Poesia estera

Gonca Özmen - inediti (traduzione di Nicola Verderame)

GONCA OZMEN
Gonca Özmen nasce nel 1982 a Burdur, nel sud della Turchia. Si laurea in Lingua e Letteratura Inglese all'Università di Istanbul nel 2004. Pubblica le prime poesie nel 1997 all'età di 15 anni e nello stesso anno gli viene conferito il premio Yaşar Nabi Nayır come migliore esordio. Nel 1999 vince l'Ali Rıza Ertan Poetry Prize e l'anno seguente pubblica la sua prima raccolta, Kuytumda ( nel mio angolo) e immediatamente premiata col Orhon Murat Arıburnu Poetry Prize. Seguono in modo continuativo una serie di premi ed onorificenze tra i quali  il premio Homeros nel 2005 per il saggio Edip Cansever. Nel 2008 pubblica la seconda raccolta, Belki Sessiz (Silenzioso forse). Collabora a innumerevoli testate giornalistiche e riviste letterarie ed è traduttrice. Dal 2000 vive a Istanbul.
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Gonca Özmen
(inediti)
traduzione dal turco di Nicola Verderame


GONZA OZMAN 01
Ağzındı

Ağzındı
Cıplak duvar, mahrem kapı

Ağzındı
Doğmamış dizeler getirip bıraktı

İklim değiştirdi otlar kendiliğinden
Gördüm ağzın yaprak kırgınlığı

Ağzındı
Yıkılan ceviz ağacları gibi

Tüm sesleri toplayıp gitti

Ağzındı
Sokak çocuğum, eksik goğum

Ağzındı
Ve çocuktuk hala sevişirken
(iki oyun arası)



Era la tua bocca


Era la tua bocca
Parete nuda, porta proibita

Era la tua bocca
A lasciare tracce di versi non nati

L'erba selvatica ha cambiato clima da sé
Ho provato la foglia amara della tua bocca

Era la tua bocca
Alberi di noci abbattuti

A radunare le voci e fuggire
Bambino mio di strada, mio cielo incompleto

Era la tua bocca
e ancora ci amavamo da bambini
(ma fra due giochi)



GONZA OZMAN 02
Say Ki

Bulanığım hayli. Say ki Thames.
Say ki çıplak bir kadının önünde azalıyor aklım
Say ki koşuyorum lamaların arasında
Say ki gitgide uzadı bacaklarım tarihe dolanmaya
Say ki çapaklı bir dilde konuşur buldum kendimi bu sabah
Say ki kırmızı halıların üzerinde iki sarmal
hangisine düşsem seçemediğim
Say ki aradım seni bir gecenin ortası
daha da yoksunlaşalım mı dedim
daha da korkaklaşalım mı
Say ki herkesler ötekiler oldular birden
Baykuş kılığında geldi bu şiir de

Donu düşük bir sözcüğün
Donunu kaldırmaya uğraştım gün boyu
Pembe ojeli kız ellerini içime soktu
Abartmıyorum
Yalnızlıktan bir dişim daha çıktı
Abartmıyorum
Say ki fırfırlı bir duyguda asılı kaldım

Say ki sahiden beni beni sahiden leylekler getirdi
dünyanın bu ucuna
Say ki yirmisiyle de seviştim arka arkaya
Her şey arkada kaldı
inleyerek ve gerinerek
Bir yolun da karşıdan karşıya geçme hakkı vardı
Say ki dibini boylamış bir resimden yürüdü Ada
sadece onun olan efsunlu kokusuna
Say ki üç kuruşa sattım kendimi o uçuruma

Say ki omzuna bir kuş, dalgınlığına bir taş sektirmişim
yokluğuna kibritler
Say ki biri ilk defa yürümüş benimle yan yana sonsuza
Ben ona horoz şekeri emen şiirler yazmışım ilk defa
Işıklı bir şeylere benzemişiz giderek
cıvıltılı bir şeylere
Bir rüzgârgülü sonsuz dönmüş ağzımızda
Bir zebra fırlamış benden
İstanbul’a gece uçaktan bakmak gibi olmuşum
alçaldıkça büyüyen ve büyüyen


Metti che

Torbido mio estremo: Metti che il Tamigi.
Metti che la mia mente plani ai piedi della donna nuda
Metti che una corsa fra i lama
Metti che le gambe si allunghino avvinghiando la storia
Metti che stamani mi trovi a parlare una lingua cisposa
Metti due spirali sui tappeti rossi
e non decidersi su quale cadere
Metti che nel cuore della notte ti cerchi
e ti chieda di privarci sempre più
farci timorosi sempre più
Metti che d'un tratto tutti si trasformino in altri
E giunga questa poesia nell'abito della civetta

