Poesia estera

Otilia Ţeposu - Tre inediti (Traduzione di Eliza Macadan)

OTILIAOtilia Ţeposu – nata nel 1958 a Cavnic – Maramures (Romania), studi artistici e filologici a Cluj Napoca e Bucarest. Esordisce in pubblicistica nel 1978, poi insegna letteratura universale a Bucarest fino al 1998, quando inzia il lavoro presso una testata giornalistica nella capitale romena. Otilia Ţeposu è nota per i suoi reportages pubblicati negli ultimi due decenni sul settimanale romeno Formula As. Il suo primo libro di racconti Druşca è uscito nel 2017. Sono in corso di pubblicazione un libro di poesie e il secondo libro di racconti. Le poesie tradotte in lingua italiana sono tratte dal volume “L’aria dalle ossa”, di prossima uscita presso l’editrice Eikon di Bucarest.

Eliza Macadan vive a Bucarest e scrive in romeno, francese e soprattutto in italiano. Le sue raccolte di poesia hanno ricevuto vari riconoscimenti in Romania, Francia e Italia (Premio Leon Gabriel Gros 2014 per “Au Nord de la Parole” e “Anestesia delle nevi” finalista dei premi Camaiore e Fabriano 2015). Le raccolte italiane sono: “Frammenti di spazio austero” (2001), “Paradiso riassunto” (2012), “Il cane borghese” (2013), “Anestesia delle nevi” (2015), “Passi passati” (2016), “Pioggia lontano” (2017), “Zamalek, solo andata” (2018).
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Otilia Ţeposu
Tre inediti
Traduzione di Eliza Macadan


L’ultimo thè

Il più difficile è la prima volta
quando vedi che l’anima spira
e rimane il corpo
come una bambola di stracci
senza fili.
Non mi aspettavo
di vedere questo
quella mattina
quando il cielo fioriva
su un giorno nuovo.

Nulla mi aveva
preparata prima
per quello che sarebbe seguito.
La linfa saliva nei gambi dei fiori
come la gioia
nei vasi comunicanti
di un corpo soddisfatto.

Su un angolo del tavolo
è rimasta la tazza.
Il thè rimasto era
di meno di quello
portato nella morte.

Oh, quanto sarebbe stato bello,
ho pensato da egoista,
dopo,
come sarebbe stato bello
se gli fosse rimasta abbastanza vita
per finire almeno
tutto il thè.

*

Freddo

Sento il tuo freddo quando taci,
tremo di indifferenza.

Ѐ come ti dicessi
che mi fanno male le mani
e tu le prendi per riscaldarle
solo che, distratto, le copri
con il gelo della tramontana.
Fai attenzione,
ti ho detto tante volte
che se stringi troppo forte,
le dita tese verso di te
si frantumano come il vetro.

Caro mio, caro mio,
che facciamo ora,
costretti a vivere dalla stessa parte delle parole?
Nemmeno una fessura
nella corazza che mi difende
eppure la tua tristezza
setaccia sabbia argentata sotto le palpebre.

*

Passaggio

mi tolgo la vita
come un vestito
che non posso offrire
perché non ha la misura giusta.
Entro nell’oblio
come in una sala
dove nessuno mi aspetta
anche se tutti sanno che arriverò.

Sprofondo nel tempo
sbagliato,
come se fossi neve
con i miei sogni d’estate.
Ma tu, Morte,
mi stai spiando fra i giorni
come un bimbo affamato
il ciliegio dietro lo steccato.
Fotografia di proprietà dell'autore.
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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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