Poesia italiana

Carlo Tosetti - "La crepa madre" Pietre Vive editore, 2020 (Anteprima editoriale)

TOSETTICARLOCarlo Tosetti (Milano, 1969), vive a Brivio (LC). Ha pubblicato le raccolte: Le stelle intorno ad Halley (LibroItaliano, 2000), Mus Norvegicus (Aletti, 2004), Wunderkammer (Pietre Vive, 2016). Suoi scritti e recensioni sono presenti nei seguenti siti/riviste: Nazione Indiana, Poetarum Silva, Larosainpiu, Paroledichina, Words Social Forum, Versante Ripido, elvioceci.net, Il Convivio, Lankenauta, Interno Poesia, www.giovannicecchinato.it, Poesiaultracontemporanea; Atelier; MentiSommerse, Tragicoalverman, Yawp (giornale di letture filosofiche), L’EtroVerso, Pangea, Laboratori Poesia; Carte nel Vento. È stato ospite delle trasmissioni: Percorsi PerVersi, in onda sulle frequenze di Radio Popolare, il 30/01/2017. Teatro Bla Bla, in onda sulle frequenze di Radio Bla Bla, il 7/5/2018. Pomeriggio 2016, in onda su Seilatv, il 4/10/2018. Collabora con Poetarum Silva.

Blog personale: musnorvegicus.it

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Carlo Tosetti
Testi da La crepa madre

 

Pietre Vive editore 2020
Anteprima editoriale



*

Dal canto I – LA CASA

1

Le finestre lucevano
sui vicoletti bui.
Noi gli stucchi sbirciavamo,
meraviglie, dalla strada,
dentro i palazzi antichi
– le sontuose tavolate
patrizie e degli dèi,
i miti incorniciati
negli appesi lacunari –
ché avvezzi noi si era
ai nostri e più modesti
plebei soffitti bianchi.


*

Dal Canto III – LA FIDUCIA

1

Nei giorni galoppati,
io imberbe, crescendo
l’infante svago compivo
intorno al teatro romano;
in cerchi ampi volteggia
lì, vezzosa e magistrale,
a planate dalla vetta
del cipresso la sgargiante
gran farfalla macaone:
minutissimo sparviero,
dei prati – vasto impero –
veglia i pascoli di fiori.


*

Dal Canto IV – LA RABBIA

12

Solca libera e solca fiera,
fende l’asfalto, snello
brigantino senza scafo,
lascia divelto a poppa
fisso il fiume nero
di bitume che ricorda
un taglio, una ferita
e non v’è modo, moto
ondoso che richiuda
la strada dilaniata
dalla Crepa, alacre infila
fluida rotta della fuga.


*

Dal Canto VIII – LA CERCA

8

L’insonni notti d’estate,
coi botti dei temporali,
seguivo i fulmini - crepe,
lanciate nell’aria da nubi -
e ancora trovavo le stesse
complesse e nervose radici
sospese nel vuoto, cadere,
bruciare agl’immobili prati
l’immemori querce seguendo
lo stesso percorso nei muri;
forze parenti, gemelle, forse
la stessa, ma due conduttori.


Fotografia di proprietà dell'autore. 

 

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