Poesia italiana

Giorgio Sica - inediti

SICA GIORGIO
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Giorgio Sica
(inediti)


*
Maglietta

Questa è l’ultima volta che dormo
con la maglietta a strisce bianche e verdi
che mi hai regalato,
quel giorno di sole a San Paolo
sotto un pergolato pieno d’uva che sarebbe diventata
un vinaccio acetato brasiliano.
Amo davvero questa maglietta –
lei è te e quel giorno di sole –
ma ormai ha un grosso buco sulla spalla
e il collo sfilacciato e capovolto
distrutto dal troppo uso e il troppo amore.

Anche se tu accarezzavi le strisce orizzontali
con le tue lunghe dita color latte,
anche se la indossavi per dormire
per impregnarla di notte del tuo odore
e farmi di giorno tuo prigioniero,
adesso dovrò buttarla via.
Le voci di generazioni di donne della mia famiglia
mi intimano di farlo.
Tu sei andata via.
E poi non ho più la forza
sufficiente a sostenere
lo sguardo sdegnato della portiera
quando mi dimentico di averla addosso
(o forse fingo?)
e scendo incurante in cortile
a spostare la macchina che ho lasciato
la sera prima ubriaco
nel posto del vicino.


*
A mio figlio Teo, delfino

Ogni volta che ti accompagno sul bordo
della piscina sei felice come una minima divinità
marina che fa ritorno al suo elemento.
Fingi allora di saper nuotare
neghi i braccioli e ti tuffi senza paura
sprizzando schegge luminose,
e un’aura d’acqua t’intrasparenta il riso.
Poi quando mi afferri
giusto un attimo prima di affogare
i tuoi occhi si spalancano di gioia
e di orgoglio. Ti stringo forte, allora,
e tu mi chiedi di lanciarti
là, lontano sul fondo
più lontano più a fondo
per donarmi di nuovo
la gioia di vederti emergere
salvo e un po’ più uomo
dalla pelle di cristallo dell’acqua.


*
A letto con i miei figli

Ogni volta che dormo con i miei due
acrobatici funambolici minuscoli supereroi
capisco una nuova sfumatura della parola
amore.
Stasera, ad esempio,
dopo lunga e perigliosa caccia
ho appena ucciso in bagno due zanzare:
ne contemplo orgoglioso il corpetto
stramazzato alla parete.
Non succhieranno più, questi minimi
vampiri, il sangue dei miei bimbi
non disturberanno con l’osceno ronzare
il loro fragile, grazioso sonno.
Adesso, esausto e soddisfatto,
devo solo rimboccare le coperte.
E Kito, dormendo, mi accarezza la barba
con il palmo di seta della sua mano.

Giorgio Sica insegna Letteratura Comparata presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato due volumi di poesia: L’altra stanza della voce (Guida, 2010) e Versi di mare e d’orto (Oèdipus, 2013). Il suo terzo libro di versi, intitolato Breviario per vagabondi, è in corso di stampa per Oèdipus. Ha tradotto Il libro sul nulla, del poeta brasiliano Manoel de Barros (Oèdipus, 2014) e, sulla rivista Trivio, un’antologia di Paulo Leminsky. Ha inoltre tradotto per la prima volta in portoghese poesie di Rocco Scotellaro (Forum Italicum, New York, 2016) e Alfonso Gatto (Mosaico, Rio de Janeiro, 2017).Un suo racconto è stato inserito nell’ultimo volume di Toilet. Racconti lunghi e brevi a seconda del bisogno (Edizioni 80144). Ha pubblicato, inoltre, i volumi di critica letteraria Il vuoto e la bellezza. Da Van Gogh a Rilke: come l’Occidente incontrò il Giappone (Guida, 2012) e Una catena tra Oriente e Occidente. Octavio Paz, la poesia giapponese e il Renga di Parigi (Oèdipus, 2014). Suoi saggi e traduzioni sono apparsi su riviste italiane e straniere.

Fotografia proprietà dell'autore. 

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