Poesia estera

Amu Nnadi - tre inediti (tradizione di Marco Bini)

Chijioke Amu Nnadi Amu Nnadi è il più importante poeta vivente della Nigeria. Ha pubblicato the fire within (vincitore del Association of Nigeria Authors' Prize for Poetry nel 2002) e pilgrim's passage (finalista del Nigeria Prize for Literature nel 2005). through the window of a sandcastle ha ricevuto -tra i molti- l'entusiasta plauso del poeta Chris Abani ed oltre a essere il vincitore del 2014 Glenna Luschei Prize for African Poetry Book e stato Finalista del Nigeria Prize for Literature 2013; Vincitore dell'Association of Nigerian Authors Prize for Poetry 2013, vincitore del 2013 ANA Poetry Prize nel 2013. I testi in lingua originale sono pubblicati su autorizzazione del poeta e della casa editrice detentrice dei diritti.

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Chijioke Amu Nnadi
Traduzione dall'inglese di Marco Bini

 

 

dalla raccolta through the window of a sandcastle  (Origami Books / Parrésia Publishers Ltd, Lagos, 2013)
Vincitore del 2014 Glenna Luschei Prize for African Poetry Book;

 

  

through the window of a sandcastle
AMU NNADI
the wind says many things:

             rivers grow many nipples
             as they dance

             reeds, slim and gullible as a girl
             giggle as you tickle, bending
             by the waist

            coconut trees are fertile with many testicles
            here in badagry, they bear many sons
            and bury some in the sand

there are many paths to a river
marked by where our feet buried our souls
they gather waters of our lives
and grow deep in grim memorials


across paths skeletons crisscross
             in medieval meditation

the wind speaks with astringent tongue
asking, why is the heart of crabs
             all soft and tender
why must we break bones
             to find the marrow of a man

there, where waterweed fix eyelashes
to a dirty road, wary of saltwater
a lone egret stands, peering into the sun
searching for the father who dressed her
for a wedding
she has chosen her own path
made her vows, and grown lean
standing on one leg after another
bent to a will

the wind reveals her pride
magnifies the bones she stands on
the egret looks to the sun to light her spirit
covered by plumes of pretences
she wills the wind to lift her feathers

air, grains, smells and all

i am a hump of sandcastle
filled with unspeakable truths
through the window of her eyes
i see the sun hiding, brooding
startled by the darkness that lives there

here in badagry, egrets walk over graves
of poems, filled with empty metaphors
paths lead over exposed roots
across paths bleached as skeletons
and the wind mutters incantations
willing me, rise from the dead

here, where my river bends
i am lost in sand, ankle deep in dung

take me there where my river ends
and night begins to woo his bride
take me where waves laugh
mocking our silence
rising to slap her swollen breasts
against our shore

the wind bids:
             suckle and write the poem of your life
             fill your bucket with better than sand

empty, i cross myself, thinking
life is not religious
a poem is not a river
there is more sand in the world
than water

 

 

 

attraverso la finestra di un castello di sabbia

molte cose dice il vento: 
            molti capezzoli crescono sui fiumi
            mentre le canne

            danzano, esili e ingenue come la risatina
            al solletico di una ragazza, piegati
            su un fianco

            alberi di cocco sono fertili di molti testicoli
            qui a badagry, carichi di molti figli
            e qualcuno lo seppelliscono nella sabbia

molti sono i sentieri per il fiume
segnati da dove coi piedi abbiamo seppellito le nostre anime
raccolgono le acque delle nostre vite
e affondano radici in tristi monumenti

lungo i sentieri scheletri composti
            in meditazioni medievali
il vento parla con lingua astringente
chiedendo perché dei granchi il cuore
            è così tenero e soffice
perché dobbiamo spezzare ossa
            per trovare il midollo di un uomo

