Poesia italiana

Francesca Santucci - La casa e fuori (pordenonelegge - lietocolle 2019) - Anteprima editoriale

70308519 531067851001136 2586054964891615232 nFrancesca Santucci (1991) è stata finalista al Premio Campiello Giovani e al Premio Chiara Giovani per la narrativa breve. Ha curato: Difesa berlinese (Sossella 2018), raccolta di opere in prosa e scritti inediti di Carlo Bordini; e il volume di saggi Sulla famiglia Bertolucci. Scritti per Attilio, Bernardo, Giuseppe (Ensemble 2018). È redattrice delle riviste online «formavera» e «Atelier».
La casa e fuori (LietoColle-pordenonelegge 2019) è la sua prima raccolta di poesie.
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Francesca Santucci
La casa e fuori
Pordenonelegge - lietocolle 2019
Anteprima editoriale

Dentro le finestre

vivo in una casa che un tempo era un convento, e questo è evidente perché l’interno consiste di un lungo corridoio con camere sulla destra, due bagni in fondo e un silenzio rimasto per anni nelle pareti come un progetto. a qualsiasi ora io mi affacci dalla finestra della mia camera posso guardare la carcassa di un piccione rimasta incastrata tra il muro del palazzo e il tubo della grondaia, qualche metro in basso. è una figura un poco elementare, la cerco quando mi affaccio dalla finestra perché mi piace la sua compostezza, e quando piove ci piove sopra, si bagna. dalla finestra di camera mia ho anche spiato una giapponese farsi la doccia, ha vissuto per qualche settimana nell’appartamento dirimpetto, lo so perché l’ho vista camminare dentro le finestre, si è spogliata, si è messa davanti allo specchio, si è guardata per qualche secondo, si è chiusa nella cabina di plastica.
*

Da un lato

Attraversare la strada significa mettere i piedi a terra e muoverli finché non raggiungono il marciapiede. Guardare intorno, la strada le colonne le rette immaginarie che la riempiono di nodi, segnali, archi tracciati con le braccia, parcheggi a pagamento e una busta di plastica nel vento.
Sulle strisce un cane le cammina accanto, vorrebbe toccarlo e allora allunga una mano, lo manca per poco, e sperava di mancarlo. Il cane muove le zampe come lei le gambe, posano il peso a terra avanzando e poi raggiungono il marciapiede e si fermano, si guardano e lei vorrebbe allungare di nuovo la mano – e non lo fa. Il cane prosegue a destra, lei prosegue a sinistra, ed è arrivata da un lato una specie di tristezza come una raffica che spinge e un attimo fa non era da nessuna parte.
Domani mattina si alzerà presto, farà quello che sta rimandando da molto.
Alcuni giorni crede si possa compiere ogni azione in silenzio, come per strada o nel sogno si incontrano gli animali.


Fotografia di proprietà dell'autore.
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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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