Interviste

da Atelier 82 - Estratto dell'intervista a Valerio Magrelli di Jacopo Mecca

MAGRELLI

 

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Atelier 82 - "La stagione del dilettantismo arrogante"

Estratto dell’intervista a Valerio Magrelli di Jacopo Mecca

A82 2

 

Jacopo Mecca: Didascalie per la lettura di un giornale è un libro molto dibattuto che sembra aprire a una seconda fase della sua produzione poetica, alcuni critici hanno sostenuto che è il libro meno riuscito tra quelli pubblicati. Cosa ne pensa lei di questa interpretazione?

Valerio Magrelli: Per me è un libro unico, un unicum perché è l’unico che non è una raccolta. Mentre tutti gli altri libri, a iniziare da Esercizi di tiptologia, hanno a che vedere con una necessità di assemblare del materiale precedentemente scritto, Didascalie nasce come un progetto. A volte degli studiosi ci passano sopra molto velocemente, ma per me è molto importante perché è stata l’unica occasione narrativa all’interno della mia poesia, cioè era l’idea che faceva scaturire le poesie. Inoltre mi premeva molto portare la sfida poetica in maniera frontale ai temi più antipoetici che si possano immaginare. Io sono molto legato alla prefazione di Poesie (1980-1992) e altre poesie perché mi ha permesso davvero di fare il punto della situazione. Due mesi fa c’è stato a Roma un dibattito molto interessante, c’erano da Givone a Ferroni, Mazzarella, e io ne ho approfittato per scrivere una specie di riflessione sulla post-poetica. In questo brevissimo testo io dico che, essendo nato come studioso di avanguardie e dunque come conoscitore e affiliato al dadaismo, sono molto contrario alla replica epigonica delle neoavanguardie. Secondo Ottavio Passa l’oggetto sperimentale è un unicum, è una freccia che non si può scagliare una seconda volta. Io ce l’ho a morte con Manzoni che è considerato una divinità, elegantissimo per carità, però io non sopporto questi dandy che replicano le idee dei grandi pensatori. Per tornare alla prefazione, io lì dico che ogni libro diventa tale quando si sottrae agli schemi che lo precedono. Dunque ho scritto Didascalie perché era diverso dai libri precedenti e ho scritto Disturbi del sistema binario perché era diverso da Didascalie. Se non fosse presente questo smarrimento preliminare verrebbero fuori dei doppioni, e io non voglio fare pipì sul pubblico, cacca nei barattoli, sudore nelle provette. Disturbi è quindi un altro libro ancora, da cui viene fuori questa istanza civile molto forte che poi io contrappongo all’istanza privata, anche lì insorge un libro che non c’entra niente, cioè L’individuo anatra-lepre. Anche lì c’è una cosa di cui vado molto fiero, l’idea di aver tematizzato i miei dubbi nel Dialogo che introduce l’appendice: per me quella è una delle mie pagine più belle perché l’appendice diventa parte del libro, ne diventa la parte più grande ma resta pur sempre in appendice.

(...)

La versione integrale dell'intervista è disponibile nel nr. 82 della rivista Atelier

 

(la fotografia di Valerio Magrelli è tratta dal sito Italian Poetry)

 

 

 

 

 

 

 

 

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ATELIER 94Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959, vive a Porcia. Ha pubblicato i libri di poesia: Altro che storie! (Campanotto, 1988), L’erba in tasca (Scheiwiller, 1992), Vose de Vose/ Voce di voci (Campanotto, 1995 e 2009), Vedere al buio (Sossella, 2007), Vanità della mente (Mondadori, 2011, Premio Viareggio). Numerosi gli studi e gli interventi critici su rivista e in volume, tra cui i saggi La costanza del vocativo. Lettura della “trilogia” di Andrea Zanzotto (Guerini e Associati, 1992), Il respiro e lo sguardo. Un racconto della poesia italiana contemporanea (Rizzoli, 2005). Ha curato i volumi: Andrea Zanzotto, Scritti sulla letteratura (Mondadori, 2001) e, con Stefano Dal Bianco, Andrea Zanzotto, Le Poesie e prose scelte (Mondadori, 1999). Del 2009 è il non-fiction Padroni a casa nostra (Mondadori). I suoi libri di narrativa: Un dolore riconoscente (Transeuropa, 2000), Tuo figlio (Mondadori, 2004), Vita della mia vita (Mondadori, 2006), Alla fine di un’infanzia felice (Mondadori, 2013), Satyricon 2.0 (Mondadori, 2014), Bestia da latte (SEM, 2018). È direttore artistico del festival Pordenonelegge.

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