Poesia italiana

Francesco Filia - Due inediti

36395663 2179472495672897 1849106879762923520 nFrancesco Filia vive a Napoli, dov’è nato nel 1973. Insegna filosofia e storia in un liceo cittadino. Si interessa prevalentemente di filosofia, poesia e critica letteraria. Sue poesie e note critiche sono presenti in numerose riviste e antologie (Subway. Poeti italiani underground, Net, 2006; Da Napoli verso, Kairos, 2007; Il miele del silenzio, Interlinea, 2009; Parole in circuito, Fermenti, 2010; La disarmata, Cfr edizioni, 2014; Umana Troppo umana, Aragno editore, 2016; Passione poesia, Cfr edizioni, 2016; Come sei bella, Aliberti, 2017). Ha pubblicato i poemi: Il margine di una città (Il Laboratorio, 2008, con prefazione di Raffaele Piazza); La neve (Fara, 2012), vincitore e finalista di diversi premi nazionali (Vincitore del concorso nazionale inediti “Faraexcelsior” 2012; vincitore del concorso nazionale editi “Civetta di Minerva” 2013 e finalista del premio nazionale “Pontedilegno Poesia” 2013); La zona rossa (Il Laboratorio, 2015, con prefazione di Aldo Masullo). Nel 2017 ha inoltre pubblicato la plaquette L’inizio rimasto (Il Laboratorio) e la raccolta Parole per la resa (CartaCanta, con nota di Davide Rondoni). È redattore di Poetarumsilva.

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Francesco Filia
Due inediti


Altare

Eppure le tue mani sono qualcosa al tempo stesso
di terrestre e sacro, le ho viste aggrapparsi
alla nuda fine del giorno, tendersi alle mie
in un’ipotesi di salvezza e poi lascarle andare.
Il sangue tra le dita era solo un dettaglio
un dono non dovuto a questa vita di calcinacci
e parabrezza incrinati, di precipizi e arcani.
Tremare è stato tutt’uno col vivere.
Ho costruito la nostra chiesa nel silenzio
assordante di una stanza, sul sacrificio offerto
all’enigma del tuo sorriso.

*

Asana

E poi bisogna pur ricominciare da qualcosa: dalla paura di cani al guinzaglio,
dalla screziatura della tua pupilla,
da un panorama appena accennato, da una mattina
di foschia e vita, di passi e risate finalmente
non più trattenute. Disegni la curva troppo stretta, mi dici,
un’auto ci sfiora mentre attraversiamo alla cieca, e tu
mentalmente calcoli quello che tra questi momenti potrebbe sopravvivere.
Potremmo essere la variabile impazzita in un ordine senza
più perché, l’arco teso degli arti, il ritmo corretto del respiro
ciò che per un attimo resta o più probabilmente quel
che gioiosamente svanisce.


Fotografia di proprietà dell'autore

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