Poesia estera

Faith Wilson - "uncollected" (traduzione di Francesca Benocci)

FAITH WILSONFaith Wilson è nata a Tokoroa, cresciuta a Kirikiriroa e al momento abita a Te Whanganui-a-Tara (nome māori della baia di Wellington). È una afakasi samoana e palagi, cresciuta in una Nuova Zelanda molto bianca. Ha cominciato solo da pochi anni a sentire il forte legame con la sua parte samoana, argomento che esplora con assiduità nei suoi scritti. Nel 2014 ha conseguito un Master in scrittura creativa presso l’International Institute of Modern Letters della Victoria University di Wellington. Sue poesie sono apparse su SportTurbineIkaBlackmail Press Mayhem. Partecipa anche a performace che esplorano il concetto di identità intergenerazionale, insieme alla madre.

 

 

 

 

 

  

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Faith Wilson
uncollected
traduzione dall’inglese di Francesca Benocci

 

Home Economics
wilson 05
I know the taste of money
for my tongue is made of silver.

I come from a line of alchemists
who knew the recipe for turning
copra into goldmarks was just a
pinch of megalomania
a hundred bibles, the heart
of an entire culture
and a can-do attitude.

I speak in dollars and cents
removed from agrarian sensibilities
I am the product of industry
and innovation, profit and loss.

I am an alloy of coloniser
and colonised. No bastard afakasi
but a sina who bit off her brown
tongue at birth, and grew back
a cold, metallic one.

I am the daughter of merchants and slave traders
I am the watered-down.
I am the daughter of the dirt.

But my ancestors are gods.

I am the daughter of resistance
I am the daughter of eels and bloodclots.
I am the daughter of the sky.

Your language falls off my tongue
like coconuts from a tree.

And I know you want my insides
the coconut split: milky. creamy.

So go on, open my mouth:
let the pennies drop.


Economia domestica
wilson 01
So di che sanno i soldi
perché ho la lingua d’argento.

Vengo da una genìa di alchimisti
che sapevano che per trasformare
la copra in marchi d’oro basta un
pizzico di megalomania
un centinaio di bibbie, il cuore
di una cultura intera
e una pacca sulla spalla.

Parlo in dollari e centesimi
rimossa dalle sensibilità agrarie
sono il prodotto d’industria
e innovazione, profitto e perdita.

Sono una lega di colonizzatore
e colonizzato. Non afakasi[1] mezzosangue
ma una sina[2] che si è morsa via la lingua
marrone alla nascita e se n’è fatta crescere
un’altra fredda, di metallo.

Sono figlia di mercanti e traficanti di schiavi
sono l’annacquata.
Sono figlia della feccia.

Ma i miei antenati sono dèi.

Sono figlia della resistenza
sono figlia di anguille e coaguli.
Sono figlia del cielo.

Il vostro idioma mi si stacca dalla lingua
come noci di cocco da un albero.

E lo so che volete le mie viscere
la noce di cocco aperta: lattea. Cremosa.

Avanti allora, apritemi la bocca:
lasciate cadere le monetine.


[1] Termine che deriva dall’inglese “half caste”, usato per indicare persone per metà samoane e per metà bianche (palagi).
[2] Sina è un nome proprio femminile samoano, che per estensione significa anche “donna”. Sina è la protagonista di una delle più famose leggende di Samoa, quella di Sina e l’anguilla.


Black Gold
wilson 02
Sacred Heart Girls’ College
Hamilton didn’t teach
me about the Polynesian Panthers.

But me and school were like
oil and water, and I would
always surface at the top.

So when you tell me history
is black and white

and when you scold me for
digging up subversive stories

and for tagging FTP on abandoned
shop windows and on school desks

remember this:
I’m slicker than your average.



Oro Nero

Il Sacred Heart Girls’ College
di Hamilton non mi ha
insegnato nulla sulle Polynesian Panthers.

Ma io e la scuola eravamo come
olio e acqua e io emergevo
sempre al di sopra.