Una parola si è denudata e io
Un giorno intero ho cercato rimedio.
La ragazza dallo smalto rosa affonda le mani dentro di me
Non esagero
Mi spunta un dente nuovo dalla solitudine
Non esagero
Metti che resti sospesa a un sentire ricco di balze

Metti che davvero una cicogna mi ha portata,
così, proprio io a questa fine di mondo
Metti che ne abbia amati venti, uno dopo l'altro
E tutto sia rimasto indietro
gemendo e stridendo
La strada aveva il diritto di unire sponda a sponda
Metti che da un dipinto inabissato Ada sia venuta
verso il profumo fatato che è solo suo
Metti che per due soldi mi sia venduta a quell'abisso

Metti che facevo saltare l'uccello sulla tua spalla
un sasso piatto sulla tua aria assorta
fiammiferi sulla tua assenza
Metti che un uomo mi cammini accanto per sempre
l'uomo cui per la prima volta avevo scritto
versi che leccano galletti di zucchero
E avanzando si finisce per somigliare
a bagliori
a trilli d'uccelli
La girandola ci volteggia in bocca senza sosta
Una zebra si lancia fuori di me
sono uno sguardo aereo sulla notte d'Istanbul
più la quota s'abbassa
più cresco e cresco



GONZA OZMAN 03
Melez

Dante okudum bir erkeği soydum beyaz
Usul uslu uzandım borçlarımı saydım
Yitiğim çok, avuntum bol, günahım güzel
Bakın işte çalı çırpı kaldım

Kuşları sordum ormana daldım beyaz
Üstümü başımı alıp çıkardım
Ne de güzel durdum omzunla akşam arasında
Uzun uzak hatmilere baktım

Dante okudum bir askeri öptüm beyaz
Bütün kasaba uykuda gibi bir zaman
Attığın taşın yankısıydım geri döndüm
Dünya bazen, bazen dünya sadece bir kan

Oturdum sonra susacak bir ağız buldum
Karışmıştık kimsesiz ve beyaz
Kitabım, kutsalım, melez çocuğum
Ben sendendir kötü koktum

Dante okudum bir devleti vurdum siyah


Meticcio

Leggevo Dante, bianco era l'uomo che svestivo
Mi stendevo a fare i conti
Tante le perdite, i guadagni molti, dolci i peccati
Guardate quanti sono adesso i miei frammenti

Domandavo agli uccelli, bianco il bosco in cui affondavo
Di dosso mi toglievo tutto e uscivo
Era tanto bello fermarsi fra la sera e la tua spalla
Fissare lungamente le altee lontane

Leggevo Dante, bianco il soldato che baciavo
Nel tempo del sonno per tutto il villaggio
Ero l'eco della pietra lanciata da te e tornando
Il mondo a volte, a volte il mondo è un piccolo sangue

Mi sedevo per trovare una bocca da tacere
Ci siamo mescolati noi, soli e bianchi
Mio libro, libro mio sacro, figlio mio meticcio
Il mio odore è cattivo e tuo

Leggevo Dante, nero era lo stato che colpivo


Gonca Özmen nasce nel 1982 a Burdur, nel sud della Turchia. Si laurea in Lingua e Letteratura Inglese all'Università di Istanbul nel 2004. Pubblica le prime poesie nel 1997 all'età di 15 anni e nello stesso anno gli viene conferito il premio Yaşar Nabi Nayır come migliore esordio. Nel 1999 vince l'Ali Rıza Ertan Poetry Prize e l'anno seguente pubblica la sua prima raccolta, Kuytumda ( nel mio angolo) e immediatamente premiata col Orhon Murat Arıburnu Poetry Prize. Seguono in modo continuativo una serie di premi ed onorificenze tra i quali  il premio Homeros nel 2005 per il saggio Edip Cansever. Nel 2008 pubblica la seconda raccolta, Belki Sessiz (Silenzioso forse). Collabora a innumerevoli testate giornalistiche e riviste letterarie ed è traduttrice. Dal 2000 vive a Istanbul.

Fotografia di proprietà dell'autrice

Nicola Verderame (1984) è Doctoral Fellow presso la Berlin Graduate School Muslim Cultures and Societies, dove conduce una ricerca sull'architettura ottomana. Traduce principalmente poesia contemporanea turca in italiano. Ha curato il libro bilingue di Tugrul Tanyol "Il vino dei giorni a venire - Poesie scelte 1971-2016" (Ladolfi, 2016) e gestisce il blog " Defter - Poesia turca contemporaneaturca contemporanea" dedicato ai poeti viventi che si esprimono in turco. Per Atelier ha tradotto: Tuğrul Tanyol; Mehmet Yashin; Selahattin Yolgiden; Cenk Gündoğdu; Ayshe Rubeva, Manuel Becerra Salazar.

 

 

 

 

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