Poesia italiana

Elisabetta Destasio - Inediti

DESTASIOElisabetta Destasio nasce il 3 Maggio 1968 a Roma, dove vive.Scopre già dall’adolescenza, anche grazie all’amicizia paterna con Pier Paolo Pasolini, la predilezione per il componimento poetico. Lavora nell’ambito delle produzioni teatrali e musicali, dal 1995. Collabora come consulente esterno di produzione con l’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Lavora con Carmelo Bene, Luciano Berio, Lina Sastri, Ennio Morricone. Dal 2013 intraprende l’attività di consulente editoriale ed editor. Relatrice in convegni dedicati al tema della lotta contro la violenza di genere, presso Ordine dei Medici di Roma, Dicembre 2015, Novembre 2016; Camera dei Deputati, a Febbraio 2016; Intervento presso Casa della Cultura di Milano per “Donne in poesia”, Ottobre 2017. Delega alla cultura per il Comune di Fiumicino,Roma, dal 2103 fino al mese di settembre del 2014. Membro del comitato organizzativo del Premio Poesia Città di Fiumicino, nel 2015 e 2016. Pubblicata da LietoColle Editore nell’Agenda Poetica 2013 e 2019. Presente nell’Atlante dei Poeti creato da Griselda, portale di letteratura del dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna. Autrice delle raccolte di versi “Sogno d’acciaio” e “Corpo in animae” entrambi pubblicati da Annales Edizioni (prefazione di Alberto Bertoni). Di prossima pubblicazione: “Da luoghi profani” Opera terza (supervisione a cura di Alberto Bertoni e Milo De Angelis)
Ha in corso d’opera: “Di tutti e di nessuno”; “Inedita” opera in endecasillabi; “Donne senza voce”, racconto/testimonianza di donne nel sud est dell’Africa. Storie di violenza e vita sopravvissuta; conduce approfondimenti sul tema del dolore e della malattia, in collaborazione con l’équipe del Policlinico di Tor Vergata di Roma. Coordinamento letterario: dott. Giampaolo Gombi e prof. Gianmario Anselmi, ex direttore del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica, presso l’Università di Bologna e docente di Letteratura.
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Elisabetta Destasio
Inediti

Inediti dall’opera terza “Da luoghi profani

*

dentro Roma
ere perdute hanno messo e tolto il sigillo
sulle parole
e sulle mie cosce ad attendere il tempo
caderci sopra

poi hanno creato il rigagnolo
e dopo, di sera un torrente, ma
nessuna deriva
nessuna ara coeli

volevo sentire che terremoto
ci sarebbe stato a cedere
con tutto il mio delta
sul pendio del piacere,
opera esatta e pure imperfetta,
io, seduta su di te

dammi la bocca, cingi questi fianchi
piovimi forte, voglio essere indifesa
e come la febbre, suda la grazia di ogni dio
e se non è mai esistito,
fallo nascere
da questo ventre

guarda la benedizione della terra
che germoglia
la pace e poi la guerra
e poi la pace
mentre mi resti addosso,
amplesso congiunto

che non importano i giorni
e potrebbero essere mesi, anni,
possiedimi
sulle balaustre tue livide,
arriva, giungi
in braci accese e focolai

poi dormi qui, resta:

rimani dentro questa mia cavità col tuo sesso,
con le vertebre a toccarmi le pareti dell'utero
come non ti succede più
come no, non ti succede più





*

distendere braccia
come grazia perduta,
dove si compie e si arrende il tempo

questa città ha
le sue vertebre
conficcate nelle mie
stesse vertebre

latitudini apparecchiate
su muri assaliti da edere, vaste,
larghe visioni di altrove

nessuna lacrima,
forse un gemito,
dietro l'angolo e
dalla gola di chi fa l'amore

poggia la bocca
su questo scorrere
del mio tempo, su,
sopra questa sintassi
di piacere

non vanifichiamo nulla
rendiamoci eterni, eterni e dammi
il tuo fiato

ti prego,
qui:
proprio dove mi batte Roma.



*

Tempo senza tempo

la verità è nascosta sotto
le zolle ancora calde, all’ombra
e nel ripetersi delle stagioni
dei giorni contati sul calendario,
a segnarci sopra le fasi della luna

che poi la terra è più fertile ad
aspettare, a lasciarla
riposare
il dono della luce

batte dritto sulle mani spaccate
e semina e mieti e abbassa la schiena,
la forza d’infilarsi nel silenzio come un filo
sottile d’oro zecchino

è tempo senza tempo
a guardarlo bene, tutto questo
donare

a ricevere in cambio e sulle assenze,
lo scroscio d’acqua dal cielo gravido
e grilli e salamandre,
magari una ginestra, piccola fortezza,
tra la terra nuova.


Fotografia di FrankCerra
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