Poesia estera

Katharine Coles - inediti

COLES

Katharine Coles è poeta e narratrice, docente di scrittura creativa alla University of Utah, ateneo dove ha conseguito un PhD dopo aver studiato anche alla University of Washington e alla University of Houston.Ha scritto diverse raccolte di poesia: The One Right Touch (1992), The Golden Years of the Fourth Dimension (2001) e Fault (2008), e due romanzi. Ha ricoperto la carica di Poet Laureate dello Utah dal 2006 al 2012 e ha diretto lo Harriet Monroe Poetry Institute, un forum sulla poesia patrocinato dalla prestigiosa Poetry Foundation di Chicago.Nel 2013 è uscita la raccolta The Earth Is Not Flat, scritta sotto l’egida del National Science Foundation’s Antarctic Artists and Writers Program, che ha permesso a Coles di compiere un viaggio in Antartide che ha ispirato parte dei testi compresi nel volume. Nel 2016 è in previsione l’uscita di una nuova raccolta dal titolo Flight. È stata tradotta in spagnolo, tedesco, cinese e, per la prima volta qui, in italiano. Vive a Salt Lake City.

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Katharine Coles
(inediti)
traduzione dall'inglese di Marco Bini



(selezione non compresa negli inediti pubblicati su Atelier cartaceo - nr. 81, "Uno sguardo più ampio" )

 




IN OUR TWENTY-FIFTH SUMMER
coles 03
The crickets were early.  Cicadas
Suddenly click in the trees, ten-
Thousand panicked clocks reminding us
It’s been—thirteen years
Already?  Seventeen?  I never
Do remember and who can
Think in such racket, tick tick tick,
Tock tock, extravaganza
Of sex and biting off more
Than can be chewed.  So begins
Another cycle, another, each
Anniversary coming to make
Its own mark.  What year
Did I decide he didn’t need
To understand me?   As if we could
Arrive even periodically at
Such knowledge, could ever
Say this, then this, then this
And be proved right.


NELLA NOSTRA VENTICINQUESIMA ESTATE
coles 01
I grilli erano in anticipo. Le cicale
improvvise frinivano tra gli alberi, dieci-
mila impazziti orologi a ricordarci
che sono passati tredici anni –
di già? Diciassette? Non ricordo
mai e chi riuscirebbe
a pensare in questo baccano, tick tick tick,
tock tock, gran varietà
di sesso e molti più morsi
di quanto si possa masticare. Così iniziano
un altro ciclo, e un altro, ogni
anniversario viene e lascia
la sua impronta. In che anno
ho deciso che lui non necessitava
di capirmi? Come se potessimo
giungere pur di tanto in tanto
a tale conoscenza, potessimo
mai dire questo e poi questo e poi questo
e dimostrare di avere ragione.


FROM SPACE
coles 04
You are smaller than I remember
And so is the house, set downhill
Afloat in a sea of scrub oak. From up here
It’s an ordinary box with gravel

Spread over its lid, weighting it, but
Inside it’s full of shadows and sky.
Clouds pull themselves over dry
Grass, which, if  I’m not mistaken, will erupt

Any minute in flame. Only
A spark, a sunbeam focused. From up
Here, enjoying the view, I can finally
Take you in. Will you wave back? I keep

Slingshotting around. There’s gravity
For you, but all I ever wanted was to fly.


DALLO SPAZIO
coles 06
Siete più piccoli di quanto ricordassi
e così è la casa, posta in discesa
a galla nel mare di un querceto. Da qua su
è una normale scatola con ghiaia

cosparsa sul tetto, quasi la pesasse, ma
dentro è piena di ombre e di cielo.
Le nuvole stazionano sopra l’erba
secca che, se non sbaglio, potrebbe in ogni

momento incendiarsi. Basta
una scintilla, un raggio di sole troppo diretto. Da qua
su, godendomi la vista, il mio sguardo finalmente
vi abbraccia tutti. Me lo mandate un saluto? Continuo

a orbitare qua attorno. Esiste la gravità
per voi, ma quel che io ho sempre voluto è volare.


WAYWARD
coles 02
Will sally for any direction you name
Or not.   After, back, in, too

Out to follow.  Down
Like a dog or some hero

Sunk into his own private
Guided tour of hell.  Some of us,

Cowed, go home and weave.
Others take to sea to find

How many animal shapes
Contain them.  I might have

A horn on my nose or more
Arms than I can tell what

To do, as many brains, eyes
In my palms or odd

Numbers of hearts
Unbiddable.  Good

Heaven, do unto
Or just feed them—I’d rather

Think what greens
Mean in numbers or how

A sky’s dazzle blinds
And blisses.  East, west: no way

To know, is the thing, what
To count, how far to go.

CAPRICCIOSA
coles 05
Prendo e vado in ogni direzione mi dirai
o no. Avanti, indietro, dentro, troppo

lontano per seguirmi. In giù
come un cane o un eroe

sprofondato nella sua personale
visita guidata dell’inferno. Qualcuno tra noi,

intimidito, va a casa ciondolando.
Altri affrontano il mare alla ricerca

di quante forme viventi
li contengano. Potrei avere

un corno sul naso o più
braccia di quante possa

usarne, diversi cervelli, occhi
sui palmi o un numero

incredibile di cuori
bizzosi. O Padre Santo,

fare agli altri quello che,
o nutrirli e basta – io preferisco

pensare alle sfumature di verde
tradotte in cifre o quanto

un bagliore nel cielo acciechi
e stordisca. Est, ovest: nessuna direzione

da conoscere, questo è quanto, a cosa
affidarsi, quanto lontano andare.


Katharine Coles è poeta e narratrice, docente di scrittura creativa alla University of Utah, ateneo dove ha conseguito un PhD dopo aver studiato anche alla University of Washington e alla University of Houston.Ha scritto diverse raccolte di poesia: The One Right Touch (1992), The Golden Years of the Fourth Dimension (2001) e Fault (2008), e due romanzi. Ha ricoperto la carica di Poet Laureate dello Utah dal 2006 al 2012 e ha diretto lo Harriet Monroe Poetry Institute, un forum sulla poesia patrocinato dalla prestigiosa Poetry Foundation di Chicago.Nel 2013 è uscita la raccolta The Earth Is Not Flat, scritta sotto l’egida del National Science Foundation’s Antarctic Artists and Writers Program, che ha permesso a Coles di compiere un viaggio in Antartide che ha ispirato parte dei testi compresi nel volume. Nel 2016 è in previsione l’uscita di una nuova raccolta dal titolo Flight. È stata tradotta in spagnolo, tedesco, cinese e, per la prima volta qui, in italiano. Vive a Salt Lake City.

Fotografia dell'autrice tratta da CEBA


Marco Bini (1984) vive e lavora a Vignola (MO). Laureato in Lettere moderne all'Università di Bologna, scrive poesie e traduce da inglese, tedesco e francese. Collabora con l'organizzazione di Poesia Festival in provincia di Modena. Nel 2011 ha pubblicato per Ladolfi editore Conoscenza del vento (Premio Giusti e finalista Premio Camaiore), e nello stesso anno suoi testi sono apparsi sull'antologia La generazione entrante (Ladolfi editore). Per Atelier ha tradotto:
- Evgenij Evtushenko (Rus / USA); - Amiri Baraka (USA); - John Kinsella (AUS); - Peter Sirr (IRL); - Amu Nnadi (NIG)
- Nathalie Handal (USA) - James Norcliffe (NZ);  

 

 

 

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VENTICINQUESIMO PREMIO LETTERARIO
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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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