ULTIMO NUMERO: Se non abbiamo più nulla da dirci...

Editoriale
Se non abbiamo più nulla da dirci..., di Giuliano Ladolfi

In questo numero, di Giuliano Ladolfi

Saggi
Nient’altro che cantare. Su Prime e la poesia di Frasca, Federico Francucci
Implorare le pulci. Lettura di Davanti alla legge di Franz Kafka, Umberto Fiori 

Poesia e conoscenza
Linguaggio, poesia e conoscenza. Contributo ad una teoria del testo poetico, Giuseppe Feola
Poesia (e) conoscenza, Gian Mario Villalta
Poesia e conoscenza, Roberta Bertozzi
Costruire lo specchio: poesia e conoscenza, Solange Chavel e Raffaello Palumbo Mosca
Osare l’inosabile? (per una critica del prometeismo), Martino Baldi, Massimo Baldi, Mimmo Cangiano

Voci
Luca Benassi - L’onore della polvere, presentazione di Giuliano Ladolfi
Alex Caselli - Ai confini, presentazione di Giuliano Ladolfi
Elisa Davolio - Lethal dose 50, presentazione di Giuliano Ladolfi
Mauro Germani - Come un destino, presentazione di Giuliano Ladolfi
Jean-Marie Gleize - Je dois prendre ça!, Su “essere-cane” di Jean-Marie Gleize, presentazione e traduzione di Alessandro De Francesco


Letture
Poesia
Salvatore Ritrovato: “Come chi non torna”, Matteo Fantuzzi
Giancarlo Sissa: “Il bambino perfetto”, Matteo Fantuzzi

Narrativa
Elisa Davoglio: “Onore ai diffidati”, Stefano Guglielmini

Saggistica
Paolo Lagazzi: “La casa del poeta”, Davide Barilli
Gianni Mussini e Matteo Giancotti (a c.): “Clemente Rebora. Frammenti lirici”, Giuliano Ladolfi
Ferdinando Amigoni: “Guardare oltre. Letteratura,  fotografia e altri territori”, Gennaro Di Biase

Biblio

Le pubblicazioni di Atelier

 

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Questo numero per molti versi coincide con il termine di una fase di «Atelier». «Liberi dalla frenesia del presente», come proponeva Marco Merlin nello scorso editoriale, ci sembra opportuno girare pagina e concentrarci su un lavoro di riflessione a di approfondimento rispetto all’opera di divulgazione. Per questo nell’Editoriale ci interroghiamo se esistono i presupposti per la parola o per il silenzio, per questo nei Saggi ci interroghiamo se sia il caso, come fa Federico Francucci sulle composizioni di Gabriele Frasca, di continuare ad esaminare la novecentesca “metapoesia”, che «non comunica alcunché» e che «non contiene una larva o uno stampino d’uomo». Da qui la necessità di comprendere la posizione dello scrittore di fronte alla “legge”, imperativo che ogni studioso si deve porre, come sostiene Umberto Fiori nel primo di tre interventi dedicati alle opere di Franz Kafka.
Chiudiamo anche l’inchiesta, diretta da Giovanni Tuzet, su Poesia e conoscenza e la chiudiamo con una duplice prospettiva di bilancio e di previsione: di bilancio per aver sondato gli indirizzi del secolo scorso, di previsione per adottare quelli in linea con gli orizzonti contemporanei. Il contributo di Giuseppe Feola, basato sull’assunto jakobsoniano che «la poesia è una forma di linguaggio», si segnala per la consequenzialità di un’esposizione basata su saldi, chiari e motivati fondamenti filosofici ed esplora le più antiche forme di scrittura in versi: la didascalica, l’epica e la lirica. Gian Mario Villalta, secondo le stesse teorie, opera una distinzione tra poesia e prosa sul fatto che la prima produce una perfetta aderenza del linguaggio al verso, il quale ne sa sfruttare la componente fonosimbolica. Anche Roberta Bertozzi riprende il modello novecentesco secondo cui «il poetico è in primo luogo “meccanico”» all’interno di una coincidenza tra poesia e uso linguistico Il concetto è ripreso dal lavoro di Solange Chavel e Raffaello Palumbo Mosca, secondo i quali «proprio la centralità del lavoro tecnico è ciò che sancisce l’irriducibilità della poesia a “conoscenza del cuore”, intesa sia come processo intuitivo capace di cogliere immediatamente l’essenza della realtà, sia come conoscenza del proprio cuore». Senza sminuire l’indispensabile possesso degli strumenti tecnici, Martino Baldi, Massimo Baldi e Mimmo Cangiano in un lavoro “a sei mani” non esitano a lasciare il “novecento” per ampliare gli orizzonti: in un saggio equilibrato e argomentato affrontano alla radice i nodi epistemologici della poetica del secolo scorso svelandone l’inconsistenza.
Voci presenta quattro poeti, introdotti da Giuliano Ladolfi, i quali hanno in comune una visione di morte, di disfacimento e di cupo pessimismo: in Luca Benassi convivono e contrastano Eros e Thanatos; la visione desolata del giovanissimo Alex Caselli non è redenta dalla voce della natura; Elisa Davoglio in uno stile “algido” denuncia le catastrofiche conseguenze di una ricerca scientifica svincolata da qualsiasi componente umana e di fronte alla devastazione del presente a Mauro Germani non resta che cercare un “risarcimento” psicologico in un Eden di felicità. Ritorna la “voce” straniera: il poeta francese Jean-Marie Glaize, introdotto e tradotto da Alessandro De Francesco, testimonia come anche all’estero sia difficile superare il “novecento”.
Chiudiamo anche una fase della rubrica Letture in previsione di recensioni svincolate dall’ansia della novità.
Conclude una nutrita presentazione di testi in Biblio, altro settore che sarà modificato.
G. L.

 










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