Pedro Eiras – Inediti (Traduzioni di Prisca Augustoni)

Pedro Eiras (Porto, 1975) ha pubblicato romanzi, testi teatrali, saggi. Inferno è il suo esordio in poesia. Alcuni dei suoi libri sono stati pubblicati in Francia e in Brasile, e sue opere teatrali sono state messe in scena in diversi paesi. È docente di letteratura portoghese presso la facoltà di Lettere dell’Università di Porto.

Prisca Agustoni (Lugano, 1975) è poeta e traduttrice. Vive tra la Svizzera e il Brasile, dove lavora come docente di letteratura italiana e comparata presso l’Università Federale di Juiz de Fora. Scrive in italiano, francese e portoghese e traduce da diverse lingue

 

*

 

Dal libro Inferno (Porto, Assírio & Alvim, 2020)

 

Malgrado os mapas, as cartas astrais,
as sondas imponderáveis
vertidas nas veias,

e o satélite oracular
que aconselha
os nossos passos,

cursor na grelha das ruas,
seta da nossa
sombra,

malgrado o sinal,
já descontados os efeitos
da relatividade

num síncrono gps,
instantâneo tradutor
de mudos pentecostes,

malgrado já nunca ser noite, se
os candeeiros cegam
numa prótese de sol,

malgrado a voz que nos indica o destino,
e na planilha desenha
o mais perfeito caminho,

legendas, lembranças, semelhanças,
desperdício da luz repartida
na longitude dos dias,

chega sempre um instante, nas nossas vidas,
em que todos
nos perdemos.

 

Malgrado le mappe, le carte astrali,
i cateteri imponderabili
inseriti nelle vene,

e il satellite oracolare
che indica
i nostri passi,

cursore nella griglia delle strade,
freccia della nostra
ombra,

malgrado il segnale,
considerando gli effetti
della relatività

in un sincrono gps,
traduttore istantaneo
di mute pentecoste,

malgrado non scenda più la notte, se
i lampioni accecano
in una protesi di sole,

malgrado la voce che ci indica il destino,
e sullo schermo disegna
la dritta via,

didascalie, ricordi, analogie,
sperpero della luce frazionata
nella longitudine dei giorni,

arriva sempre un momento, nella vita,
in cui tutti
ci perdiamo.

 

*

 

E perdidos tropeçamos no eco dos passos
quando a luz declina da dobra das janelas,
se os vidros guilhotinam as fachadas das casas,
já nada presta atenção ao próprio nome,
já tudo vive de nomes emprestados,
já ninguém sabe que nome tem.

 

E persi inciampiamo nell’eco dei passi
quando la luce scende dalla piega delle finestre,
se i vetri ghigliottinano le facciate delle case,
nulla ormai fa caso al proprio nome,
tutto ormai vive con nomi in prestito,
nessuno ormai sa che nome ha.

 

*

 

Mas não será melhor (como quem perdeu a aura no trânsito, ou comeu o livro e lhe foi doce nos lábios) tentar ver o copo meio-cheio – admitir, mesmo nessa escassa prosa, a esperança ambivalente, quem sabe o quê perdido no fundo da floresta ?

 

Ma non sarà meglio (come chi ha perso l’aura nel traffico, o s’è mangiato il libro e gli fu dolce alle labbra) provare a vedere il bicchiere mezzo pieno – accettare, pure in questa rara prosa, la speranza ambivalente, forse ciò che si è perso in fondo alla foresta?

 

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