Poesia estera

Ronny Someck - Inediti (Traduzioni a cura di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano)

SOMECK FOTO
Ronny Someck è nato in Iraq, a Baghdad, nel 1951 e nel 1953 si è trasferito con la famiglia in Israele. Ha studiato arte alla Avni Art Academy di Tel Aviv e all’Università della stessa città si è laureato in Letteratura e Filosofia Ebraica. Ha pubblicato undici volumi di poesia e due libri per bambini insieme alla figlia Shirly. Le sue opere sono state tradotte in 41 lingue e le sue liriche sono incluse in antologie di poesia in arabo, albanese, yiddish, olandese, spagnolo, macedone, inglese e italiano. Ha ricevuto il premio del Primo Ministro, il premio Yehuda Amichai, il Wine poem award in Macedonia e il Hans Berghuis prize for poetry 2006 in the Maastricht International Poetry Nights, Holand. Nel 2012 ha ricevuto la Croce dell’Ordine dei Cavalieri in Polonia e nel 2014 è stato insignito Cavaliere dell’ordine delle Arti e delle Lettere in Francia.
Ha registrato tre CD con il musicista Elliott Sharp e ha realizzato installazioni artistiche in diversi musei.
Ronny Someck dipinge nelle sue opere un Melting pot in ebollizione, con un linguaggio asciutto ma ricco di metafore inconsuete. La sua è la poetica del quotidiano, che assume il ruolo di “voce sociale” nella vita culturale di Israele. Niente retorica, ma immagini e vissuti profondamente umani, che si rivestono di suoni pop e rock anni ottanta, che si plasmano sui modelli della poesia americana di protesta, che fanno vivere la sua identità di sefardita. Di lui il critico statunitense Yair Mazor ha detto: “La durezza del dramma che viene portata all’attenzione del lettore si riflette entro l’eleganza e la sobrietà del linguaggio metaforico”. Si possono leggere le poesie di Ronny Someck tradotte in italiano in: Ariel Rathaus (a cura di), Poeti israeliani, Einaudi 2007 (alcune liriche),Ronny Someck, Il bambino balbuziente, Mesogea 2008 (antologia esaustiva)
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Ronny Someck
Inediti

Traduzione a cura di Sarah Kaminski e Maria Teresa Milano



*

סיציליה.חוף הים בקטניה


הַסְּלָעִים בְּחוֹף הַיָּם שְׁמוּטִים כִּקְלִפּוֹת גַּרְעִינִים שֶׁיָּרַק
אֱלֹהִים בְּאֶמְצַע מִשְׂחַק הַכַּדּוּרֶגֶל בֵּין שָׁמַיִם
לָאָרֶץ.
בְּרֶשֶׁת הַשְּׁקִיעָה מְפַרְפֵּר
כַּדּוּר שֶׁמֶשׁ,
מְאַבֵּד צְבָעִים מוּל לֹעַ הַגַּלִּים.

אִם הָיְתָה לִי מַצְלֵמָה הָיִיתִי לוֹכֵד שִׂפְתֵי מִתְרַחֲצוֹת
וּמַטְבִּיעַ נְשִׁיקוֹת
בַּמַּיִם.



Sicilia. la spiaggia di Catania

Le rocce sulla spiaggia abbandonate come semi di girasole
sputati da Dio nel mezzo di una partita di calcio tra cielo
e terra.
Nella rete del tramonto guizza
la palla del sole,
stingendo dinanzi alle fauci
delle onde.

Se avessi una pellicola catturerei labbra di ragazze
imprimendo baci
nell’acqua.


*

ערב קריאת שירה | סן וטורה שבמילאנו


לִפְנֵי שֶׁמַּתְחִילִים, מִישֶׁהִי חוֹצָה אֶת הַמִּסְדְּרוֹן
עֲטוּפָה בְּמַגֶּבֶת.
רֵיחַ שֶׁל שַׁמְפּוּ נוֹשֵׁר מֵעֲצֵי הַלִּימוֹן שֶׁנָּטַע אֱלֹהִים
בְּגַן עֵדֶן.
אֲנִי מוֹרִיד עֵינַיִם כְּדֵי לֹא לִגְזֹל מֵהַפְּרָטִיּוּת שֶׁלָּהּ,
וְהִיא כְּאִלּוּ בְּטָעוּת מְגַלָּה פֶּלַח וְעוֹד פֶּלַח
דָּרוֹמָה מֵעָרְפָּהּ.
אַחַר כָּךְ הִיא מַרְאָה לִי קַעֲקוּעַ שֶׁל שֶׁמֶשׁ בָּרֶוַח
שֶׁבֵּין הַבֹּהֶן לָאֶצְבַּע, וְאוֹמֶרֶת שֶׁהַשֶּׁמֶשׁ הַזֹּאת
מְאִירָה לֹא פָּחוֹת מֵהָאוֹר הַמַּצְהִיב
בַּצִּינוֹק.

