanti sono Momenti d’amore (Angri, 2002), Il candore e il vento (Napoli, 2008) e Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte (Alessandria, 2018). Una scelta rappresentativa si trova nel volume Poeti e pittori di Secondo tempo (Napoli, 2013). Sull’esperienza del tango ha pubblicato il libro, a carattere letterario-epistolare, Sentire il tango argentino. 10 lettere e una poesia (Napoli, 2011).

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Carlo di Legge
Due inediti


Buenos Aires, Benares

Venivano fuori all’imbrunire, il clochard sotto il
portoncino, e la donna bionda con i bambini,
passavano la notte
sul marciapiede di Corrientes, davanti alla Farmacity
non ancora chiusa.

Questo adesso, che avrei chiamato futuro, come può essere,
e quel tempo, era agosto, ma come poteva.
A due passi c’erano le milonghe del centro e i turisti,
ero uno di loro, in vacaciones de tango.

Le pire a Benares, bruciano i morti, e a quel tempo
le cappelle con le bare, alla Recoleta
di Buenos Aires.

Sulle vie che uso,
qui
si scaraventano le onde silenziose e discontinue del tempo.

E sempre mi stupiscono: il cosiddetto amore,
l’ignoto nella mia ombra, o di chi chiamo simile,

e condivido ogni sorte,
intendo la mansuetudine e i dubbi del giusto,
sto con i corpi profanati o venduti.

Sono quell’uomo braccato, allora come ora,
è il mattino della partenza,
ho un bambino in braccio, chiedo medicine.

Buenos Aires agosto 2010
Nocera Inferiore luglio 2018


*

Torno di tardo pomeriggio

Torno di tardo pomeriggio,
mi si mette di fronte la montagna,
nel sole di luglio.

Non solo un gioco d’occhio, cervello
e oscillazioni dell’aria:

stabilità, leggerezza, ciò che è duraturo, fermo,
ciò che è volatile e muta,
si congiungono
per l’ennesima effimera meraviglia.

Non ci farò mai l’abitudine.

E poi:
boschi in salita sotto il cielo: più in là,
di fronte, un anno fa, adesso.

Non c’è dubbio,
l’ovvio è del tutto assurdo.

Eppure, le cose possono muoversi in una
girandola di sensi: la storia,
la conquista bizantina, che, mi sembra di capire,
fu proprio lassù, un po’ verso destra,
la battaglia, il resistere fino alla morte.

Perché non sembri troppo lontano,
torno indietro di qualche decennio,
tu e io eravamo giovani e salivamo
sul pendio, era fine d’estate.

Rivedo il tuo viso,
e la montagna che dorme nel pomeriggio
è adesso il corpo sensuale e vellutato,
con i chiaroscuri e le sfumature di una donna verde.

7 luglio 2018
Fotografia di proprietà dell'autore.

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