Poesia italiana

Dome Bulfaro - "ICTUS 1. scheletrico di una famiglia"

 BULFARODome Bulfaro (Bordighera 1971) è poeta, performer, artista e insegnante di poesia, disegno e scultura. La sua ultima pubblicazione è Ossa Carne (Dot.com Press, 2012) con traduzione inglese di Cristina Viti. Sue poesie sono state pubblicate in America (Interim, 2006) e in Scozia (Luath Press/ Torino Poesia 2009 - traduzione dal poeta americano Christopher Arigo). Nel 2012 è stato invitato dall'Istituto Italiano di Cultura di Melbourne (Australia) a rappresentare la poesia italiana e nel 2014 ha rappresentato l'Italia in Brasile al Flupp, su invito dell'Istituto Italiano di Cultura, dell'Ambasciata Genrale d'Italia e dal Ministério da Cultura, Governo do Rio de Janeiro. È ideatore e codirettore artistico della rassegna PoesiaPresente, che dal 2006 porta in scena una rassegna di poesia con ospiti italiani ed nternazionali sia affermati che emergenti. Ha inoltre fondato le edizioni MilleGru. Per i bambini delle scuole primarie ha codificato nuove metodologie per trasmettere l'amore per la poesia (Libri e maschere Pop-up, sacchetti del pane poetici); dal 2000 tiene lezioni-spettacolo onografiche sul Futurismo, Ungaretti, Montale e DinoCampana/Giorgio De Chirico; guida, tra i pochi in Italia, corsi annuali di "Poesia scritta e ad alta voce" presso la Scuola delle Arti di Monza e il CPM Music Institute di Milano.  Nel 2013 ha cofondato la LIPS, Lega Italiana Poetry Slam, prima realtà ad un unire tutte le maggiori scene italiane che promuovono questa disciplina. 

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Dome Bulfaro
ICTUS 1. scheletrico di una famiglia
da MADRE WABI-SABI, ICTUS 1-8

 

Ascolta l'audio (premi il bottone rosso)

 

Testo Dome Bulfaro (2006). Musica David Rossato (2011).
Con la partecipazione di Lorenzo Pierobon e il suo Harmonics Art Ensemble

ICTUS 1. scheletrico di una famiglia

bello vederti morire così:/ le ciocche gravide di fichi acerbi
spoglia delle vestaglie di trent'anni,/ veder l'agonia dei seni gonfiarsi
nella pelle che non saremo più:/ moriremo genitori, famiglia,
pescheremo uno scheletro dal ventre./ nell'ombelico il vento ha insufflato
un seme, il seme ha acceso un focolare/ a cui il gelo mostrerà il suo rancore.
bella la fronte di noi due che crepa,/ con gl'occhi che ci cadono in frantumi,
di una bellezza senza latte, un latte/ senza labbra, labbra che già decretano
non più due: abbiamo rubato un uovo/ dal nido, tutta la notte a guardare
con la candela il becco nella crepa/ nella crepa il passero rotto della
nostra coppia con i baci contati,/ la nostra selvatica perfezione
due petali di pesco sul tavolo,/ è questa la reciproca soglia: un feto
non è che una fiamma nella nostra ombra,/ fosse restato lì, senza parlare
coi petali sul tavolo, irrisolto,/ noi fossimo restati nell'orto ombre
del feto, dando retta alle ortiche,/ senza pensare a quanto lutto ha in seno
la primavera, quanti volti sfumano/ in noi stessi e dal fianco ci sanguinano
nel tempo steso in avanti, così/ abbiamo riconosciute nell'ape
per sempre stesa a terra le sei nostre/ braccia conserte, la bellezza inerte.

crollare come due angeli feriti,/ culo all'aria la bava sul cuscino
le lampade di notte tutte intorno/ chine e mute sul letto del delitto
a scaldarci, avvolti in lenzuola spiumate/ col coltello affondato tra le gambe
svenuti di piacere nel sonno del tempo;/ ci scoprissero così ci direbbero
morti, non chi ci ha scelti, lui sa/ che dormiamo sotto una coltre di farfalle
con in bocca neve rossa – feto/ io sono troppo giovane per sciogliermi
in madre, rinunciare alla mia scorza/ di melagrana spaccata nel pube –
vuoi abortire? che cosa vuoi fare?/ dormire nel palmo della tua mano
tornare rigurgito d'universo/ nel rantolo dei fior di pioppo, nel gambo
spoglio che ci graffia comprendere/ chiaramente il cantato degli uccelli.
tu sarai il tuo ultimo richiamo prima/ di rinascere, dimenticherai
chi cosa sei stato prima degl'occhi;/ nell'ombra crederai che noi due siamo
tuoi genitori, noi lo crederemo/ con te, smemorati lo crederanno
tutti, staccati dalla luce gravitiamo/ verso il colore delle ossa, del dubbio,
attirati da ciò che più ci offusca;/ si muore così per una stillicida
dimenticanza. si gela così/ per una dimenticanza.
si gela/ per dimenticanza.
sbranati dal torpore