lì dove erbe acquatiche fissano le ciglia
su una sterrata, diffidente dell'acqua salmastra
sta solitaria una garzetta, scrutando il sole
in cerca del padre che l'ha vestita
per le nozze
ha scelto la sua strada
e fatto le promesse e si è assottigliata
stando su una zampa sola e poi l'altra
piegata a un volere

l'orgoglio ne rivela il vento
magnifica le ossa che la reggono
sembra che il sole della garzetta illumini lo spirito
coperta da piumaggi dissimulanti
vuole che il vento le piume le sollevi
aria, granelli, odori e tutto

sono il mucchietto di un castello di sabbia
riempito di verità indicibili
attraverso la finestra dei suoi occhi
vedo il sole nascondersi e covare
stupefatto per il buio che qui vive

a badagry, le garzette camminano su tombe
di poesie, riempite di vuote metafore
passano i sentieri su radici emerse
attraverso sentieri sbiaditi come scheletri
e il vento mormora incantamenti
offrendosi a me, risorge dai morti

qui, dove il mio fiume piega
sono perso nella sabbia, caviglia affondata nel letame

portami là dove il mio fiume finisce
e la notte inizia a corteggiare la sua sposa
portami dove ridono le onde
deridendo il nostro silenzio
e si alzano a colpire coi seni gonfi
il nostro bagnasciuga

il vento comanda:
            allatta e scrivi la poesia della tua vita
            riempi il tuo catino con più della sabbia

vuoto mi attraverso pensando
che la vita non ha religione
una poesia non è un fiume
che c'è la mondo molta più sabbia
che acqua 

 [1] Badgry è una città della Nigeria, situata sulla costa nel settore occidentale del paese, tra la capitale Lagos e il vicino confine con il Benin;
[2] Le garzette sono un genere di uccelli del quale fanno parte le specie normalmente definite “aironi”; seppur meno noto, si è scelto questo termine che conserva il genere femminile che l’autore utilizza nell’originale.

 

  

 barcelona blues

vii.           my eyes run over your length

my eyes, deepened by time and distance,
run over your length, my barcelona
woman with arrogant nipples
upon crested hills

i part your trees as limbs
to spy where the sun hides
with its boundless light and gifts
you are lush with petals of
purpled preening, endowed
with light and fragrance

i watch you come to me, sashaying
as sara, filled with curious tongues
and delight; your beauty is in your
strangeness, exotic bellies of your
flamenco belles, your resolute statues

and i come to you, camera in my head
the one from which all the words
and images come, snapping and
writing, and loving like this

barcelona, your hands fold me into you
warm and soft as fresh loaves
you are the woman in whom my poetry
takes root, and springs to life
your milk nourishes it, endows
it with an immortal soul

to leave you is to exorcise myself
to rid myself of spirit and madness
to leave you, my barcelona
is to take my lips off your nipples
and starve on the cold, tormenting sidewalks
of london
homeless and without love

 

 

blues di barcellona

vii.             percorrono I miei occhi la tua lunghezza

acuminati da tempo e distanza, percorrono
i miei occhi la tua lunghezza, mia barcellona
donna di capezzoli arroganti
su colline crestate

seziono i tuoi alberi come membra
per spiare dove si nasconde il sole
con i suoi doni e la luce illimitata
lussureggi lisciandoti petali
purpurei, forniti
di luce e profumo

ti vedo venire a me, impettita
come sara, piena di lingue curiose
e delizie; la tua bellezza
è la stravaganza, ventri esotici
di bellezze
da flamenco, le statue ieratiche

e vengo a te, fotocamera nella testa
quella che ferma ogni parola
e immagine, scattando
e scrivendo e amando così

barcellona, le tue mani mi ripiegano in te
calda e soffice, pagnotta appena sfornata,
sei la donna nella quale la mia poesia
mette radici, e balza nella vita
il tuo latte la nutre, le fornisce
spirito immortale

lasciarti significa esorcizzarmi
liberarmi di spirito e pazzia
lasciarti mia barcellona
significa togliere le labbra dai tuoi capezzoli
e morire di fame al freddo, tormentando i marciapiedi
di londra
senza tetto e senza amore