בִּשְׁבִיל הַפְּרוֹטוֹקוֹל אֲנִי מוֹדֶה בְּכָל הַהַאֲשָׁמוֹת שֶׁבָּהֶן
הֻרְשְׁעוּ הַבַּחוּרוֹת הָאֵלֶּה:
אֲנִי לוּצִ'יָּה, שֶׁרוֹקְנָה מִבּוּטִיק שֶׁל עֲשִׁירִים שָׁלוֹשׁ שִׂמְלוֹת כַּלָּה
בִּשְׁבִיל הֶחָתָן שֶׁפַּעַם יִהְיֶה לָהּ.
אֲנִי מָרִיָּה, שֶׁלֹּא הִשְׁאִירָה כְּלוּם בְּקֻפַּת הַכְּנֵסִיָּה אַחֲרֵי
שֶׁסָּבְתָא שֶׁלָּהּ מָחֲקָה אוֹתָהּ מֵהַיְּרֻשָּׁה לְטוֹבַת
אֵיזֶה כֹּמֶר מֻפְרָע.
אֲנִי ג'וּלְיֵטָה, שֶׁשָּׂרְפָה בִּשְׁבִיל הַכֶּסֶף שֶׁל הַבִּטּוּחַ מִפְעָל שֶׁל
גִ'ינְסִים מְזֻיָּפִים, שֶׁבָּנְתָה בְּמוֹ יָדֶיהָ, וְיוֹשֶׁבֶת כָּאן אַחֲרֵי
שֶׁהַסְּמַרְטוּט שֶׁנִּקְרָא בַּעֲלָהּ, נִשְׁבַּר בַּחֲקִירָה.
אֲנִי לוּסִי, שֶׁזִּיְּפָה חֲתִימָה שֶׁל פִּיקָסוֹ בְּמִכְחוֹל
בַּעַל שַׂעֲרָה אַחַת,
וַאֲנִי סוֹפְיָה, שֶׁעֲדַיִן מְאֹהֶבֶת בַּפְּסַנְתְּרָן שֶׁאָמַר לָהּ,
שֶׁהִיא חַיָּה בֵּין הַפַּטִּישׁ
לַשָּׂטָן.

בְּסוֹף הַקְּרִיאָה, אַנָּה הַבּוּלְגָּרִיָּה הִצְטַעֲרָה
שֶׁלֹּא תִּלְתְּלָה הָעֶרֶב אֶת שְׂעָרָהּ.
"הָיִיתָ אוֹהֵב אֶת זֶה", אָמְרָה
וְהִגְנִיבָה לִי בַּסֵּתֶר בֻּבָּה
עִם עַיִן עֲקוּרָה.


Serata di lettura di poesia – San Vittore, Milano


Prima di iniziare, una attraversa il corridoio
avvolta nell’asciugamano.
Un profumo di shampoo scende dai limoni che il Signore piantò
nel Giardino dell’Eden.
Abbasso gli occhi, per non ledere la sua privacy,
ma lei, come per caso, si scopre poco alla volta,
a sud della nuca.
Poi mi mostra il sole, tatuato nell’incavo
tra pollice e indice e sostiene che quel sole
illumina quanto la luce giallastra della cella
di isolamento.

Come da protocollo ratifico tutte le accuse per cui
sono state condannate queste ragazze:
Io sono Lucia, che in una boutique di lusso ha arraffato tre abiti nuziali
per lo sposo che avrebbe avuto un giorno.
Io sono Maria, che non ha lasciato nulla nella cassetta delle offerte dopo
che la nonna l’aveva cancellata dal testamento in favore
di un qualche prete fuori di testa.
Io sono Giulietta, che per i soldi dell’assicurazione,
ha incendiato il laboratorio di jeans contraffatti, opera delle sue mani
ed è rinchiusa qui dopo che il rammollito detto marito, è crollato nell’interrogatorio.
Io sono Lucy, che ha falsificato la firma di Picasso con un pennello
mono-setola.
E io sono Sofia, ancora innamorata del pianista che le disse
“lei vive tra la pietra e il maglio”.
A fine lettura, Anna la Bulgara, è desolata,
non si è fatta la permanente stasera.
“Ti sarebbe piaciuta”, dice
e mi passa di nascosto una bambola
con l’occhio divelto.


*

לבה


לְיַד הַר הַגַּעַשׁ וֶזוּב אֲנִי מְקַנֵּא
בַּמְּשׁוֹרֵר הָרִאשׁוֹן שֶׁכָּתַב בְּאוֹתָהּ שׁוּרָה לַבה
וְאַהֲבָה.
מִתַּחַת לְקִמְטֵי הַגַּעְגּוּעַ שֶׁבְּמֵצַח הַפִּסְגָּה
מִתְגַּלְגְּלוֹת עֵינֵי בַּזֶּלֶת,וַאֲנִי מַכְנִיס אוֹתָן לַפֶּה
כְּמוֹ יֶלֶד הַמַּבְרִיק אֶת הַגּ'וּלוֹת שֶׁהִרְוִיחַ בַּמִּשְׂחָק


Lava


Accanto al Vesuvio mi fa invidia
il primo poeta che pose su un’unica riga lava
e amore.
Sotto le rughe di nostalgia sulla fronte della vetta
rotolano occhi di basalto e li accosto alle labbra
come un ragazzino quando lucida le biglie vinte al gioco.


Sarah Kaminski
Docente di lingua e letteratura israeliana moderna presso l’Università di Torino e traduttrice. Ha conseguito il Master per la didattica della Shoah presso la “International School for Holocaust Studies Yad Vashem”, Gerusalemme. Ultime pubblicazioni come autrice e curatrice: Anzjei Wajda, Taccuino Dybuk, Studio Lucini 2015. Cura della Mostra di Thierry Forte, Le Valigie del Nonsense – Ridere per sopravvivere, resilienza e Shoah, Polo del 900, Torino, Febbraio 2018; Ebraico, (con M.T. Milano), Dehoniane 2018.
Cura la rubrica di poesia israeliana, Shir Shishi di Moked, Pagine Ebraiche.

Maria Teresa Milano
Dottore di ricerca in Ebraistica, autrice, traduttrice e musicista. È docente di Ebraico presso lo Studio Teologico Interdiocesano e conduce attività di ricerca in collaborazione con diverse istituzioni. Collabora stabilmente con Pagine Ebraiche - Moked.
Tra le sue ultime pubblicazioni: La voce è tutto. Mosaico di donne nella società ebraica, Effatà 2017; Ebraico (con S. Kaminski), EDB 2018.


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