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da Atelier 85: Guido Mattia Gallerani - "La rivista letteraria: un genere della critica militante?"

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da Atelier 85
La rivista letteraria: un genere della critica militante?
di Guido Mattia Gallerani

Ho sempre immaginato una rivista come quella forma intellettuale che potesse tenere uniti due aspetti in una difficile dialettica, fatta di anticipazioni e recuperi, rivolta al passato come al futuro: descrizione e previsione, analisi e utopia; una rivista che recepisse e programmasse internamente ogni suo momento al servizio della poesia, con qualche potenzialità utopica nel poter prevedere (ma descrivendo! Non immaginando) dove la poesia sarebbe andata... Oggi trovo difficile pensare a questa possibilità e più realistico immaginare una rivista militante che descriva la situazione poetica attuale, ma che recepisca la teoria letteraria coeva, perché questo significherebbe integrare non descrizione dello stato delle cose e proiezione del lettore verso il futuro della poesia, ma più modestamente integrare la produzione stessa della poesia al dibattito intellettuale odierno [...] una rivista, per essere militante nella poesia contemporanea, dovrebbe essere descrittiva senza dimenticare la filosofia, l’estetica, la poetica e, in generale, il discorso intellettuale. [...] una critica militante diventata rivista può mutuare alcune forme della saggistica in vista dei suoi scopi, conferendo loro magari un altro aspetto, come pur è stato tentato da «Atelier». Mi riferisco, in particolare, a due strategie messe in campo: l’uso delle interviste a critici e ad autori come forma in grado di modulare l’aspetto dialogico della saggistica, che per le caratteristiche dell’intervista resta improntato a una mediazione tra due soggettività critiche, che non debbono arrivare a una conclusione in qualche modo condivisa, ma piuttosto rimanere indirizzate all’espressione di uno scetticismo reciproco che rifiuta l’oggettività teoretica (in sostanza, interpretando un oggetto che cambia nelle opinioni e nelle descrizioni dell’intervistatore e dell’intervistato); e la ricostruzione di uno spazio intermedio, tra saggio e recensione, in una sorta di genere precario come il micro-saggio (tremila parole), volto a dare l’effetto (più che a ottenerlo) di un dibattito ancora vivo sulla poesia contemporanea, suggerendo a sua volta in altri un desiderio di emulazione e imitazione, lo stesso che, magari, avrebbe potuto riprodursi e ritrovare (nella mia idea) un luogo definitivo nella stesura di un saggio comparativo sulla poesia italiana contemporanea e il contesto internazionale.


Guido Mattia Gallerani (Modena, 1984). È dottore di ricerca in Letterature comparate. Ha insegnato all'Università di Bologna nel 2014 e per il 2015 è post-doc presso il centro di ricerca ITEM (ENS/CNRS). Ha pubblicato il saggio Roland Barthes e la tentazione del romanzo (2013), traduzioni dei sonetti di Shakespeare (2012) e la silloge Falsa partenza (2014). Partecipa all'organizzazione del Poesia Festival 2014 di Terre di Castelli (MO). E' il direttore editoriale della rivista Atelier.


(l'intervento integrale è leggibile nel nr. 85 della rivista Atelier - info qui )

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