Vladislav Chodasevič - Non è tempo di essere (Bompiani editore, 2019 - Anteprima editoriale)

CHODASCEVIC
Vladislav Chodasevič nacque a Mosca nel 1886. Subì l’influsso del Simbolismo, ma professò sempre un profondo culto per i classici ottocenteschi. Protagonista della grande stagione della letteratura russa di inizio Novecento, lasciò la Russia in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre insieme alla moglie Nina Berberova. Figura dominante nei circoli dell’emigrazione, dopo essere vissuto in Boemia e a Berlino si trasferì a Parigi, dove morì nel 1939.


Caterina Graziadei
è una slavista, saggista e accademica italiana. È la voce italiana di alcuni dei poeti e dei narratori più importanti del Novecento russo, come Marina Cvetaeva, Vladimir Nabokov e Vladislav Chodasevič. È attiva da decenni nella ricerca e nella diffusione della poesia russa contemporanea.

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Vladislav Chodasevič 
Non è tempo di essere

Bompiani editore, 2019
Anteprima editoriale


A cura di Caterina Graziadei


ДОМ


Здесь домик был. Недавно разобрали
Верх на дрова. Лишь каменного низа
Остался грубый остов. Отдыхать
Сюда по вечерам хожу я часто. Небо
И дворика зеленые деревья
Так молодо встают из-за развалин,
И ясно так рисуются пролеты
Широких окон. Рухнувшая балка
Похожа на колонну. Затхлый холод
Идет от груды мусора и щебня,
Засыпавшего комнаты, где прежде
Гнездились люди...
Где ссорились, мирились, где в чулке
Замызганные деньги припасались
Про черный день; где в духоте и мраке
Супруги обнимались; где потели
В жару больные; где рождались люди
И умирали скрытно, — всё теперь
Прохожему открыто. О, блажен,
Чья вольная нога ступает бодро
На этот прах, чей посох равнодушный
В покинутые стены ударяет!
Чертоги ли великого Рамсеса,
Поденщика ль безвестного лачуга —
Для странника равны они: всё той же
Он песенкою времени утешен;
Ряды ль колонн торжественных иль дыры
Дверей вчерашних — путника всё так же
Из пустоты одной ведут они в другую
Такую же...




LA CASA


Qui c’era una casa. È poco che del tetto
han fatto legna da ardere. Rimane solo
in basso la rozza ossatura di pietra. Spesso
qui vengo di sera a riposare. Il cielo
e il verde degli alberi in cortile schietti
si stagliano da dietro le rovine,
e nitide si disegnano le arcate
delle ampie finestre. Una trave crollata
somiglia a una colonna. Un freddo stantìo
esala dal mucchio di ghiaia e immondizia
che ha riempito le stanze dove prima
la gente abitava... Litigi alterni a pace, con i soldi
spiegazzati nella calza a garanzia
dei giorni di nera; qui nell’afa e nel buio
si stringevano gli sposi; erano molli
di febbre i malati; qui si nasceva
e moriva al coperto – tutto adesso
al primo passante si rivela. Felice
chi può calpestare con baldanza
questa polvere, battendo indifferente
il bordone sui muri abbandonati!
Eguali sono al pellegrino le dimore
del grande Ramsete o la casupola
dell’ignoto bracciante: il canto del tempo
che passa è per lui sempre di conforto;
le file di colonne trionfali, o i fori
delle porte di ieri sempre guidano
chi passa da un vuoto a un altro,
lo stesso...



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