Poesia italiana

Marco Pelliccioli - L'inganno della superficie (Stampa2009, 2019) Anteprima editoriale

PELLICCIOLI2Marco Pelliccioli è nato a Seriate (Bergamo) nel 1982 e cresciuto a Brusaporto, piccolo paese della provincia bergamasca. Laureato in Lettere moderne e cinema alla Sapienza di Roma, lavora nell’editoria. Ha pubblicato le raccolte di versi: L’orfano (LietoColle-Pordenonelegge, 2016, Premio Colline di Torino); C’è Nunzia in cortile (LietoColle, 2014, Premio Albero Andronico); Vapore metropolitano (Albatros, 2009, Premio Mario Pannunzio). Del 2015 è il romanzo A due passi dal treno (Edizioni Eclissi), segnalato dal Premio Italo Calvino. Un dandy a teatro. Oscar Wilde e Woody Allen (Edizioni MEF) è un saggio del 2008. Suoi testi sono apparsi su riviste e antologie. Cura la rassegna La poesia e la fontana al Teatro Fontana di Milano, dedicata a voci emergenti e maestri della poesia contemporanea. In uscita, per Stampa2009, ne La Collana a cura di Maurizio Cucchi, il libro di poesia L’inganno della superficie.
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Marco Pelliccioli

Da L'inganno della superficie 
in uscita per Stampa2009
Anteprima editoriale 



dal capitolo Impronte, controfigure


Le impronte sugli occhiali fanno luce
(la filigrana opaca, dicono di contrabbando)
mentre pulisci con lo spray
lenti senza neppure un graffio

               (il sasso che scivola nel pozzo
               la traccia che risale
               e si sparpaglia per la vite
               che ora non è più:
               non piangere Angiolina
               il secchio con lo straccio, l’acqua lapidata
               i figli sono tre, di pane non ce n’è...)



*

dal capitolo Sollevare dei pesi

BUCCE

1.

Le autostrade sono ferme, assorbono porose
luci che sfrecciano a campione,
le tapparelle sono chiuse, proteggono le stanze
dalle polveri sottili che beffano i mattoni.

Puoi chiudere il cancello, amico mio,
doppie mandate e, poi,
credere le bucce, bucce di una mela
ma non è questo il tempo:
nulla è già investito
se non è ancora dato.



*

dal capitolo Nuovi vocabolari

L’UOMO-GELATINA

L’uomo, alla porta, sbuffa la farina caduta sul grembiule, non conosce “early adopters”, plance, processi di validazione. Non ha pianificato conti in “kappa” o “identikit”. Vuole soltanto vendere il suo pane, ed è perplesso dal piano di rilancio dell’uomo-gelatina, malconcio eppur firmato: pantaloni arrotolati sopra la caviglia, auricolari, lampade alogene nel fiato.


*

dal capitolo Più tardi, o domani, forse vedremo

Quando rientro la sera
e vi trovo, come petali sparsi,
sui tappeti in salotto
lui che spinge una ruspa, le ruote
lei che azzanna il tuo seno ormai gonfio
tu che badi loro con cura
e non senti il male sbattere fuori
sul muro, le grate,
penso che oggi, o domani,
potrei anche morire, farmi di lato,
lasciare che all’alba pestiate la terra
sarò polvere, un sasso.




Fotografia di proprietà dell'autore

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