Poesia italiana

Davide Brullo - "Gries" (Nino Aragno editore, 2019) Anteprima editoriale

BRULLODAVIDE

Davide Brullo ha pubblicato Annali (2004), L’era del ferro (2007), Abbecedario antartico (2017). Il romanzo Un alfabeto nella neve (2018) è centrato sulla figura di Boris Pasternak. Ha tradotto i Salmi.

e-max.it: your social media marketing partner
Davide Brullo
Gries (Nino Aragno editore, 2019)

Anteprima editoriale 


Lettera dall’inverno

«dio non è latrato né sforbiciare di linci
ma lasciammo le case dai muri onesti perché
l’erba sembra cera ed è lì che è inscritta
la nostra fede» disse intersecando i verbi ai volti

non è cifrato il palco dei cervi e se mi insegnassi
come si può fossilizzare una carezza
anche nel trapianto delle civiltà potrei stabilire
un’ambasceria di baci – e forse in ritardo sperare
che sia teologia la successione dei boschi
profondi come un vocabolario

ma abbiamo sotterrato i nomi dove le spighe
sembrano mercenari in esilio – ed è decuplicata
l’ala del gheppio – conosci chi sbandiera il giusto
favorendo il massacro... mi chiedi se ho pace
nonostante sia pilotata la memoria e la pietà

ma con stilettate di gioia dagli altri mondi
mio padre mi costringe a inseguirlo – che casa
è questa con mura che sembrano occhi di
   capodoglio?

non fu essenziale al regno la neve ma essa
mi ricordò la purezza delle mani e la codardia
del bosco – quando pensai che l’amore fosse pietra
«nel gelo è l’annuncio» hai detto – e rinunciai

eppure come una legge egizia riassunta negli occhi
delle locuste tornarono tutti i verbi e i ritratti
e furono le mie giunture a diventare cinghie di ghiaccio

abbiamo avuto stagioni d’argento e braccia
come alberi disposti a ospitare il giudizio della tigre
«bendi di attese la mia presenza» hai detto e non
mi servì giurare sulle città di gesso – mi hai chiamato
“licaone” per poi inguainare la casa di lettere
simili a cimici – “mostro” – e ti mostrai l’idolatria
dei morti e un rifugio per gli anni dispari
– «sparirai come una nevicata» – e rividi un figlio
sull’aquilone delle risate rompere il prato protetto
dal richiamo – abbiamo vissuto dentro un elmo di api

le ricorrenze stonano con l’armatura dei pini
– non serve pitturarsi il viso di blu per adescare
il futuro in un angolo – a patto che tu sia
un figlio partorito da un’ode e da un sogno di linci

la generazione del ritorno è terminata – lo sai
e la venditrice offre i bicchieri come i cuori di una
legione di angeli che si è sbriciolata nel Caucaso
– quale ribellione può farci risorgere ora? – il bimbo
cresciuto tra le vergogne della magnolia perdona
perfino le finestre per la loro vegetale avidità

«senza la rabbia non si conserva un impero
e se non detergi di paura le ambizioni degli uomini
perderai » – e non sai che è nel crollo il favore
degli abeti – e che a mappare i palmi fu
una pietà più antica della morte –

e mi gettai nel buio simulando la faina
«non ti soccorre la fede – ma la faida» disse
mentre la risacca dell’alba abbandonava
sogni ossificati nella stanza obbedendo
al biasimo di dio – a vendette insoddisfatte

qualcosa di celeste è nel nome con cui mi chiami
da una clausura che supera la generosità dei gabbiani

«amo – perché precipiti» – la manovra con cui
le tigri immortalano il confine fu così devota
che riconobbi un amore sommario

bruciarono linci in mio onore – le fiamme piangono
con voci di donna – «con la resina che piove
dagli alberi sofferenti imprimono monete da cui
   estrarre i re»
mi dissero ma ornare di incendi i calendari e questa
Cappadocia di fotografie impagliate fu puro
   estremismo

ancora dibattiamo di dèi quando i migratori hanno
scoperto una nuova foresta nel vento e vene tra le
  nuvole
e deviano l’Africa verso una litania di iceberg – che
  amore immane

«l’avvenire implica audacia e un impegno
a gestire i tradimenti» è scritto sul portone della città
potrei dedicartela – ma un letto è come un
  continente
ed è più arduo di un enigma snodare le lenzuola
dove gli scorpioni hanno inciso tane secolari

un nome fa – per pacificare i morti – ritrovai
  l’inverno
che muovendo le tende ha redatto la nostra biografia
«meriti l’impronta di un gergo angelico» dissi
  «ricalca
la provenienza del perdono e l’assonante
  suddivisione

delle grida» hai risposto dispensandomi dalle
  risposte

e chiami incauto chi ha stellato la pianura di fuochi
perché tu ti creda la figlia dei re – creata
da una parola che ha pareggiato la pioggia alla tigre

– che tu lo sappia – un dio agisce nel ghiacciaio
e considera i nostri abbracci la genesi del gelo


Fotografia di Alessandro Carli. 



BRULLOGRIES

e-max.it: your social media marketing partner

Aggiungi commento


Ultimo Numero

ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

International

Phronein

Newsletter


ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

View e-Privacy Directive Documents

You have declined cookies. This decision can be reversed.

You have allowed cookies to be placed on your computer. This decision can be reversed.