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Nuno Júdice – tre inediti

JUDICENuno Júdice nasce a Mexilhoeira Grande (Algarve) nel 1949. Si laurea in Filologia Romanza presso l’Università Classica di Lisbona. È stato professore dell’Università Nuova di Lisbona, da cui si è congedato nel 2014. Tra il 1997 e il 2004 ha svolto le funzioni di Consigliere Culturale e Direttore dell’Istituto Camões di Parigi. Ha pubblicato libri di saggistica, di narrativa e di poesia. È attualmente direttore della rivista «Colóquio-Letras» della Fondazione Calouste Gulbenkian. In italiano sono state tradotte da Chiara De Luca le raccolte A te che chiamo amore (Ferrara, Kolibris Edizioni, 2011) e La materia della poesia (Ibid., 2015). Nuno Júdice

(inediti)
traduzione dal portoghese di Eleonora Rimolo

judice 02

ARTESANATO DE LUZ

Trabalhei a arte do relâmpago, arrancando
as suas pontas ao céu. Estendi um feixe de cinzas ainda
quente sobre o cortinado da tarde. Vi a lava
decompor-se num esgar de fogo, e segui esse negro rio
até ao estuário dos teus braços.

«Tudo podia ter nascido na lentidão
dos lábios, na execução perfeita de um murmúrio»,
disseste-me. Podíamos ter discutido
até ao fim da frase a sua lógica, como se o amor
não emudecesse a razão.

Porém, ouvi apenas o eco de uma voz, e a sombra
do seu som a somar-se a um cristal de luzes
no palco de buganvílias em que nos juntámos. E
entreabri uma persiana de estrelas sob as tuas pálpebras,
vendo correr a sua luz num desfiladeiro de axilas.

Quem atravessa os olivais da memória, levando
no dorso das mulas uma oferenda de vidas que caíram,
gota a gota, de um alambique de instantes? Em vão estendi
as mãos para os apanhar, e encher as mãos com o sumo
de cada minuto de êxtase, como se esse tempo não tivesse

passado, além, onde a vista se perde
para lá das últimas pontes.

Luce artigianale

Ho imparato l’arte del lampo, strappando
al cielo i suoi ponti. Ho disteso un mucchio di ceneri ancora
calde sopra le tende di pomeriggio. Ho visto la lava
disperdersi in un sorriso di fuoco, e ho seguito quel fiume nero
fino al delta delle tue braccia.

«Tutto potrebbe essere nato nella lentezza
delle labbra, nell’esecuzione perfetta di un sussurro»,
mi hai detto. Avremmo potuto discutere
la sua logica fino alla fine della frase, come se l’amore
non mettesse a tacere la ragione.

Tuttavia ho avvertito appena l’eco di una voce, e l’ombra
del suo suono sommarsi a un cristallo di luci
sul palcoscenico delle buganvillee dove ci unimmo. E
ho dischiuso una feritoia di stelle sotto le tue palpebre,
vedendo correre la sua luce nella cavità delle ascelle.

Chi penetra negli olivi della memoria, portando
sul dorso dei muli un’offerta di vita che cade
goccia a goccia, da un distillatore di istanti? Invano ho teso
le mani per catturarli, e le mani ho riempito con l’essenza
di ogni minuto di estasi, come se quel tempo non fosse

passato, al di là, dove la vista si perde
oltre gli ultimi ponti.

judice 01

A POÉTICA DE HORÁCIO

Imaginem uma cabeça de mulher a que
se junta uma crina de cavalo, penas de aves pelo corpo,
e uma cauda de peixe negro: foi desta forma que
horácio criticou as liberdades de poetas e pintores
que ousaram quebrar a beleza de um rosto
feminino com tão disformes adereços. A sua proposta,
pelo contrário, era esta: não fugir ao que a realidade
nos oferece, tanto às coisas simples da natureza
como aos sentimentos que oscilam entre as lágrimas
e a alegria, temperados de forma igual pelo amor e
pelo desejo de se elevar. E defendia uma arte que
fosse útil e agradável, com frases breves e verdadeiras,
em síntese, digo eu, uma utopia que poucos
respeitaram, a começar pelo próprio que fez elevar
um cisne até à altura das nuvens, desafiando o poeta
a sofrer o seu destino terreno da abelha que suga
o tomilho dos bosques na esperança de produzir versos
com a ácida doçura do mel.

