Alessandro Grippa - Tre inediti

66199029 645043875994282 6158414088016756736 nAlessandro Grippa (1988), vive a Caravaggio. Diplomato al biennio di Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, lavora oggi come docente. È presente nell’antologia “Zenit Poesia”, a cura di Stefano Guglielmin e Maurizio Mattiuzza (Milano, La Vita Felice, 2015). “Opera in terra” (LietoColle-Pordenonelegge, 2016 – Premio Europa in versi 2017, Sezione Giovani) è la sua prima raccolta di poesia.
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Alessandro Grippa
Tre inediti


ESERCIZIO SULLA NEBBIA

prova a guardare, prova a coprirti gli occhi.
Giuliano Mesa

[...] la visione riparte

nel bianco completo. Guardare è decidere che la nebbia è calata senza poter fare altro: che aspettarselo che provenisse dai colli. Dove prima il paesaggio ora questo muro, di colpo inscenato fuori la finestra. E potrà sembrare che lo spazio stesso scompaia nel chiaro, tornando sui mobili, i libri, la stanza; riportando l’attenzione all’interno della casa. Confusi il dentro il fuori. Come se il pallore ci segua. Al contrario del sole, penseremo poi, che invece distolto

lo sguardo, si vede buio.

*

GLI ANGELI

Li ho dovuto fotografare in un catalogo. Sono troppo in alto.
Antonella Anedda

ci amano da lì, vegliando; se planano
nel sonno è il sogno di una terra
che fanno; non osano le tuniche,
non osano al frusciare,
non vedono che in chiari
sopralluoghi dal cobalto
verso misere sterrate.

e amano.
e noi siamo la scena, noi lo spazio aperto,
di scorcio la presenza
che batte con il piede;
ci sbirciano su tela
dandosi le spalle, miopi per eccesso
di fede. ci vedono

e hanno gli occhi chiusi,
ed è così che noi non siamo
compianti; ma i raggiunti
dallo spirito. esitano

e non esistono. ne siamo noi
origine, termine, discrimine.
commettono le loro vite
in brani, in toni musicali, accesi di cromie;
sono la nudità infantile
che certi poveri pittori di provincia impiegano
immortalando i figli nei panni di immortali,
li puoi sentire in quel vociare, in quelle corse
sulle ghiaie

e calano cineree palme, fronde rigogliose
e mortuarie verso queste nostre braccia tese aperte
come incroci
di noi che suggeriamo
in una dizione, con la nostra voce, a loro
la sola mira presa nella nostra direzione.

*

Allegoria

“Io sono un realista, dunque parlo per allegorie”
Giorgio Manganelli

“alcune cose a parole, altre con il loro senso sottinteso”
Quintiliano

la letteratura, se avviene, è bordo campo.
e non è mai tutto quello di cui disponiamo.
ordina le pizze, discutono al telefono
sul luogo, sull’orario. la lingua letteraria
lo ipnotizza col pensiero di punteggiatura
e conto (salato) delle pizze, delle sillabe.

si affaccia. alla finestra il panorama, la città.
la poesia è abitare le parole, pensa; l’ha detto
uno che fa musica, di professione. si ergono
le case, lungo il litorale, con modestia.
i mattoni disattendono, edificano aliud verbis,
aliud sensu. la comicità del resto è dire ciò

che è successo rendendolo insuccesso.
che firmare è stato necessario, è stato solo il nome
nella sua calligrafia. poi esce. pensa ho un figlio
ho la macchina una casa, il futuro avanti
dietro l’autobiografia. sono le 9 di sera
dove le cose vanno. si siede a bordo strada.


Fotografia di proprietà dell'autore.
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