Dome Bulfaro 
(Bordighera 1971) è poeta, performer, artista e insegnante di poesia, disegno e scultura. La sua ultima pubblicazione è Ossa Carne (Dot.com Press, 2012) con traduzione inglese di Cristina Viti. Sue poesie sono state pubblicate in America (Interim, 2006) e in Scozia (Luath Press/ Torino Poesia 2009 - traduzione dal poeta americano Christopher Arigo). Nel 2012 è stato invitato dall'Istituto Italiano di Cultura di Melbourne (Australia) a rappresentare la poesia italiana e nel 2014 ha rappresentato l'Italia in Brasile al Flupp, su invito dell'Istituto Italiano di Cultura, dell'Ambasciata Genrale d'Italia e dal Ministério da Cultura, Governo do Rio de Janeiro. È ideatore e codirettore artistico della rassegna PoesiaPresente, che dal 2006 porta in scena una rassegna di poesia con ospiti italiani ed nternazionali sia affermati che emergenti. Ha inoltre fondato le edizioni MilleGru. Per i bambini delle scuole primarie ha codificato nuove metodologie per trasmettere l'amore per la poesia (Libri e maschere Pop-up, sacchetti del pane poetici); dal 2000 tiene lezioni-spettacolo onografiche sul Futurismo, Ungaretti, Montale e DinoCampana/Giorgio De Chirico; guida, tra i pochi in Italia, corsi annuali di "Poesia scritta e ad alta voce" presso la Scuola delle Arti di Monza e il CPM Music Institute di Milano.  Nel 2013 ha cofondato la LIPS, Lega Italiana Poetry Slam, prima realtà ad un unire tutte le maggiori scene italiane che promuovono questa disciplina. 

Fotografia di Marco Zanirato 

David Rossato (Monza, 1967) è digital e sound designer, counselor, compositore e musicista elettronico. Da più di 15 anni si occupa professionalmente di UX/UI design e digital art direction, ma molto più antica è la sua passione per la musica, ambito in cui ha maturato varie esperienze a partire dagli anni '80, soprattutto come sound designer e compositore. Ha studiato composizione con Alessandro Solbiati presso la Sezione Musica Contemporanea della Civica Scuola di Musica di Milano. Suoi brani sono stati eseguiti e premiati in vari concorsi (fra cui il concorso internazionale di composizione "Castello di Belveglio", il concorso nazionale "Franco Evangelisti" e "Compositori a confronto 2004") e selezionati per rassegne di musica contemporanea (quali il Festival NovecentoMusica ed il Festival di Nuova Consonanza). Ha inoltre scritto musica per videoarte, per il teatro, per reading poetici e colonne sonore per corto- e lungometraggi, tra cui "Tagliare le parti in grigio" (premio miglior opera prima al festival di Locarno 2007) e "Lo sguardo nascosto" del regista Vittorio Rifranti. Negli ultimi anni si è spesso dedicato all'improvvisazione con live electronics - pratica che ama definire "sound alchemies" - nell'ambito di performance in collaborazione con musicisti e poeti (quali Lorenzo Pierobon, Paola Turroni e Dome Dulfaro).
Nel 2009 e nel 2010 ha curato due festival di musica contemporanea per il Teatro Mohole di Milano, "Il corpo del suono " e "Il suono complesso". Successivamente ad un master triennale in Gestalt Counseling ha iniziato ad interessarsi all'utilizzo del suono nelle relazioni d'aiuto e alle pratiche di cura tramite l'utilizzo del suono in uso in molte culture sciamaniche. Ha dato inizio quindi parallelamente all'attività di counselor, integrandola con l'iter formativo in musicopsicoterapia secondo il metodo Benenzon e con seminari della Foundation of Shamanic Studies di Michael Harner.

 

*per la pubblicazione del testo e della traccia audio si ringraziano gli autori e Federica Negri Guglielmini.

 

 

 

 

 

 

 

 

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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