La poetica di Orazio

Immaginate una testa di donna a cui
si attacca un crine di cavallo, piume di uccello lungo il corpo,
e una coda di pesce nero: è stato così che
Orazio ha criticato le libertà dei poeti e dei pittori
che osavano devastare la bellezza di un volto
di donna con certi puntelli informi. La sua proposta,
al contrario, era questa: non fuggire da ciò che la realtà
ci offre, tanto le cose semplici della natura
quanto i sentimenti oscillano tra le lacrime
e la gioia, temprati in egual misura dall’amore
e dal desiderio di elevarsi. E difendeva un’arte che
fosse utile e piacevole, con frasi brevi e veritiere,
insomma, dico io, un’utopia che pochi
hanno rispettato, a cominciare da se stesso che ha fatto arrivare
un cigno fino all’altezza delle nuvole, sfidando il poeta
a soffrire il suo destino terreno di ape che succhia
il timo dai boschi nella speranza di produrre versi
con l’acida dolcezza del miele.

INTERROGAÇÃO

O amor é uma vocação obscura. Não sei de onde vem,
mas sei que tem a forma de um corpo que se abraça,
o calor de palavras quase murmuradas, a precisão
das mãos que descobrem o caminho para o centro,
e se demoram em cada curva. Posso descrever o amor
através de todas as suas formas; indicar o caminho
para o encontrar, passando pelas cesuras da vida;
vê-lo no fundo dos olhos que se abrem no intervalo
de um abraço; seguir o seu movimento num desfazer
de cabelos; e esquecer tudo o que sei sobre o amor
para o descobrir, de novo, quando vens ao meu
encontro ao sol da manhã, e o mundo se apaga
à tua volta para que o teu sorriso o acenda
e me faça perguntar-te porque é que o amor
é uma vocação obscura.

Richiesta

L’amore è una vocazione oscura. Non so da dove venga,
ma so che ha la forma di un corpo che si abbraccia,
il calore delle parole quasi sussurrate, la precisione
delle mani che trovano la strada per il centro,
e indugiano sopra ogni curva. Posso descrivere l’amore
attraverso tutte le sue forme; indicare il cammino
per incontrarlo, passando per le cesure della vita;
vederlo nel fondo degli occhi che si aprono nell’intervallo
di un abbraccio; seguire il suo movimento nello sciogliere
i capelli; e dimenticare tutto quello che sai sull’amore
per scoprirlo, di nuovo, quando mi viene
incontro al sole del mattino, e il mondo si spegne
intorno a te così che accenda il tuo sorriso
e mi costringa a chiederti perché l’amore
è una vocazione oscura.


Nuno Júdice nasce a Mexilhoeira Grande (Algarve) nel 1949. Si laurea in Filologia Romanza presso l’Università Classica di Lisbona. È stato professore dell’Università Nuova di Lisbona, da cui si è congedato nel 2014. Tra il 1997 e il 2004 ha svolto le funzioni di Consigliere Culturale e Direttore dell’Istituto Camões di Parigi. Ha pubblicato libri di saggistica, di narrativa e di poesia. È attualmente direttore della rivista «Colóquio-Letras» della Fondazione Calouste Gulbenkian. In italiano sono state tradotte da Chiara De Luca le raccolte A te che chiamo amore (Ferrara, Kolibris Edizioni, 2011) e La materia della poesia (Ibid., 2015).

Fotografia di proprietà dell’autore

Eleonora Rimolo (Salerno,1991) vive a Nocera Inferiore. Laureata in Lettere Classiche e in Filologia Moderna, è ora dottoranda in “Studi Letterari” presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013) e La resa dei giorni (AlterEgo, 2015, Premio “Poesia Giovani Europa in versi 2016”, organizzato dalla Casa della Poesia di Como). Uscita a gennaio 2017 è la sua terza raccolta di poesie, dal titolo Temeraria gioia (Borgomanero, Giuliano Ladolfi editore).

 

 

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