Poesia italiana

Victor Attilio Campagna - Inediti

CAMPAGNAVictor Attilio Campagna (22.06.1989). Consegue la maturità presso il Liceo Classico A. Manzoni di Milano. Ad ora è laureando in Medicina e Chirurgia nell’Università degli Studi di Milano. Vince il primo premio al concorso regionale Marina Incerti, dov’erano presenti in giuria i poeti Luigi Cannillo e Milo de Angelis; nel 2015 rientra nella terna dei finalisti nella sezione Opere Inedite del premio Cetonaverde con la raccolta “Nel suo nome”. Con quest’ultima opera esordisce nel 2019 con la casa editrice Ensemble. È uscito un suo testo su La Repubblica Milano. Collabora come redattore nella rivista “La Tigre di Carta”, dove gestisce e cura la sezione Poesia del volume cartaceo e del relativo sito, nonché la rubrica “Lo Spiantato”.
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Victor Attilio Campagna
Inediti


Traccia prima in tre stanze

 

I

Fu qui che pensai per la prima volta al suicidio.
Mi venne in mente come una risalita smisurata
mentre me ne stavo a lavare i piatti, in silenzio,
guardando una cosa su Netflix e cercando
un qualche cenno, un senso nell’acqua che si rovesciava;
ci pensavo intensamente dietro i miei occhi
avvampati: le mie mani spietate avrebbero potuto,
avevo tutti i mezzi, coltelli, persino dei cucchiai,
a voler essere masochisti. L’unica cosa a fermarmi
era una strana esigenza che mi partiva da sopra, tra
un bulbo e l’altro dei miei occhi, mi si paralizzava
la mano, che invece avrebbe voluto, avrebbe potuto,
e in questo senso di fermo-immagine, non feci nulla,
però pensarci, pensare alle conseguenze del gesto,
ossia il nulla, il vuoto, mi incuriosiva alquanto.
Può morire un dio? Mi chiedevo, con l’acqua
che continuava a scorrere e io fermo col
coltello Ikea in mano ci pensavo e mi dicevo
che di fondo un giorno lo dovrò pur sempre sapere.
Alla fine tutti avremo il nostro deserto.



II

Il problema mio è che questo deserto già lo sento,
già lo percepisco, lo vedo, lo intravedo, meglio.

Io che cammino e vago per la casa,
in cerca di una scusa per sentirmi allegro,
osservo i libri e sprigiono in una stanza
nascosta un desiderio intimo di pianto.

Se va male, troppo male, tendo a masturbarmi,
guardo un porno di scarsa qualità, cerco di capire
la felicità altrui nell’atto fisico e di riprodurla in me,
ma l’effetto è contrario. Già vado da una dottoressa,

mi piace come parla, quel che dice, non sa precisamente
chi sono, non glie lo dissi ancora, ma parlare con lei mi rilassa.
Eppure quando apro la porta di casa,
sarà per le differenze, sarà per i rumori,

forse per le imprecisioni dei miei passi,
o per l’ipotesi di deserto che mi accompagna,
che rimango così, in mezzo alla stanza e rido,
rido di mezzo a una sorta di isterica danza,

che mi si arranca sulle ginocchia, sulle anche,
si arrampica alla mia fronte e mi scuote
in una palestra di sensi negati, di volti distrutti,
di deserti impressi dentro me.


III

Di Pan leggiamo queste parole.
Le scrisse sul muro di casa prima di impiccarsi.

Seguiva lento un destino suo,
quello della morte. Ma non vogliamo che rimanga
di lui solo la confessione di una sorta di abisso
che gli magnetizzava i pensieri a mo’ di risonanza.

No.

Crediamo sia necessario dirne in queste pagine la vita,
nella sua più incerta ragione.




Fotografia di proprietà dell'autore. 

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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