Quando venite a dirmi che la storia
è in bianco e nero

e quando mi sgridate perché
me ne esco con storie sovversive

e perché taggo FTP[1] sulle vetrine
dei negozi abbandonati e sui banchi

ricordate:
io sono più sfuggente della media.


[1] FTP sta per Fuck The Police, ovvero (lit.) “fanculo la polizia”.



I’m out for dead presidents to represent me
wilson 06
My words ain’t worth shit
and since I was a girl I was told
to put my money where my mouth is.

As a brown kid in Aotearoa it was all bout
dem dollar dollar bills yo, even though they
became defunct in ‘91.

Before I was born, I was a nickel
in my mother’s ovaries and a dime
in my dad’s moneybags.

You could even say I’m made of money.

I’m your two-dollar coin
golden and baby oil shiny:
slip me into your slot machines

I’m your tatty fiver
a regular mountain climber

I’m voting for the Mana Party
with your tenner

I’m fucking Queen Elizabeth

I’m decolonising your fiddy

Preparing you for nuclear
fallout on your C Note

‘Cos my words ain’t worth shit
but I know how to spend my body

I’m made of money and I’m burning
bullet holes in your pockets.


I’m out for dead presidents to represent me [1]

Le mie parole non valgono un cazzo
e fin da bambina mi hanno sempre detto
di puntare tutto su quello che dico.

Da bambini marroni in Aotearoa tutti co’
‘sto dolla’ dolla’ dollaro, yo, anche se sono
andati in disuso nel ’91.

Prima di nascere ero un nichelino
nelle ovaie di mia madre e un decino
nei borselli di mio padre.

Potete perfino dire che sono fatta di soldi.

Sono la moneta da due dollari
dorata e lucida come olio Johnson
infilatemi nelle vostre slot machine

Sono il cinquino usurato
un consueto scalatore

Voto per il Mana Party
col pezzo da dieci

Sono la cazzo di Regina Elisabetta

Vi decolonizzerò i cinquanta

Vi preparerò per il fallout
nucleare sul centone

‘Ché le mie parole non valgono un cazzo
ma so come spendermi il corpo

Sono fatta di soldi e vi sto perforando
le tasche con proiettili roventi.


[1] Nas – “The world is yours”, lyrics. (lit. “Sono disponibile ad essere rappresentato da dei presidenti morti”).



Faith Wilson è nata a Tokoroa, cresciuta a Kirikiriroa e al momento abita a Te Whanganui-a-Tara (nome māori della baia di Wellington). È una afakasi samoana e palagi, cresciuta in una Nuova Zelanda molto bianca. Ha cominciato solo da pochi anni a sentire il forte legame con la sua parte samoana, argomento che esplora con assiduità nei suoi scritti. Nel 2014 ha conseguito un Master in scrittura creativa presso l’International Institute of Modern Letters della Victoria University di Wellington. Sue poesie sono apparse su Sport, Turbine, Ika, Blackmail Press e Mayhem. Partecipa anche a performace che esplorano il concetto di identità intergenerazionale, insieme alla madre.

Fotografia di proprietà dell'autrice.

Francesca Benocci è iscritta al secondo anno di dottorato in Literary Translation Studies alla Victoria University di Wellington. Ha conseguito un Master in traduzione letteraria ed editing dei testi e una laurea triennale in lingue, letterature e culture straniere, entrambi presso l’Università degli Studi di Siena. Scrive anche poesie, racconti brevi e tiene un blog. Sue traduzioni appaiono regolarmente su Journal of Italian Translation (USA) e Atelier (Italia). Ha recentemente curato, insieme a Marco Sonzogni, il volume Translation, Transnationalism, World Literature (Novi Ligure: Edizioni Joker, 2015, 426pp), una raccolta di saggi sulla traduzione.

Per Atelier ha tradotto:
- Lucy K. Holt tradotta da E. Bello e F. Benocci con saggio introduttivo (Atelier 76)
- Filitsa Sofianou-Mullen (online; traduzione)
- Janet Frame (online; traduzione)
- Courtney Sina Meredith (online; traduzione)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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