Poesia italiana

Gerardo Masuccio - Inediti

MASUCCIO
Masuccio Gerardo nato nel 1991 a Battipaglia, vive a Milano dal 2010. Dopo gli studi classici, si è laureato in Giurisprudenza e poi in Economia, con tesi rispettivamente sul diritto d’autore e sull’editoria libraria, presso l’Università Bocconi, dove ha fondato il salotto letterario degli studenti. I suoi versi sono stati pubblicati in pamphlet, antologie e riviste letterarie. Lavora in Bompiani, dove cura i diritti e la collana di poesia “CapoVersi”.
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Gerardo Masuccio
Inediti


La coltre perlacea di nebbia
che inganna il mio occhio
è ancora la stessa
che cuce un ricamo di nubi
alla stoffa del lago
di là dai cipressi del porto.

L’autunno è passato di qui
seminando abbandono.

Col silenzio atterrito
in cui si risveglia
la sala da ballo
nel giorno che segue la festa,
Gardone – smarrita – mi stringe,
si scopre trascorsa.

È in questo sconcerto
che freme il mio urlo di vita.
E intanto – ma è vana protesta –
un telefono squilla
dai vetri serrati
di un gelido alloggio deserto.



*

Ne ho appena bruciato le carte,
gli appunti, le note,
adesso che armato di morte
– difesa legittima, credo –
si è imposto alla vita.

Tra i fogli ho bruciato
perfino un ritaglio di bianco
su cui aveva scritto
– nell’angolo, in calce al suo vuoto –
d’incerta grafia: “Conservare”.

Quel verbo indifeso
– l’enigma di ciò che resiste
disperso nel nulla –
è nient’altro che me, è ogni uomo
che si ostina a restare e non è.

“Conservare”, ma io l’ho bruciato,
protesta d’amore.

Ora che la mia vita mi esige
e persevero in questo ritardo,
non sono un poeta,
ma ripudio l’essenza dell’uomo.



*


Eccomi, adesso tramontano
scarti di luce
tra i ruderi delle mie ciglia,
dove – scalzo – l’esilio del buio
costringe alla resa.

Di là dal confine diradano
la mia dogana
i dazi di questo dolore.

E qui, invece, accanto alle mie
attendono – chine – i tuoi occhi
le due lenti, sull’orlo del letto.




Fotografia proprietà dell'autore. 

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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