 

 

london aisles

i.              walking

been walking all my life

looking for destinations
i find only detours
many streets lead away from picadilly circus
make life a maze of jokes
and unfinished starts

life here they say has no bumps
i manage to find them
it is my special gift
i step into non-evident potholes
they swallow my dreams

i bury my head
to find lasting peace
as realism bites
with molars of winter

who am i, i often ask
what binds me to this ground
as i circle trafalgar square
too many tourists, voyeurs
pellets of plastic smiles
cameras melt frozen faces
tongues i cannot master

i have a life i cannot own

why do these pigeons laugh
why are their feathers full of anecdotes
white and grey
feet quick to the touch

why are these lions black
why are their teeth blunt
they laugh with stolid faces
feeding on crumbs of moods
pride set in stone

why is the wind crying
bitter
calling my name
above this whisper

london cold drives
righthanded
towards me
drives me off the edge
into the muttering thames

i swim inside myself
feeling
groping
floundering like a wave

i wipe away tears

 

corridoi di londra

i.            camminare

tutta la vita ho camminato

in cerca di destinazioni
trovo solo deviazioni
molte strade si allontanano da piccadilly circus
rendono la vita un labirinto di scherzi
e inizi inconclusi

la vita qui dicono è senza urti
cerco di trovarli
è il mio dono speciale
metto il piede in buche non visibili
ingoiano i miei sogni

nascondo la testa
per una pace che duri
mentre morde il reale
con molari d'inverno

chi sono io, chiedo spesso
cosa mi lega a questa terra
mentre giro attorno a trafalgar square
troppi turisti, guardoni
palline di sorrisi di plastica
fotocamere confondono volti congelati
lingue che non padroneggio

ho una vita che non possiedo

perché ridono questi piccioni
perché piene di aneddoti hanno le piume
bianche e grigie
zampe rapide all'appoggio

perché sono neri questi leoni
perché hanno denti smussati
ridono con facce impassibili
nutrendosi di briciole di umori
altezzosi scolpiti nella pietra

perché il vento piange
amaro
chiamando il mio nome
sopra questo sospiro

il freddo di londra guida
sulla destra
venendomi incontro
mi scaccia dai margini
nel tamigi mormorante

nuoto dentro me stesso
sentendo
andando a tentoni
annaspando come un'onda

mi asciugo le lacrime

 


Amu Nnadi è il più importante poeta vivente della Nigeria. Ha pubblicato the fire within (vincitore del Association of Nigeria Authors' Prize for Poetry nel 2002) e pilgrim's passage (finalista del Nigeria Prize for Literature nel 2005). through the window of a sandcastle ha ricevuto -tra i molti- l'entusiasta plauso del poeta Chris Abani ed oltre a essere il vincitore del 2014 Glenna Luschei Prize for African Poetry Book e stato Finalista del Nigeria Prize for Literature 2013; Vincitore dell'Association of Nigerian Authors Prize for Poetry 2013, vincitore del 2013 ANA Poetry Prize nel 2013. I testi in lingua originale sono pubblicati su autorizzazione del poeta e della casa editrice detentrice dei diritti. 

Fotografia di proprietà dell'autore 

Marco Bini (1984) vive e lavora a Vignola (MO). Laureato in Lettere moderne all'Università di Bologna, scrive poesie e traduce da inglese, tedesco e francese. Collabora con l'organizzazione di Poesia Festival in provincia di Modena. Nel 2011 ha pubblicato per Ladolfi editore Conoscenza del vento (Premio Giusti e finalista Premio Camaiore), e nello stesso anno suoi testi sono apparsi sull'antologia La generazione entrante (Ladolfi editore).
Per Atelier on-line ha tradotto:
- Evgenij Evtušenko (RUS / USA)
- Amiri Baraka (USA)
- Peter Sirr (IRL)

- James Norcliffe (NZ)

 

 

 

 

 

 

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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